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«Cosentine, spogliatevi con me e vi sentirete libere»

COSENZA Ne “La grande bellezza”, il film di Paolo Sorrentino in shortlist per la nomination all`Oscar per il miglior film straniero, è la seducente rossa che mette alla prova i sensi di Toni Servil…

Pubblicato il: 23/12/2013 – 15:56
«Cosentine, spogliatevi con me e vi sentirete libere»

COSENZA Ne “La grande bellezza”, il film di Paolo Sorrentino in shortlist per la nomination all`Oscar per il miglior film straniero, è la seducente rossa che mette alla prova i sensi di Toni Servillo-Jep Gambardella. Lei si chiama Giulia Di Quilio ma in molti la conoscono come Vesper Julie, per averla vista nel primo (e seguitissimo) talent tv sul burlesque. O, nel gennaio 2013, sulle tavole del Teatro dell`Acquario con il suo show mozzafiato. Nata a Chieti nel 1980, si definisce «un`anima divisa in tre: cinema, teatro e burlesque». Lavora per anni come modella e muove i primi passi nel cinema con Tornatore, poi teatro e altri ruoli sul grande e sul piccolo schermo (con Moccia, Oldoini, Bonivento). Nel 2010 ha trovato quello che chiama il suo «doppio ideale: Vesper Julie, performer burlesque, ispirata alle dive hollywoodiane e all’iconografia delle esplosive pin up anni ’50». Nei panni della “rossa” Vesper ha partecipato al talent show Lady Burlesque (Sky), arrivando in finale. Il suo stile nel oscilla tra richiami “classici” e tentazioni più contemporanee: l’eleganza sospesa della danza con i ventagli eseguita secondo codici old style, ma anche Cleopatra o l’omaggio immancabile a Jessica Rabbit, la bomba sexy del cartoon. Sabato 28 dicembre dalle 15 alle 19 il workshop sul palcoscenico del Teatro dell’Acquario, dalle 21 lo show: cinque diverse performance intervallate dalla cena (menu: Vesper Martini cocktail con polpette di riso e involtini di melanzane e caciocavallo, bicchiere di vino, gnocchi al pesto e pomodorini secchi, dessert gelato alla panna cotta; cena e spettacolo € 25, workshop € 25, all inclusive per sole donne € 40; info: 0984 73125 – cratcs@tin.it).
Com`è nata la sua passione per il burlesque?
«Nel 2010 ho “incontrato” il burlesque, che per me è la sintesi ideale tra pura performance e teatro, è accaduto in un periodo fiacco della mia attività di attrice: ero ferma da tre mesi e avevo bisogno di soldi per pagare l`affitto, così, navigando in rete, ho visto il profilo di una collega che faceva burlesque: lì mi si è accesa una lampadina! Ho scoperto un mondo completamente nuovo per me, che mi ha appassionato sin dall’inizio, facendomi scoprire l’esaltazione della femminilità e della donna, con codici old style e richiami retrò. Questa ricerca artistica mi impegna da ormai due anni, ed è sempre di più una fonte di soddisfazione che ha arricchito il mio percorso di attrice, portandomi un rinnovato gusto nel mettermi in gioco».
A Cosenza è un ritorno. Quali sono state le sensazioni prima, durante e dopo il primo spettacolo?
«A Cosenza ho ricevuto un benvenuto molto caloroso; sia dalla struttura che mi ospitava, in questo caso il famoso Teatro dell`Acquario, gestito con passione e creatività da Antonello Antonante e Marianna Bozzo, sia dal pubblico, incuriosito da questa forma d`arte ancora poco nota nel nostro paese. L`invito ad esibirmi nella città di Cosenza veniva da un carissimo amico e regista teatrale Luciano Pensabene, che quella sera curò la regia del mio show insieme ad un allestimento realizzato per me da Antonello. Ero decisa a stupire il pubblico cosentino, che all`inizio non sapeva come rispondere ad uno show di burlesque, poi una volta capite le regole si è rivelato un pubblico molto caloroso. Nel burlesque infatti si ha l`abbattimento della “quarta parete”: lo spettatore decide le sorti dell`evento. E` libero di fischiare, ridere, urlare, diversamente dal teatro di prosa e può modificare sensibilmente l`andamento dello show».
Che risposta si attende dalle donne cosentine? Riusciranno a “liberarsi” nel nome del burlesque?
«Conosco bene i piccoli centri, venendo io stessa da una piccola città, è difficile liberarsi dai pregiudizi e mettersi in gioco, liberarsi da quel “ma poi che pensa la gente?”. Io dico loro di pensare a se stesse e di darsi l`opportunità di scoprire qualcosa di diverso… Il Burlesque è straordinariamente terapeutico, e va bene per tutte le donne: perché punta al fascino che ciascuna di noi possiede, anche in tuta da ginnastica, anche quando va a fare la spesa. Lavorando sul proprio fascino, è possibile accettarsi per come si è, e non per come si vorrebbe essere. Anche con qualche chilo in più, per esempio. Anzi, direi che il Burlesque è proprio l`orgoglio di essere se stessi: ci si spoglia, per comunicarlo a tutti. Ed è proprio allora che l`imperfezione scompare, diventando una nostra caratteristica. Il nostro fascino, appunto. Spogliandosi dei vestiti, ci si “spoglia” anche dei propri complessi, delle proprie paure». (0070)

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