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Oltre un secolo e mezzo di carcere per gli esponenti del clan Pesce

PALMI Grida di disperazione, di rabbia. Qualcuno urla assassini all’indirizzo dei giudici che hanno appena finito di leggere il dispositivo, una donna sviene, mentre nelle gabbie cala il gelo. Al t…

Pubblicato il: 27/05/2014 – 22:00
Oltre un secolo e mezzo di carcere per gli esponenti del clan Pesce

PALMI Grida di disperazione, di rabbia. Qualcuno urla assassini all’indirizzo dei giudici che hanno appena finito di leggere il dispositivo, una donna sviene, mentre nelle gabbie cala il gelo. Al termine di una camera di consiglio durata diversi giorni, sono oltre 150 gli anni di carcere che il Tribunale di Palmi, presieduto dal giudice Battaglia, ha inflitto a capi, gregari e prestanome della cosca Pesce di Rosarno.
La pena più dura i giudici la riservano a Giuseppe Pesce, condannato a 18 anni di reclusione, mentre è di  14 anni e 8 mesi la condanna inflitta a Biagio Delmiro e Saverio Marafioti. Sono invece 14 gli anni che dovrà passare dietro le sbarre Domenico Sibio, mentre 13 anni e 4 mesi vanno a Danilo D’Amico, Rocco Messina, Francescantonio Muzzupappa, Giuseppe Rao e Francesco Antonio Tocco. Ma una condanna pesante arriva anche all’indirizzo di Ilenia Bellocco, moglie di Giuseppe Pesce, punita con 12 anni di carcere.  Infine, il Tribunale ha condannato a 5 anni Domenico Fortugno, mentre è di 2 anni e 8 mesi la pena disposta per Maria Carmela D’Agostino, Demetrio Fortugno e  Maria Grazia Spataro.
Nonostante alcune delle condanne siano minori rispetto a quanto chiesto dal pm Alessandra Cerreti in sede di requisitoria, la sentenza del Tribunale di Palmi è una conferma rotonda dell’impianto accusatorio costruito dalla Dda reggina, che da anni stringe il cerchio attorno al clan che si considerava “padrone di Rosarno”. Nata dal ritrovamento di un pizzino, scritto in carcere dal reggente del clan Francesco Pesce – u Testuni – due giorni dopo l’arresto,  l’indagine ha permesso di identificare la struttura destinata a preservare l’operatività del clan, dopo gli arresti che ne avevano assottigliato le fila. Ed erano quattro le direttive impartite dal boss. Nella prima passava il comando della cosca al fratello Giuseppe, affiancandogli sei  uomini di fiducia, cinque dei quali – Rocco Messina, Francescantonio Muzzupappa, Francesco Antonio Tocco, Danilo D’Amico – sono stati per questo condannati dai giudici, come in precedenza già era successo a Giuseppe Alviano “u rospu”,  punito con 9 anni e 4 mesi di carcere in abbreviato. In secondo luogo, Testuni ordinava a Biagio Delmiro di consegnare a una donna una somma di denaro da prelevare da una società riconducibile a Domenico Fortugno, quindi di affiliare formalmente un soggetto non ancora identificato, e infine di destinare una cospicua somma di denaro al mantenimento della famiglia. Direttive che gli uomini del clan non hanno mai eseguito, perché quel pizzino – mai arrivato nelle loro mani – per inquirenti e investigatori si è trasformato nella mappa per arrivare agli uomini del clan. E non solo. Fra i principali imputati alla sbarra, oggi condannati, c’è anche la giovanissima, ma altrettanto potente e pericolosa Ilenia Bellocco, moglie di Giuseppe Pesce e figlia di Umberto Bellocco, per gli inquirenti erede dello scettro del comando sul clan dopo l’arresto del marito. Consapevole e fiera dell’autorità criminale del proprio lignaggio, “Velenia” – così l’hanno soprannominata inquirenti e investigatori –  sarebbe riuscita a imporre la propria autorità agli uomini del clan con un carattere duro e la propensione a non fare sconto alcuno. Il suo – dice la Dda – non era un ruolo ancillare. Al contrario, per il pm Cerreti, la ventiquattrenne Ilenia è «appartenente alla ‘ndrangheta, nella sua articolazione territoriale denominata cosca “Pesce”, operante nel territorio di Rosarno e zone limitrofe e di aver svolto, in qualità di partecipe, un ruolo di collegamento e trasferimento di comunicazioni e ordini tra il latitante Pesce Giuseppe (classe 80) e gli altri affiliati operanti sul territorio». E per questo dovrà passare dodici anni dietro le sbarre. (0030)

 

Alessia Candito

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