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Omicidio Di Masi, condannati il pentito Oppedisano e Emanuel Morfei

REGGIO CALABRIA Emanuel Morfei e Rocco Oppedisano hanno progettato l’omicidio dei fratelli Di Masi, hanno teso loro un agguato, uccidendo Placido e ferendo Rosario. È questo il quadro che emerge da…

Pubblicato il: 14/10/2014 – 0:04
Omicidio Di Masi, condannati il pentito Oppedisano e Emanuel Morfei

REGGIO CALABRIA Emanuel Morfei e Rocco Oppedisano hanno progettato l’omicidio dei fratelli Di Masi, hanno teso loro un agguato, uccidendo Placido e ferendo Rosario. È questo il quadro che emerge dalla sentenza con cui la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Lucisano ha condannato all’ergastolo Morfei, difeso dall’avvocato Gabriele Valentini, e a 22 anni di carcere Oppedisano, oggi divenuto collaboratore di giustizia, assistito dal legale Claudia Conidi. Si tratta della sesta sentenza emessa a carico dei due per il medesimo procedimento, più volte andato incontro ad annullamenti da parte della Suprema Corte. Condannati in primo e in secondo grado, nel luglio del 2012 si sono visti annullare una prima sentenza emessa a loro carico dalla Corte d’assise d’appello reggina che li aveva condannati anche per l’aggravante della premeditazione, quindi una seconda che escludeva la medesima aggravante. Tornato per la terza volta in Corte d’assise d’appello, il procedimento si è concluso con una sentenza che, come chiesto dal pg Francesco Scuderi, riconosce una premeditazione nel delitto commesso, ma ancora una volta toccherà ai giudici della Suprema Corte mettere fine alla kafkiana vicenda.
Arrestati dagli uomini del commissariato di Serra S. Bruno, Emanuel Morfei, originario di Monsoreto di Dinami in provincia di Vibo Valentia, e il cugino Rocco Oppedisano di San Pietro di Caridà, sono ritenuti responsabili dell’agguato teso ai fratelli Placido e Rosario Di Masi del settembre del 2008. Stando a quanto emerso dall’inchiesta, due uomini armati di fucile a pallettoni, avrebbero sparato contro i due fratelli che viaggiavano in auto 2008 in località Misimizzi di San Pietro di Caridà. Colpito alla testa, Placido sarebbe morto in ospedale dopo un’agonia durata dieci giorni, mentre il fratello se la sarebbe cavata con una ferita al braccio. Per gli investigatori, l’agguato sarebbe riconducibile ai conflitti maturati in seno alla criminalità locale per il controllo del territorio a cavallo tra la provincia di Vibo e quella di Reggio Calabria. Nel frattempo l’imputato Rocco Oppedisano ha deciso di collaborare con la giustizia e da più di un anno sta svelando assetti e segreti dei clan delle Serre vibonesi.

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

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