Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 23:05
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 6 minuti
Cambia colore:
 

L’incontro in prefettura

Catanzaro, nuova intesa per il patrimonio culturale del Fondo Edifici di Culto

Centrale il ruolo delle diocesi nella trasmissione dei dati sullo stato dei beni e quello della Soprintendenza nella valutazione tecnica e nella definizione degli interventi

Pubblicato il: 18/05/2026 – 23:05
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Catanzaro, nuova intesa per il patrimonio culturale del Fondo Edifici di Culto

CATANZARO Si è tenuto stamane nella Prefettura di Catanzaro, alla presenza del sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno, Wanda Ferro, un incontro dedicato all’attuazione del nuovo protocollo d’intesa tra il ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione – e il ministero della Cultura – Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale, finalizzato alla promozione e al potenziamento della collaborazione nelle attività di tutela, conservazione, restauro e valorizzazione del patrimonio culturale di proprietà del Fondo Edifici di Culto. Alla riunione, convocata dal Prefetto Castrese De Rosa, hanno preso parte i rappresentanti delle Diocesi interessate, la dott.ssa Stefania Argenti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Catanzaro e Crotone e l’ing. Floriano Siniscalco del Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per la Sicilia e la Calabria, con l’obiettivo di condividere i contenuti dell’intesa e definire le modalità operative per la sua concreta attuazione sul territorio provinciale.

«Il patrimonio del Fondo Edifici di Culto – ha detto Ferro – rappresenta una parte preziosa della storia, dell’identità e della memoria delle nostre comunità, perché custodisce luoghi nei quali si intrecciano arte, fede, cultura e vita civile dei territori. In Calabria, e in particolare nella provincia di Catanzaro, l’attenzione del Ministero dell’Interno verso questi beni ha già trovato riscontri concreti attraverso interventi significativi: penso alla Chiesa di San Domenico a Taverna, interessata da un importante intervento finanziato con fondi nrr, e al complesso di Sant’Antonio di Padova a Lamezia Terme, destinatario di un finanziamento di oltre due milioni di euro per la ristrutturazione della chiesa e del convento. Sono esempi che dimostrano come la collaborazione tra istituzioni, autorità ecclesiastiche, strutture tecniche e amministrazioni competenti possa tradursi in risultati concreti per la conservazione e la valorizzazione dei beni. Il nuovo protocollo d’intesa – ha proseguito Ferro – va proprio in questa direzione: non si limita a disciplinare singoli interventi, ma mira a costruire un sistema operativo stabile, capace di partire dalla conoscenza puntuale dello stato dei beni, individuare le priorità, programmare gli interventi e assicurare tempi e procedure coerenti con l’importanza del patrimonio da tutelare».
«L’obiettivo – ha detto ancora Ferro – è fare in modo che esperienze positive come quelle ultime di Taverna e Lamezia Terme, per riportare quelle di questa provincia, possano rientrare in un percorso codificato dove trova una precisa disciplina ogni fase del recupero del bene che va dalla ricognizione dell’intervento alla programmazione della spesa, alla esecuzione degli interventi stessi per arrivare sino agli adempimenti informativi tra tutti i soggetti coinvolti, rafforzando in tal modo una collaborazione istituzionale definita in ogni momento ed orientata alla tutela, alla sicurezza, alla fruibilità pubblica e alla trasmissione alle future generazioni di un patrimonio di straordinario valore storico, artistico e religioso». «Nel corso dell’incontro – secondo quanto comunica la Prefettura – sono stati illustrati gli obiettivi del Protocollo, che mira a costruire un sistema operativo stabile per la gestione degli interventi sui beni culturali appartenenti al Fondo Edifici di Culto. L’intesa punta, infatti, a rendere strutturale un metodo di lavoro fondato sulla conoscenza puntuale dello stato dei beni, sulla definizione condivisa delle priorità, sulla programmazione degli interventi e sul raccordo costante tra Amministrazioni centrali, articolazioni territoriali, Autorità ecclesiastiche e soggetti tecnici competenti. Particolare attenzione è stata dedicata – è spiegato nella nota – alla fase di ricognizione dello stato di conservazione dei beni, considerata essenziale per individuare tempestivamente criticità, esigenze manutentive e interventi necessari. In tale quadro, i referenti ecclesiastici delle chiese appartenenti al Fondo Edifici di Culto sono chiamati a fornire un contributo conoscitivo fondamentale, attraverso la trasmissione periodica di informazioni sugli interventi di manutenzione ordinaria effettuati, corredate dalla relativa documentazione amministrativa, tecnica e fotografica. Tale attività consentirà di disporre di un quadro aggiornato delle condizioni degli immobili e di segnalare eventuali situazioni di rischio o di potenziale pericolo per l’incolumità delle persone e per la salvaguardia dei beni tutelati. Un ruolo centrale – si sottolinea – è affidato anche alla Soprintendenza competente per territorio, che, nell’ambito delle proprie funzioni di tutela, valuterà gli esiti delle ricognizioni e degli eventuali sopralluoghi, individuando gli interventi eleggibili ai fini della programmazione. La Soprintendenza curerà inoltre la predisposizione delle schede tecniche ed economiche relative agli interventi necessari per la conservazione degli immobili, con l’indicazione delle opere da realizzare e dei presumibili costi, assicurando il raccordo con le competenti strutture del Ministero della Cultura».  Il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche, secondo le competenze previste dalla normativa vigente e dagli eventuali accordi attuativi, «potrà concorrere alla fase tecnico-amministrativa ed esecutiva degli interventi, in particolare con riferimento alle attività di progettazione, affidamento, esecuzione e collaudo delle opere, nel rispetto della disciplina in materia di contratti pubblici e beni culturali. Le esperienze maturate con riferimento ai beni del Fondo Edifici di Culto di Taverna e Lamezia Terme sono state richiamate come esempi significativi di collaborazione istituzionale e di programmazione degli interventi. Il nuovo Protocollo mira proprio a consolidare tali buone pratiche, trasformandole in un modello operativo di riferimento, replicabile in ogni contesto». «Questo Protocollo agevola il lavoro a livello locale mettendo la Prefettura nelle condizioni di continuare a svolgere il proprio ruolo di impulso e coordinamento attraverso una collaborazione stabile tra Amministrazioni, Diocesi, Soprintendenza e soggetti tecnici competenti, affinché il patrimonio del Fondo Edifici di Culto presente sul territorio possa essere tutelato, conservato e valorizzato mediante programmazione condivisa e realmente efficace», ha sottolineato il prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa. «Un passaggio significativo – si fa rilevare – verso una collaborazione più strutturata nella consapevolezza che la tutela del patrimonio del Fondo Edifici di Culto richiede un’azione coordinata, continuativa e programmata, capace di coniugare conservazione, sicurezza, fruibilità pubblica e valorizzazione culturale, distinta per fasi e per compiti ben individuati posti a carico delle Parti firmatarie. L’impegno congiunto è la formale costituzione di un gruppo di lavoro con l’intervento dei referenti della Prefettura, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, del Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per la Sicilia e la Calabria e delle Diocesi catanzaresi che possa fungere da stabile momento di raccordo per dare speditezza ai contenuti del Protocollo».

Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x