’Ndrangheta e narcotraffico, allarme anche in Ecuador. «La mafia calabrese ricicla con imprese e società» – VIDEO
Le parole di Renato González, comandante della Zona 7 della Polizia nazionale: «Influenza nella provincia di El Oro». Il ruolo nei flussi economici, logistici e finanziari della cocaina

LAMEZIA TERME «Esiste l’influenza della mafia calabrese, cioè italiana, la ’ndrangheta» e sono specializzati nella costituzione «di sistemi societari e imprese per riciclare risorse provenienti dalla criminalità organizzata». Un’analisi durissima che arriva da oltre oceano e dalle parole del colonnello Renato González, comandante della Zona 7 della Polizia nazionale dell’Ecuador.
In particolare, il colonnello ha evidenziato che questa struttura criminale mantiene un’influenza nella provincia di El Oro, un’area strategica per le rotte del narcotraffico internazionale. È questa la chiave di lettura che arriva, dunque, dall’ennesimo paese del Sud America considerato strategico nella produzione di cocaina, pronta per essere esportata in grandissime quantità verso l’Europa attraverso la rotta atlantica, richiamando il ruolo centrale assunto dalla ‘ndrangheta calabrese proprio in quelle zone – al pari di Colombia e Brasile – nella filiera globale del narcotraffico.
L’intervista
Durante un’intervista, il colonello si focalizza soprattutto sul livello a cui questa presenza si collocherebbe. González ha spiegato, infatti, che la mafia calabrese non parteciperebbe direttamente alle attività più visibili legate ai carichi di droga, ma s il suo ruolo sarebbe diverso, più sofisticato e meno esposto.
«Sono specializzati nella costituzione di sistemi societari e imprese per riciclare risorse provenienti dal crimine organizzato», ha sostenuto il colonnello ovvero strutture che, secondo la ricostruzione della Polizia ecuadoriana, sarebbero in grado di controllare o condizionare aspetti economici, logistici e finanziari collegati al narcotraffico internazionale.
Una rete multilivello
È il modello della mafia invisibile ai container ma presente attorno ai container: nelle società, nei porti, nei servizi, nei canali di riciclaggio e nelle relazioni che consentono alla cocaina sudamericana di arrivare ai mercati europei. Insomma, quello che emerge dallo spaccato offerto dall’ufficiale è la conferma di una “trasformazione” del narcotraffico internazionale in una rete multilivello: gruppi sudamericani produttori o fornitori, organizzazioni locali incaricate della movimentazione, broker e intermediari, mafie europee capaci di garantire sbocchi commerciali, riciclaggio e reinvestimento. E, in questo quadro, la ’ndrangheta continua a essere considerata una delle organizzazioni criminali più potenti e ramificate al mondo. Una delle più pericolose.
El Oro
La provincia di El Oro, al confine con il Perù e affacciata sul Pacifico, viene indicata come area sensibile proprio per la sua uscita marittima e per il collegamento con le rotte internazionali della droga. Secondo González, «le organizzazioni criminali straniere cercano influenza nei corridoi utilizzati per muovere gli stupefacenti». Nell’intervista, l’ufficiale allarga il ragionamento alla presenza di mafie straniere nella provincia, parlando di «mafia italiana e mafia albanese come soggetti criminali presenti nell’area».
Il quadro tracciato è quello di un territorio attraversato da più interessi criminali internazionali: dalle strutture legate al cartello di Sinaloa ai gruppi armati illegali colombiani, fino alla mafia albanese, la cui incidenza sarebbe stata confermata da successive indagini e dall’operazione “Costa”. In questo contesto, la mafia calabrese viene indicata come una struttura «molto più sofisticata», capace di muoversi soprattutto nei livelli meno visibili del narcotraffico: quelli economici, societari, logistici e finanziari.
I-Can e Interpol
Le parole dell’ufficiale trovano poi sponda dagli ultimi report dell’Interpol che, attraverso il progetto I-CAN – INTERPOL Cooperation Against ’Ndrangheta, da anni ormai descrive la ‘ndrangheta come una delle organizzazioni criminali «più estese e potenti» a livello globale. Le sue radici sono in Calabria, ma la sua presenza si è allargata a oltre 84 Paesi, con attività che spaziano dal narcotraffico al riciclaggio, dalle estorsioni agli appalti truccati. Secondo Interpol, gli enormi profitti illeciti vengono reinvestiti in società apparentemente legali, rafforzando il potere dell’organizzazione e inquinando l’economia regolare.
Al top della catena
Dalla Calabria all’Ecuador, passando per i porti e le rotte atlantiche, il potere delle cosche si misura sempre meno soltanto nella presenza armata sul territorio e sempre di più nella capacità di entrare nei circuiti economici globali. La ’ndrangheta, quindi, non è più solo acquirente o destinataria finale della cocaina, ma è un “soggetto” capace di stare nella parte alta e meno visibile della catena criminale: quella che organizza, finanzia, ricicla e mette in sicurezza i profitti. È la dimensione più moderna del narcotraffico: la droga viaggia nei container, ma il vero potere si muove nelle società, nei capitali e nella logistica. Ed è proprio questo il punto che rende le dichiarazioni arrivate dall’Ecuador particolarmente rilevanti per la Calabria. (g.curcio@corrierecal.it)