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«Condannate Eni e Marzotto»

PAOLA Eni e Marzotto non potevano non sapere cosa stesse accadendo all’interno della “fabbrica della morte”. Su questo assunto le parti civili nel corso del processo “Marlane” – che si sta celebran…

Pubblicato il: 04/10/2014 – 10:01
«Condannate Eni e Marzotto»

PAOLA Eni e Marzotto non potevano non sapere cosa stesse accadendo all’interno della “fabbrica della morte”. Su questo assunto le parti civili nel corso del processo “Marlane” – che si sta celebrando al tribunale di Paola contro i vertici dell’ex azienda tessile di Praia a Mare – hanno chiesto la condanna in solido dei due gruppi imprenditoriali per un ammontare di 5 milioni di euro. Così, dopo le pesanti richieste di condanna a pene detentive che vanno dai 3 e agli 8 anni di reclusione, formulate al termine della requisitoria dai pm Sonia Gambassi e Maria Camodeca, sulla testa degli imputati potrebbe abbattersi anche una pesante tegola economica. Il gruppo di legali delle parti civili capitanate da Lucio Conte hanno, infatti, chiesto di procedere in direzione serrata contro i vertici di quella che è stata considerata la fabbrica dei tumori. Nel corso dell’attività della Marlane – stando a quanto ricostruito dall’impianto accusatorio e dalle indagini della Procura di Paola – si sarebbero ammalati circa 159 persone tra dipendenti e familiari dei lavoratori dello stabilimento praiese. Novantaquattro dei quali sarebbero poi deceduti nel corso degli anni proprio a causa delle esalazioni tossiche respirate nella fabbrica tessile. Proprio per questo all’avvocato Conte, a nome di gran parte delle parti civili – al termine di un lungo excursus che ha ricostruito quanto sarebbe accaduto nella Marlane – ha chiesto anche la riformulazione dei capi d’accusa contro 13 imputati: da lesione e omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale. Da qui l’istanza inoltrata al presidente del tribunale, Domenico Introcaso di trasmettere gli atti alla Procura di Paola perché «proceda nei confronti di tutti i dirigenti e responsabili nonché di tutti i componenti del consiglio di amministrazione» dell’Eni – proprietaria dello stabilimento fino al 1987 – e della Manifatture Lane “Gaetano Marzotto” (azienda subentrata nella titolarità dello stabilimento fino alla sua chiusura nel 2004). Nell’aula di tribunale, inoltre, oltre al ricordo delle presunte vittime della fabbrica della morte si è sottolineato anche il rischio per la salute delle popolazioni residenti nella zona legati alle sostanze tossiche che, secondo le indagini del procuratore capo Bruno Giordano e i periti tecnici nominati dal tribunale di Paola, sarebbero ancora interrati nell’area.

 

r.d.s.

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