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La vera partita

di Paolo Pollichieni Adesso il Partito democratico non ha più alibi, deve smettere di guardarsi l’ombelico e di pensare alle proprie contese interne e prepararsi a dare risposte certe, trasparenti…

Pubblicato il: 10/10/2014 – 17:24
La vera partita

di Paolo Pollichieni

Adesso il Partito democratico non ha più alibi, deve smettere di guardarsi l’ombelico e di pensare alle proprie contese interne e prepararsi a dare risposte certe, trasparenti, credibili non solo al suo potenziale elettorato ma, più in generale, ai calabresi. Le primarie, che rischiavano di diventare l’ennesimo tormentone e che invece paiono testimoniare un momento di chiarezza, hanno indicato Mario Oliverio pur non umiliando Gianluca Callipo (che tuttavia con certe sue disinvolture ha creato non poco allarme) e attribuendo a Giannetto Speranza un lusinghiero attestato di stima personale. E sottolineiamo personale, perché non ci pare di poter valutare particolarmente il contributo venuto da Sel. Speranza, proprio per questo, porta in dote al centrosinistra un’attenzione e un’apertura di credito da parte di un elettorato che si rischiava di perdere. Così come Gianluca Callipo porta in dote un numero cospicuo di giovani e giovanissimi elettori pronti a battersi per la vittoria del centrosinistra a patto che si volti pagina rispetto alle liturgie del passato. Mario Oliverio, lo ha ripetuto in ogni contrada, questo intende fare: traghettare la Calabria verso il futuro; archiviare vecchi metodi di reclutamento della classe dirigente; rompere ogni rapporto con i trasversalismi patrocinati da logge deviate, cosche mafiose e imprenditori di rapina. Assicura che proprio la sua lunga militanza e la sua esperienza amministrativa serviranno a garantire che questa volta «l’acqua non si mischierà col vino». E spiega: «Non devo costruirmi un futuro politico e quindi non ho bisogno di compromessi; conosco i poteri deviati e so dove stanno e chi li rappresenta, per questo posso evitarne il condizionamento. Sono cose che sanno bene anche loro e per questo mai punterebbero sulla mia candidatura: sono e sarò il loro principale problema».

Occorre aiutare Oliverio a mantenere fede a questo impegno e occorre garantirgli tutto l’appoggio che gli servirà. Non basta la sua determinazione, il Pd deve tornare a essere un partito coerente e intransigente, Callipo e Speranza debbono essere solidali con lui. Ernesto Magorno deve diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono realizzare una svolta definitiva, piuttosto che continuare a prometterla salvo poi pesanti distrazioni come in occasione delle stesura delle liste del Pd per le provinciali. E non basterà tutto questo. O meglio può bastare per vincere, ma non per governare con pulizia e innovazione una Regione Calabria che oggi è al minimo storico anche come credibilità sociale, economica e politica. Serve l’impegno di una larghissima maggioranza di cittadini, servono professionisti generosi, servono militanti coraggiosi. Serve un rapporto sinergico serio con tutte le altre istituzioni chiamate a concorrere nella lotta alla criminalità mafiosa e all’affarismo dilagante. Conquistare la fiducia della gente perbene e delle istituzioni serie è il primo obiettivo da raggiungere. Lo si consegue in un solo modo: liste pulitissime, candidature accompagnate da motivazioni trasparenti, mobilitazione costante e totale per esporre linee programmatiche e progetti che si intendono realizzare. Questa strada Oliverio e Magorno dovranno percorrerla insieme e su questa strada nessuno deve mettere intralci. Oliverio e Magorno hanno ripetuto in questi mesi che preferiscono perdere, piuttosto che sporcare la vittoria con cedimenti sul piano etico. Mantengano l’impegno!

Analogamente anche il centrodestra dia una mano alla Calabria. Su quel fronte restano ancora alcune indeterminatezze: Forza Italia ha imposto la candidatura di Wanda Ferro, ma restano resistenze sull’appoggio all’ex presidente della Provincia di Catanzaro. Sotto alcuni aspetti la Ferro presenta analoghe credenziali rispetto ad Oliverio: un comune percorso amministrativo senza mai alcun intoppo giudiziario. Apertura e disponibilità al confronto stanno anche nel dna della Ferro, al punto da poterci spingere a dire che la sua è una candidatura “imposta dai fatti” rispetto a un centrodestra che esce da una gestione pessima, sotto ogni profilo e quindi anche sotto quello morale, della Regione Calabria. È il volto pulito dietro il quale riporre le – in verità non eccessive – speranze di incontrare il “perdono” dei moderati calabresi. Ci può stare, ma anche qui occorre aiutare Wanda Ferro, nella misura in cui sarà la candidata unica del centrodestra, a imporre come prezzo per la sua disponibilità a lanciarsi in una competizione complicata e difficile la creazione di liste credibili e inattaccabili che segnino discontinuità con la pratica scellerata del potere fin qui imposta dal “modello Reggio”. Wanda e Mario, insomma, hanno alle spalle un percorso personale simile, ma soprattutto hanno davanti un impegno comune: lasciare fuori da Palazzo Alemanni e da Palazzo Campanella quanti hanno responsabilità pregresse sullo stato in cui versa la Calabria. Son fuori e fuori devono restarci anche dopo il voto di novembre. La porta è virtualmente chiusa per loro, anche se in questi giorni si affannano e spingono, strepitano e minacciano, blandiscono e ammiccano per non restare chiusi fuori. Prendete, Mario e Wanda, un impegno solenne con i calabresi che della vostra parola si fidano: non aprite quella porta!

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