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De Masi: «Ancora nessun confronto sui Por»

REGGIO CALABRIA «Non sembrano scrutabili presupposti credibili al dibattito sui fondi comunitari che vedrà impegnato il Consiglio lunedì prossimo. Non potendovi partecipare a causa di ragioni perso…

Pubblicato il: 19/07/2014 – 14:45
De Masi: «Ancora nessun confronto sui Por»

REGGIO CALABRIA «Non sembrano scrutabili presupposti credibili al dibattito sui fondi comunitari che vedrà impegnato il Consiglio lunedì prossimo. Non potendovi partecipare a causa di ragioni personali, reputo doveroso un contributo che avverta della decisività di un’occasione propizia per il futuro che rischiamo di sperperare ancora una volta. Forse definitivamente». Lo ha affermato, in una nota, il consigliere regionale Emilio De Masi.
«Per ciò che riguarda la Programmazione unitaria regionale 2007/2013 – ha proseguito – la complessiva spesa è certificata mediamente per un importo che si attesta al di sotto del 50% degli obiettivi finali. È la media derivante dal 63% per il Fse e dal 40% del Fesdr. Né va sottovalutata la suscettibilità di decertificazione della spesa a causa di non improbabili artifici o irregolarità appurati dalla Ce. Ma ciò che maggiormente desta, al contempo, delusione e rabbia è il nuovo ciclo di Programmazione unitaria regionale che dovrebbe costituire il quadro organico di strategie, piani e programmi, tra loro coerenti e allineati, che la nostra Regione ritiene di attuare nel prossimo settennio allo scopo di promuovere un reale processo di ammodernamento, di crescita e di sviluppo affrancandosi da isolamento, arretratezza, illegalità e povertà. Una strategia da fondare su idee e regole chiare, la cui sostenibilità si basi sull’inclusione, sulla partecipazione e su condivise pratiche di governo, coinvolgenti integralmente territorio e comunità.
La Commissione europea propugna un’azione di ascolto e condivisione della comunità territoriale. Il valore della consultazione è del resto universalmente accettato come viatico obbligato per il conseguimento di un’effettiva strategicità degli interventi. Tutto sostanzialmente disatteso in Calabria. L’idea ‘comunitaria’ dei calabresi avrebbe dovuto fornire un contributo significativo nella costruzione del processo di identificazione delle necessità e dell’impatto delle azioni amministrative e politiche da intraprendere.
La partecipazione è stata limitata ai soggetti rappresentativi, certo imprescindibili ma insufficienti per il completamento del sistema di cittadinanza: di fatto monco in assenza, nella fondamentale fase decisoria, dell’ascolto attivo dei cittadini e della loro inclusione. Una contestuale consultazione pubblica on line avrebbe propiziato il recepimento di idee, proposte, suggerimenti utili. In altre Regioni si è dato luogo ad un processo di ascolto pubblico. Se lo si fosse fatto anche qui, si sarebbe conferita qualche opportunità in più ai calabresi di liberazione da malesseri e disagi profondi. E dunque, la parabola della nuova programmazione 2014/2020 risente del diffuso clima di sfiducia e scoramento delle dinamiche sociali, sostenuto da una sorta di incomunicabilità tra istituzioni e cittadini se non da vera ostilità tra questi e la politica.
Tutto ciò è testimoniato dall’approccio squisitamente tecnico-attuativo conferito al Programma e interamente vocato alla “spesa sicura” e alla scrittura preventiva dei “risultati attesi”. Con lo schema di Po che viene presentato, la Regione sembra quasi abdicare all’esercizio di una delle sue prerogative primarie, ì quella della programmazione e dell’indirizzo strategico. E rimane impropriamente e un po’ goffamente impegnata lungo il consunto solco gestionale e distributivo delle risorse.
Dall’articolazione degli 11 obiettivi tematici del Dos, approvato nel marzo scorso, si evince l’analisi delle nuove politiche pubbliche di intervento preceduta da un capitolo dedicato alle “lezioni apprese” dal precedente ciclo di programmazione. Tra i dati ricorrenti si rinvengono carenza di programmazione e pianificazione settoriale, vuoi in materia ambientale che energetica, dei trasporti, inclusione sociale e lavoro. Una sorta di sottesa autodenuncia da parte della Regione di limiti che contemplano capacità strategica dell’esecutivo, regolare e coerente attività legislativa senza risparmiare sistema amministrativo e burocratico.
Qtr, Piano energetico, Piano trasporti ecc. sono la rappresentazione plastica delle lacune pianificatorie oltre che la certificazione dell’assenza di strategia unitaria di sviluppo regionale alla base della nuova programmazione 2020. Un’analisi di contesto che andrebbe responsabilmente completata, almeno nella seduta “ratificatoria” del Consiglio, dalla rappresentazione dei dati ufficiali sulla spesa comunitaria certificata della Calabria dei Fondi 2007-2013. Non è percepibile neanche un segno fioco di discontinuità con il passato. Le innovazioni metodologiche promosse dall’UE restano prive di riscontro soprattutto per mancata funzionalità tra i diversi Assi.
E dunque non appare conseguibile una strategia unitaria in grado di fronteggiare organicamente le emergenze».
«Auspico – ha concluso De Masi – che il Consiglio di lunedì, avvertito della decisività per il futuro della migliore utilizzazione possibile degli 11 miliardi disponibili, attesti, malgrado tutto, con solennità istituzionale la ferma indicazione perché si rimedi, essendo ancora possibile farlo, a ciò che in definitiva altro non è che un deficit di democrazia».

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