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Nunnari: lotta senza quartiere alle 'ndrine

PAOLA «La linea dei vescovi calabresi è lotta senza quartiere alla ‘ndrangheta. Staneremo il Male in tutti i punti nevralgici che interessano tutti i momenti ecclesiali dove i malavitosi subdolamen…

Pubblicato il: 17/07/2014 – 16:34
Nunnari: lotta senza quartiere alle 'ndrine

PAOLA «La linea dei vescovi calabresi è lotta senza quartiere alla ‘ndrangheta. Staneremo il Male in tutti i punti nevralgici che interessano tutti i momenti ecclesiali dove i malavitosi subdolamente cercano di inserirsi». Lo dice monsignor Salvatore Nunnari, arcivescovo di Cosenza-Bisignano e presidente dell’assemblea dei vescovi della Calabria, al termine dell’incontro dei vescovi calabresi alla Basilica di s. Francesco di Paola, convocato per mettere a punto provvedimenti contro le infiltrazioni mafiosi nelle processioni e nelle altre manifestazioni religiose. Nunnari, presidente della Cec (Conferenza episcopale calabra), ha convocato tutti i vescovi all’indomani della scomunica dei mafiosi da parte di Papa Francesco, pronunciata a Cassano, e del nuovo scandalo di Oppido Mamertina dove la statua della Madonna delle Grazie è stata fatta inchinare davanti all’abitazione del boss Mazzagatti.

Intanto la Procura di Reggio Calabria ha aperto tre inchieste, anche su Scido e San Procopio, mentre proprio ieri è stata annullata la processione della Madonna del Carmelo dopo un controllo sui nominativi dei portatori da parte delle forze dell’ordine. Sono 12 le diocesi in Calabria. Alla Cec partecipano 11 vescovi e l’amministratore diocesano della diocesi di Rossano-Cariati, che attende l’ingresso del nuovo arcivescovo, Giuseppe Satriano, nominato il 15 luglio scorso. Mons. Francesco Milito, vescovo di Oppido-Palmi, è il vice presidente della Cec, il segretario è mons. Luigi Renzo, vescovo di Mileto-Nicotera. L’ultimo appello, in ordine di tempo, al risveglio contro la mafia, mons. Nunnari lo ha levato forte sabato scorso, nel saluto durante le celebrazioni per i suoi 50 anni di sacerdozio. «Il Male in Calabria ha un solo nome: si chiama ‘ndrangheta», ha tuonato l’arcivescovo di Cosenza.

Ad inizio seduta, il presidente, mons. Salvatore Nunnari, ha espresso, a nome di tutti i Vescovi, «il saluto più devoto e fraterno al Santo Padre Francesco, sottolineando la comune gratitudine dei Pastori delle Chiese di calabresi per l’indimenticabile Visita nella diocesi di Cassano e per il forte messaggio che, in quella circostanza, si è levato dal suo cuore sia per sostenere il cammino di conversione e di rinascita dei detenuti, sia per dare speranza ai giovani e a quanti si ritrovano feriti nella loro dignità per la mancanza di lavoro, sia, soprattutto, per esprimere il dolore della Chiesa per quanti, adorando il dio denaro ed esercitando una persistente e diabolica delinquenza, si pongono di fatto, con la loro pubblica e peccaminosa condotta di vita, fuori dalla comunità ecclesiale».

 

IL DOCUMENTO DELLA CEC «È un fatto: a partire dagli anni ’70, riprendendo interventi e pronunciamenti precedenti, la Chiesa tutta ha reso esplicita la condanna delle mafie accompagnata dall’invito al pentimento ed alla conversione evangelicamente intese». Lo sostengono i vescovi calabresi che si dicono «convinti dell’urgenza di un intervento ancora più chiaro e deciso: l’orologio della storia segna l’ora in cui, per la Chiesa, non è più solo questione di parlare di Cristo, quanto piuttosto di essere testimoni credibili di Cristo». Dopo avere ribadito che la ‘ndrangheta «è negazione del Vangelo», il documento della conferenza episcopale Calabra prosegue: «Su questa stessa linea si era già mossa, assieme a diversi documenti delle singole diocesi, la nota Cec “Annunciare il Vangelo della vita nella nostra terra per un futuro di giustizia e carita”, del 2007. Ad essa sono seguiti numerosi interventi collegiali e di singoli vescovi, di grande spessore spirituale e sociale. Tuttavia, dal momento che la questione mafiosa ha assunto nuovi riflessi in questi nostri tempi, i Vescovi calabresi sono convinti dell’urgenza di un intervento ancora più chiaro e deciso» essere testimoni credibili di Cristo. «Ciò – prosegue il documento – dà ancor più forza al monito del Santo Padre: la mafia non ha nulla di cristiano ed e’ dunque fuori dal Vangelo, dal cristianesimo, dalla Chiesa. Nella Nota pastorale troveranno spazio indicazioni concrete che accompagnano scelte e prassi pastorali. Sono indispensabili regolamenti piu’ incisivi che prevedano preparazione remota e prossima ai gesti che si compiranno, soprattutto prevedano una formazione cristiana vera e permanente. E’ stata espressa con ferma chiarezza condanna assoluta della ‘ndrangheta e di ogni altra organizzazione che si opponga ai valori del Vangelo: rispetto per la vita, la dignita’ di ogni persona e l’impegno per il perseguimento del bene comune».(0090)

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