Lungo letargo
Si susseguono con preoccupante frequenza fatti ed episodi che lasciano pensare che stiamo vivendo uno dei periodi più negativi dei rapporti tra le persone; uno di quei periodi in cui sembra prevaler…
Si susseguono con preoccupante frequenza fatti ed episodi che lasciano pensare che stiamo vivendo uno dei periodi più negativi dei rapporti tra le persone; uno di quei periodi in cui sembra prevalere su tutto – compresi i sentimenti – l’opportunismo che, come spiega la Treccani, è il comportamento secondo cui nella vita, privata o pubblica, si ritiene conveniente rinunciare a princìpi o ideali e si scende spregiudicatamente a compromessi per trarre vantaggi. Trascorro ormai da anni lunghi periodi sul litorale jonico della provincia di Catanzaro e sono anni che la mia curiosità, e quella di altri, si arricchisce di nuove esperienze, di spigolature che lasciano per- plessi e, talvolta, anche sconcertati.
La riflessione ricorrente è che la società che siamo riusciti a costruire non sente come bene comune le cose pubbliche. Un esempio sono le aree demaniali spesso trascurate e qualche volta anche depredate. Spesso si scopre per caso di quanto sia ricorrente l’approfittarsi: da una mareggiata invernale che porta via la terra di riporto e fa emergere lo scarico di una condotta fognaria sulla spiaggia che per anni era rimasta coperta dalla sabbia; al furbetto che continua a piantare alberi per poi allargare la recinzione intorno alla sua casa sperando che un giorno una norma di legge possa consentirgli di vantare diritti; di locali che diffondono musica a qualsiasi ora del giorno e della notte noncuranti di essere in un centro abitato; spregiudicati che usano acqua non potabile per usi alimentari; spazi demaniali divenuti depositi di imbarcazioni o di parti di esse e luogo di deposito di rifiuti; condotte fognarie maleodoranti; spiagge e persino l’acqua del mare sporche. E ciò anche quando quelle aree rappresentano l’unico luogo di transito per i turisti che debbono raggiungere il lido dell’albergo che li ospita.
Sono situazioni paradossali che non hanno nulla a che vedere con una seria politica del turismo cui si fa riferimento nei convegni e nelle dichiarazioni politiche ma puntualmente disattesa nella pratica di tutti i giorni e di tutti gli anni. Eppure si tratta di un settore che potrebbe e dovrebbe determinare ricchezza per questa regione che la natura ha dotato di bellezze uniche per le quali raramente corrispondono fatti ai fiumi di parole che si fanno. E non è solo una la zona interessata dall’abulia dell’uomo; tranne qualche area in cui gli insediamenti sono veramente d’eccellenza, per il resto c’è poco o nulla che sorprende. E dire che, senza fare retorica, il rispetto dei luoghi, ancora di più se aree pubbliche, è un segno di rispetto del prossimo che, nel suo insieme, è la società unica vera titolare del patrimonio mentre ai suoi rappresentanti spetta il dovere di custodirlo, di svilupparlo, di gestirlo secondo appunto gli interessi della collettività. Se manca questa coscienza sociale è difficile parlare di turismo, se mancano le condizioni, le più elementari, è impossibile parlare di sviluppo. Un territorio va aiutato a crescere supportando le iniziative degli imprenditori, soprattutto di quelli piccoli, che investono in attività specie dove la vocazione è quella turistica. Sappiamo delle tante iniziative esistenti a livello nazionale in favore di nuovi progetti e per la formazione di nuove figure professionali per il turismo; il problema riguarda soprattutto gli enti locali che, spesso anche per ristrettezze economiche e qualche volta per incapacità, non riescono ad assicurare condizioni minime per incentivare l’accoglienza che è fatta principalmente di servizi e di igiene. Ma di quale turismo si può parlare in Calabria se diminuiscono, anno dopo anno, anche i mezzi di trasporto pubblico? Altra nota dolente, questa, per una terra che non riesce a svegliarsi dal lungo letargo e far sentire il peso dei suoi bisogni, cominciando a pretendere trasparenza sulla spesa degli enti e prima ancora sugli impegni da assumere. Le coste, le spiagge, i monti, le acque termali, i siti archeologici, l’artigianato sono un patrimonio inestimabile specie perché, essendo le località vicine tra loro, sono raggiungibili da ogni luogo in pochissimo tempo. Coordinare questi itinerari, far conoscere il variegato altopiano della Sila, dell’Aspromonte e del Pollino, dove è possibile trovare immense distese di boschi, laghi, cascate e cime che offrono panorami indimenticabili, anche a chi ha scelto la Calabria per una vacanza al mare sarebbe un viatico pubblicitario che non avrebbe confronti. Consentire di curiosare per le strade dei tanti paesini non solo per scoprirne la storia spesso interessante e piena di testimonianze, ma anche le tradizioni culinarie costituirebbe un incentivo che altre regioni turisticamente più avanzate si sognano di avere. Ma, ribadiamo, che non può esserci turismo senza mobilità; senza adeguati collegamenti lo sviluppo diventa impossibile soprattutto per un settore che per la Calabria rappresenta il vero motore trainante. Ora che la stagione turistica si appresta a stilare consuntivi, e coloro che hanno responsabilità di governo e di gestione del settore si eserciteranno in alchimie per dimostrare che anche il 2014 è stato un anno positivo per la nostra regione in modo da autoincensare il proprio impegno, sarebbe il caso di fermarsi un momento a riflettere. Bisognerebbe mettere un punto per poi ripartire con una visione più realistica. E forse sarebbe anche il caso di destinare gli stessi fondi riservati al turismo per interventi dignitosi e concreti, realizzati i quali avviare una programmazione a medio termine che possa dare i risultati che gli operatori del settore e i calabresi auspicano.
*giornalista