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La misura

Gruppo Perri a Lamezia, annullato il sequestro da quasi 6 milioni di euro

Il Riesame di Catanzaro accoglie i rilievi dei difensori. L’inchiesta ipotizzava fatture per operazioni inesistenti, la difesa ha sostenuto la regolarità dei “premi commerciali”

Pubblicato il: 19/05/2026 – 12:30
di Giorgio Curcio
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Gruppo Perri a Lamezia, annullato il sequestro da quasi 6 milioni di euro

LAMEZIA TERME Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha annullato il sequestro preventivo, diretto e per equivalente, da 5.931.426,74 euro disposto nei confronti di Francesco Perri e Pasquale Perri, indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Lamezia Terme sulle società del Gruppo Perri. Il provvedimento era stato eseguito nei giorni scorsi dalla Guardia di finanza – Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro – su delega della Procura lametina. I due imprenditori, difesi dagli avvocati Salvatore Staiano, Aldo Ferraro e Michele Cerminara, sono ritenuti dagli inquirenti amministratori, di fatto e di diritto, delle società del gruppo.

L’accusa

Secondo l’impostazione accusatoria, dal 2010 al 2020 sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti per oltre 110 milioni di euro, con un presunto profitto ritenuto corrispondente alle imposte Iva e Ires evase. Al centro dell’indagine, in particolare, vi sarebbe un presunto sistema finalizzato – secondo la Procura – a “svuotare” la società Nuova Nave srl, anche questa ricondotta ai fratelli Perri, attraverso l’emissione di fatture da parte di altre società del gruppo. Le fatture, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state giustificate come “premi” e “contributi promozionali” riconosciuti dalla Nuova Nave alle altre società del Gruppo Perri. Un meccanismo che, sempre secondo l’accusa, avrebbe prodotto nel decennio 2010-2020 un ammontare superiore a 110 milioni di euro, poi distratto dalla Nuova Nave a favore delle altre società, fino a contribuire al dissesto e al fallimento della stessa Nuova Nave, dichiarato nel 2021. Ai due fratelli sono stati contestati, a vario titolo, i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e autoriciclaggio, per il presunto reimpiego nelle società considerate “sane” dei proventi derivanti dalle fatture ritenute false.

Il decreto di sequestro

Sulla base di questa ricostruzione, l’11 aprile scorso il pubblico ministero titolare delle indagini, Vincenzo Quaranta, aveva emesso un decreto di sequestro preventivo d’urgenza nei confronti dei fratelli Perri. Contestualmente, la Procura aveva chiesto anche il fallimento di tutte le società del Gruppo Perri, ipotizzando l’esistenza di una “super società di fatto”. Il sequestro era stato convalidato dal gip del Tribunale di Lamezia Terme il 20 aprile scorso. I difensori si sono quindi rivolti al Tribunale del Riesame di Catanzaro, contestando i presupposti del provvedimento e sostenendo, anche attraverso documentazione e consulenze tecniche, la reale esistenza delle operazioni sottostanti alle fatture finite al centro dell’inchiesta.

La difesa: contratti regolarmente esistenti

Secondo la tesi difensiva, infatti, le fatture contestate sarebbero state emesse in esecuzione di contratti regolarmente esistenti tra le società del Gruppo Perri e la Nuova Nave srl. I legali hanno inoltre evidenziato come il riconoscimento dei premi commerciali rappresenti una pratica ricorrente e regolare nel settore della grande distribuzione alimentare. Sempre secondo la ricostruzione della difesa, la stessa Nuova Nave avrebbe emesso fatture nei confronti di fornitori nazionali e internazionali, ottenendo premi commerciali per oltre 160 milioni di euro nel periodo compreso tra il 2010 e il 2020. Di questi importi, solo una parte sarebbe poi stata “ribaltata” alle altre società del gruppo da lei fornite, sempre dietro emissione di fattura. Con la decisione assunta oggi, il Tribunale del Riesame ha accolto i rilievi dei difensori, annullando integralmente il sequestro disposto nei confronti di Francesco e Pasquale Perri. (g.curcio@corrierecal.it)

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