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Reggio, "il grande imbroglio" del centrodestra

REGGIO CALABRIA La notizia, o meglio, la “grande verità”, è che la situazione nelle casse del Comune di Reggio Calabria è di gran lunga peggiore di quanto prospettato, l’eredità lasciata dai due anni…

Pubblicato il: 10/10/2014 – 13:13
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Reggio, "il grande imbroglio" del centrodestra

REGGIO CALABRIA La notizia, o meglio, la “grande verità”, è che la situazione nelle casse del Comune di Reggio Calabria è di gran lunga peggiore di quanto prospettato, l’eredità lasciata dai due anni di commissariamento è pesante e non sarà per nulla facile per il futuro sindaco risollevare la città dal pantano di debiti in cui è sommersa. Ricorre alla spietata realtà dei numeri il Partito democratico reggino per rispondere alla «realtà fumettistica» raccontata in queste settimana dal centrodestra con “il grande imbroglio”, pamphlet presentato in diverse iniziative per alleggerire le spalle degli amministratori del passato e degli aspiranti amministratori del futuro dell’onta del debito che schiaccia Reggio.

Ma quel buco c’è, dice il consigliere regionale Demetrio Naccari Carlizzi, e senza adeguate misure a pagarlo saranno le generazioni future. «La matematica è una scienza esatta, due più due inevitabilmente fa quattro. Questo vale anche per le regole della contabilità, che sono a tutela dei cittadini. Se vengono sprecati, i tributi che paghiamo siamo costretti a pagarli due volte». E a Reggio, negli anni che hanno preceduto il commissariamento, si è pagato e sprecato tanto, spiega Naccari, e per di più in modo assolutamente improduttivo. Fiumi di denaro sono andati a finanziare spese assolutamente effimere e improduttive che nessun segno hanno lasciato sul territorio: consulenze, feste, manifestazioni, kermesse, ma anche convenzioni illogiche e antieconomiche, come quella con la Reges, società di riscossione tributi «su cui forse non si è indagato abbastanza», chiosa Naccari, che è arrivata a percepire aggi – la “commissione” per il servizio reso – tra il 21% e il 30%.

A rendere possibili le spese pazze del Comune – spiegano dal Partito democratico – è stato un trucchetto contabile, già messo in luce dall’ispezione disposta dal ministero delle Finanze prima, e dalla lunga istruttoria del processo Fallara poi. In sintesi, a Reggio si spendeva e spandeva aumentando i debiti – contabilizzati come residui passivi – aumentando in maniera sproporzionata e poco aderente alla realtà le previsioni di entrata, i cosiddetti residui attivi.

«Nel 2010 – dice Naccari – Reggio aveva in bilancio gli stessi residui attivi di Roma. A leggere quei fumetti che chiamavano bilancio, era la città più ricca d’Italia». Una rappresentazione contabile ben lontana dalla realtà che toccherà agli ispettori del Mef ristabilire affermando che la città ha un debito «approssimato per difetto» di 170 milioni. Cifre contestate dall’allora giunta Arena – «che non procede ai riaccertamenti indicati dagli ispettori e da il via a una campagna straordinaria di pagamenti», aggiunge Naccari – che festante annuncia che il buco è di “solo” 118milioni. Una cifra a cui mai – sottolinea il consigliere regionale dem – sono stati aggiunte voci fondamentali come il debito dell’Atam, società di trasporto pubblico controllata interamente dal Comune e oggi vicina al crack, gli 80 milioni pretesi e messi a bilancio dalla Regione per il servizio idrico, le vertenze aperte per i lavoratori pubblici interrotti con le relative more.

«Se il debito era davvero di 118 milioni perché i commissari sono stati costretti a chiedere un mutuo per 263 milioni, di cui 106 destinati a pagare interessi?». Una domanda che rende plasticamente l’idea di quale fosse la situazione all’insediamento dei commissari, da atto delle misure d’urgenza che sono stati obbligati ad adottare, ma non li emancipa – «in particolare la prima triade», puntualizza Naccari – dalle responsabilità per l’esplosione dell’esposizione debitoria del Comune di Reggio Calabria.

«Il dissesto non è un’invenzione del Pd, tantomeno della Corte dei conti, ma un istituto che evita che generazioni di cittadini debbano pagare per gli errori di un’amministrazione». Dalla sezione regionale dei giudici contabili – ricorda il consigliere regionale – nel 2012 era arrivata un’indicazione chiara: il Comune di Reggio Calabria è un ente in stato di decozione, nonostante non sia stato dichiarato è di fatto in dissesto. Un’indicazione che la triade dell’epoca non ha voluto cogliere, preferendo fare ricorso all’istituto normativo del pre-dissesto di nuovissima fattura – «criticata dai maggiori costituzionalisti italiani», non dimentica di sottolineare Naccari – e resistere alla sentenza della sezione regionale della Corte dei conti, ricorrendo ai giudici contabili nazionali. Il risultato, afferma il consigliere regionale, è stato sì quello di spalmare il debito sugli anni a venire, ma anche quello di essere costretti per legge ad aumentare le tariffe del 100% e ridurre all’osso i servizi.

«I commissari non sono stati il problema – commenta Naccari – ma di certo non sono stati la soluzione adeguata». Sul perché la triade dell’epoca abbia deciso di non cogliere le indicazioni della Corte dei conti, Naccari sembra glissare, ma non si lascia sfuggire l’occasione di ricordare che «all’epoca il processo Fallara non era ancora terminato, ma la dichiarazione di dissesto avrebbe comportato l’automatica dichiarazione di incandidabilità per gli amministratori coinvolti». Ma se oggi la dichiarazione di default «non avrebbe gli stessi effetti politici e la stessa portata economica di quella che avrebbe avuto all’epoca perché nel frattempo sono stati contratti due mutui che oggi siamo comunque costretti a pagare», il dissesto rimane uno spettro con cui la prossima amministrazione dovrà fare i conti. «Sicuramente – ammette il consigliere regionale – il prossimo consiglio dovrà valutare se dichiarare o meno il dissesto», ma il problema principale per la futura amministrazione sarà quello di diminuire la pressione di tasse e tributi sul cittadino medio «che statisticamente ha 800-900 euro di debito procapite».

Soluzione? «Noi – dice Naccari – siamo al lavoro da tempo e in silenzio stiamo lavorando a un approccio multifattoriale alla questione». Quale non è dato saperlo perché toccherà al candidato sindaco Giuseppe Falcomatà – assente giustificato per una convocazione da parte del procuratore capo della Dda Federico Cafiero de Raho, prevista da tempo ma concretizzatasi solo in mattinata – comunicarlo alla prossima iniziativa.

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

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