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La fuga a Bruxelles e i dubbi del partito

Il paradosso è che le speranze di una condanna erano più larghe in alcuni settori del centrodestra piuttosto che nel Pd e negli altri partiti del centrosinistra. Ora che su Peppe Scopelliti è arriv…

Pubblicato il: 27/03/2014 – 20:58
La fuga a Bruxelles e i dubbi del partito

Il paradosso è che le speranze di una condanna erano più larghe in alcuni settori del centrodestra piuttosto che nel Pd e negli altri partiti del centrosinistra. Ora che su Peppe Scopelliti è arrivata la doccia fredda della sentenza, ci sarà da capire quali saranno i contraccolpi dell’epilogo di un processo che ha tenuto l’intera Calabria sulla graticola. Partiamo dalle conseguenze politiche: il governatore innanzitutto verrà sospeso, la condanna rischia quindi di stroncargli la carriera politica del governatore, anche se tenterà adesso di ottenere (tramite Alfano) una candidatura alle europee. Una fuga a Bruxelles per non restare fuori dalla politica che conta ma i vertici di Nuovo centrodestra starebbero spingendo per convincere Peppe a restare fermo un giro e lavorare da Roma per il rafforzamento della rete dei circoli del partito.
La sospensione del governatore rende necessario un ulteriore intervento del governo Renzi sulla Calabria, oltre a quelli previsti dalla legge Severino. Scopelliti finora ha ricoperto pure l’incarico, di nomina governativa, di commissario ad acta per l’emergenza sanitaria. Si capisce bene, dunque, come Palazzo Chigi debba provvedere alla nomina di un nuovo responsabile del delicatissimo settore, già sottoposto a Piano di rientro dal deficit.
Ma legato alla condanna c’è anche un altro discorso. Ed è quello relativo all’allontanamento di Scopelliti dalla gestione del bilancio della Regione Calabria, che rappresenta lo strumento vero del potere che genera consensi. Con queste premesse, si capisce bene come l’ex sindaco di Reggio Calabria debba sperare nel lavoro dei consiglieri regionali per ottenere l’elezione al Parlamento europeo. Ma quanto sono interessati quest’ultimi a lavorare per colui che è stato il leader del centrodestra calabrese in questi ultimi quattro anni? Perché se è certo che la sospensione del governatore non manda a casa il consiglio regionale, è altrettanto certo che l’elezione nell’assemblea legislativa comunitaria costringerà Scopelliti alle dimissioni da presidente della giunta e allora sì che gli inquilini di Palazzo Campanella sarebbero costretti a tornare a casa. E, dunque, il ragionamento che potrebbe essere portato avanti tra i componenti della sua maggioranza è il seguente: perché dobbiamo impegnarci a garantire a lui un salvacondotto mentre noi dalla prossima legislatura, con il taglio dei consiglieri da 50 a 30, rischiamo di rimanere tagliati fuori? Scopelliti può stare tranquillo, insomma. La storia di questi ultimi anni è zeppa di politici leader in Calabria e modesti gregari fuori dai confini regionali. Certo, poi ci sono le eccezioni, i colpi di scena che possono cambiare tutto. Soprattutto in politica.
Nell’immediato Scopelliti dovrà scegliere a chi affidare la vicepresidenza dell’esecutivo. Ci sono più ipotesi sul campo. La logica suggerirebbe la nomina di Pino Gentile. È lui l’assessore con più esperienza ma soprattutto l’esponente della famiglia che detiene il maggiore pacchetto azionario della maggioranza. Ma tra il dire e il fare ci sono rivalità – quelle tra Scopelliti e i Gentile – mai del tutto sopite, nonostante le dichiarazioni ufficiali possano far pensare a un idillio. Le altre soluzioni portano il nome di Nazzareno Salerno e Antonella Stasi. I due avrebbero il gradimento di Scopelliti non fosse altro per l’assoluta fedeltà al capo dimostrata nel corso di questa legislatura. Attenzione, però, alla variabile Gianpaolo Chiappetta. Fino a oggi il capogruppo di Ncd in consiglio regionale è stato il candidato ufficiale del partito all’Europarlamento. Una eventuale discesa in campo di Scopelliti , adesso, lo costringerebbe al passo indietro. E non è escluso che per il “sacrificio” richiestogli, non possa arrivare una “ricompensa” con la nomina al vertice della giunta. Siamo nel campo delle ipotesi, ancora. Ma la palma della più scaltra spetta sicuramente a Jole Santelli. Avendo capito che nel Nuovo centrodestra rischia di aprirsi una stagione di musi lunghi e mugugni, ha tirato fuori da ogni trattativa di rimpasto Forza Italia. E, come insegna un proverbio cinese, si è seduta sulla riva del fiume ad aspettare il cadavere del proprio nemico. È vero che la Santelli non considera Scopelliti un nemico ma la vendetta (vedi le mancate risposte alle richieste dei berluscones un turnover di assessori e manager) è un piatto che si serve freddo. E la vendetta adesso prevede che Forza Italia assuma la guida della coalizione e piazzi uno dei suoi esponenti come candidato a governatore. I pretendenti pure qui sono tanti. Ma questo, comunque, è un altro discorso. (0050)

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