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Due secoli di carcere per le cosche di Crotone

CROTONE Quasi due secoli di carcere sono stati inflitti dal giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro Abigail Mellace a conclusione del processo celebrato con il rito abbreviato nei confronti d…

Pubblicato il: 17/07/2014 – 17:58
Due secoli di carcere per le cosche di Crotone

CROTONE Quasi due secoli di carcere sono stati inflitti dal giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro Abigail Mellace a conclusione del processo celebrato con il rito abbreviato nei confronti di 37 persone, ritenute affiliate alle cosche Vrenna, Ciampà e Bonaventura di Crotone, che rispondevano a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, detenzione di armi e traffico di stupefacenti. Processo scaturito dall’operazione denominata “Old family”, compiuta a giugno dello scorso anno dalla squadra mobile crotonese sotto le direttive del sostituto procuratore antimafia Pierpaolo Bruni.
Sostanzialmente ha retto l’impianto accusatorio costruito dal pm Bruni, che nella sua requisitoria aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati a pene severissime: complessivamente 549 anni di reclusione. Con la sentenza emessa oggi il giudice Mellace ha inflitto 27 condanne e pronunciato 9 assoluzioni. Sentenza di non luogo a procedere, infine, per uno degli imputati deceduto nelle more del processo. Le pene più pesanti – 14 anni di reclusione ciascuno – sono state inflitte a Egidio Cazzato, uno dei boss storici delle cosche crotonesi, e al figlio Danilo Cazzato.
Dall’attività di indagine è emerso infatti il ruolo verticistico rivestito da Egidio Cazzato, 69 anni, all’interno della consorteria criminale crotonese; Cazzato, nonostante fosse già detenuto, avrebbe continuato ad esercitare la sua egemonia mafiosa tramite i figli Danilo e Alfonso, al quale il gup Mellace ha inflitto 6 anni di reclusione; ai due figli Egidio Cazzato avrebbe impartito direttive per il compimento di azioni delittuose, soprattutto nel campo delle estorsioni in danno degli operatori commerciali di Crotone, e sui rapporti da tenere con la cosca Megna di Papanice, con la quale era stata creata una “cassa comune” nella quale far confluire tutti i proventi dell’attività illecita, in particolare delle estorsioni, che venivano poi suddivisi in cinque parti. Tante quanto erano le organizzazioni coinvolte in lucrosi traffici, come quello degli stupefacenti con basi logistiche nel quartiere Fondo Gesù e canali di approvvigionamento nella provincia di Reggio Calabria e in Puglia. Proprio ad alcune delle persone che rispondevano del traffico di stupefacenti, peraltro, sono state inflitte pene altrettanto pesanti: 12 anni a Mario Citati e a Gianluca La Forgia; 11 anni e 4 mesi a Gianfranco Giordano; 10 anni a Cristian Pignalosa. (0050)

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