Marocchina accoltellata dai vicini di casa, al via il processo
REGGIO CALABRIA 10 marzo 2013. Al rione Marconi di Reggio Calabria, il blocco di case popolari al confine tra viale Europa e il quartiere di Sbarre, alla periferia sud della città, una furibonda lite…

REGGIO CALABRIA 10 marzo 2013. Al rione Marconi di Reggio Calabria, il blocco di case popolari al confine tra viale Europa e il quartiere di Sbarre, alla periferia sud della città, una furibonda lite iniziata per alcuni vecchi mobili abbandonati a pochi metri da un palazzo degenera. Bruna Navella e il nipote Attilio Oliva, si scagliano contro Nezha Belakhdar, vicina di casa della donna. Non è una novità. I rapporti fra le due – confermeranno i vicini – sono tutto meno che idilliaci. Le liti sono all’ordine del giorno. Anche quella sera volano parole grosse e insulti. Poi spunta un coltello. È morta così Nezha Belakhdar, cinquantenne di origine marocchina, uccisa da tre coltellate al termine di una rissa scoppiata per futili motivi. Immediatamente ammanettati dai carabinieri del nucleo radiomobile e formalmente incriminati nel giro di poche ore, Navella e Oliva oggi hanno affrontato la prima udienza del processo con rito ordinario che li vede a vario titolo imputati per l’omicidio della donna. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato Attilio Oliva, difeso dagli avvocati Michele Priolo e Sandro Furfaro, a sferrare le coltellate letali, le prime due alla schiena e ai fianchi e la terza all’altezza del cuore, ed è dunque sul suo capo che penda l’accusa di omicidio, oltre a quella di porto di coltello. La zia, Bruna Navella, in ordinario risponde solo dell’accusa di rissa, mentre si procederà con rito abbreviato di fronte al gup Bennato per le responsabilità legate al fatto di sangue. Nonostante l’arresto in flagranza abbia dissolto qualsiasi dubbio sull’identità dell’assassino, toccherà al processo chiarire la reale dinamica dei fatti di quella notte, così come le responsabilità. Riuniti i due procedimenti, che inizialmente procedevano parallelamente per un difetto di notifica, la Corte d’Assise presieduta dal giudice Ornella Pastore ha espletato le questioni preliminari che segnano l’inizio del dibattimento. Tutti i familiari della vittima – il figlio Walid Azzazi difeso dall’avvocato Demetrio Pratticò, il figlio Anouar Azzazi (avvocato Carmelo Malara), le figlie Dounia e Rania Azzazi (avvocato Albina Nucera), l’ex marito Abderrazah Azzazi (avvocato Mariateresa Pratticò), il marito Antonino D’Agostino (avvocato Polimeni) – hanno chiesto e ottenuto di essere ammesse come parti civili. Bisognerà tuttavia aspettare il prossimo 21 novembre perché il processo entri nel vivo, con la testimonianza dei militari – chiamati a deporre dal pm Annalisa Arena – che quella notte del 13 marzo sono immediatamente intervenuti sulla scena dell’ennesima folle tragedia cittadina. (0050)