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Fedeli solo ai lettori

di Paolo Pollichieni

Pubblicato il: 18/07/2014 – 11:22
Fedeli solo ai lettori

C’è un collega che da oggi vede limitata e condizionata la sua sfera privata e professionale perché costretto a convivere con scorta e vita blindata. La cosa arriva esattamente ventiquattr’ore dopo che un altro collega, calato in Calabria per dare lezioni su come si licenziano i giornalisti più esposti e come si difendono le garanzie dei cittadini ma solo se sono indagati per mafia, ha stabilito di autoproclamarsi come l’unico direttore (e il suo come l’unico giornale) «non fedeli alla Procura».
C’è quanto basta per non lasciare che a fare chiarezza su questi due gravi (per motivi ovviamente e diametralmente opposti) sia solo la energica presa di posizione della coordinatrice nazionale di “Riferimenti”, Adriana Musella.
E veniamo alla solidarietà, vera, totale, incondizionata verso il collega Michele Albanese. Bene ha fatto il direttore de “Il Quotidiano del Sud” a sottolineare che sbagliano le cosche e i loro referenti imprenditoriali e politici, a “personalizzare” lo scontro perché non ci sarà solo Michele Albanese a infastidirli con le sue cronache giornalistiche. Resta però il fatto che se per la prima volta nei confronti di un giornalista reggino viene adottato un tale livello di attenzione da parte del Comitato provinciale per la sicurezza, il timore è serio e la risposta deve essere adeguata. Non si senta solo Michele Albanese e non si sentano soli tutti quei colleghi, ovunque lavorino, che vedono la loro esposizione aumentare davanti all’imbecillità di chi tenta di stabilire che, in Calabria, esiste una sola tribuna garantista mentre le altre sono «fedeli alla Procura».
E veniamo ai patentini distribuiti da un improvvido editoriale di Sansonetti, che da quando ha deciso di scendere in Calabria non pare fortunato, né portatore di fortuna, per gli editori calabresi. Non sappiamo, perché non ce lo dice (ma, a questo punto, ce lo fa intuire….) a chi e a che cosa sia fedele lui. È una sua libera scelta e nessuno intende mettere naso in casa sua. Sappiamo, però, a chi siamo fedeli noi de “Il Corriere della Calabria” e non accettiamo che alcuno si consenta di mettere in discussione la nostra unica fedeltà: quella ai lettori che ci seguono, ai cittadini che ci incoraggiano, agli ammiratori che ci scrivono.
I nostri editori semplicemente non esistono: non abbiamo amministratori che si occupano di calcestruzzo o di cliniche sanitarie. Non abbiamo sovvenzioni dallo Stato e men che meno dalla Regione. Non abbiamo sigle datoriali che concorrono alle nostre spese e non conosciamo campagne promozionali pagate da chicchessia.
Siamo fedeli alla Procura? Intanto non porta vantaggi una simile fedeltà, altre invece…. Detto questo, però, noi seguiamo con attenzione e senza rinunciare alla critica il lavoro che i magistrati della Procura distrettuale antimafia portano avanti per reprimere non tanto e non solo il fenomeno criminale denominato ‘ndrangheta ma anche per minarne la sua credibilità sul territorio, la sua aureola istituzionale, la sua cerchia di “rispetto”. Tutte cose cresciute anche grazie alla complicità che per decenni le cosche hanno avuto da parte della politica, della Chiesa, dell’imprenditoria e anche (se non soprattutto) della magistratura.
Noi alle Procure rimproveriamo non quello che fanno ma il ritardo con cui cominciano a farlo. E gli rimproveriamo anche di essere spesso omissive rispetto agli approfondimenti che tutti auspicano e di avere un approccio poco professionale con indagini che meritano maggiore attenzione. Alle Procure rimproveriamo, spesso, di perdere troppo tempo nella convegnistica e dedicarne meno all’approfondimento di ruoli, vicende e personaggi che tardivamente scoprono (non senza interesse) la militanza antimafia. Rimproveriamo tante cose e critichiamo tante scelte.
Per chi intende il garantismo come alibi per realizzare l’impunità, questa nostra scelta sa di forcaioli giustizialisti.
Per chi, invece, e noi vogliamo essere tra quelli, il garantismo significa garantire anche ai cittadini perbene e onesti di poter fare libera impresa; di poter votare secondo coscienza; di aprire una pizzeria dove si vuole e quando si vuole; di avere una Chiesa che non si inchina dove dicono i boss; di non vedere figli di capimafia prendere 30 agli esami universitari senza neanche profferire parola; di avere accesso alla sanità senza che telefoni “don qualcuno”; di uscire e passeggiare senza doversi ritrovare testimoni di un omicidio. Per noi il garantismo è non avere omicidi che restano impuniti: scoprire chi ha fatto saltare con un’autobomba l’imprenditore rosarnese Princi e chi ha “zittito” con una raffica di mitra il parrucchiere reggino Sorgonà. Significa garantire ai cittadini il diritto a una informazione libera da minacce e condizionamenti. Significa garantire ai calabresi che quando un governatore si dimette si torna a votare come succede in ogni altra parte dell’Italia; significa che quando un’impresa nazionale tratta con la ‘ndrangheta va interdetta e perseguita; significa garantire la chiusura dei cantieri dell’A3 nei tempi previsti e promessi; significa liberare i blocchi ai lavori sulla Statale 106 e non fermarsi dove lo stabilisce il clan Morabito o il clan Aquino. Garantismo, per noi, significa insomma tante cose e su queste cose non accettiamo lezioni dai “marxisti” da salotto che ci mettono mezzo secolo prima di “scoprire” la Calabria e innamorarsene…. speriamo disinteressatamente. (0050)

direttore@corrierecal.it

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