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Revocata l'amministrazione giudiziaria alla “Lico Santo srl”

Il Tribunale di Vibo Valentia, accogliendo la richiesta formulata dalla Procura, ha revocato nei giorni scorsi l’amministrazione giudiziaria della Lico Santo srl. Un provvedimento accolto con soddi…

Pubblicato il: 19/11/2014 – 10:47
Revocata l'amministrazione giudiziaria alla “Lico Santo srl”

Il Tribunale di Vibo Valentia, accogliendo la richiesta formulata dalla Procura, ha revocato nei giorni scorsi l’amministrazione giudiziaria della Lico Santo srl. Un provvedimento accolto con soddisfazione dai vertici dell’azienda. «La giustizia – si legge infatti in una nota della Lico Santo – nella quale la società ha sempre confidato, ha compiuto il suo corso e ha evidenziato l’estraneità dell’azienda ai fatti che le venivano ascritti , restituendole la legittimazione conquistata in anni di duro lavoro in tutta Italia grazie soprattutto alla quarantennale solida e qualificata attività del compianto fondatore Santo Lico».
«Abbiamo sempre creduto – si legge ancora nella nota – nel fatto che l’attenta valutazione della magistratura avrebbe comportato la nostra estraneità ai fatti; oggi finalmente possiamo tornare a operare con serenità, certi che le aziende che ci hanno dato fiducia in tutti questi anni avranno anche il conforto degli esiti giudiziari nel continuare con proficuità e convinzione a lavorare nell’ interesse del Paese e a tutela degli stessi lavoratori. Non è stato facile, in un momento così delicato, affrontare anche questa vicenda ma da oggi finalmente – affermano i vertici aziendali – si può tornare a operare a pieno regime con la consapevolezza che il patrimonio di esperienza e buon lavoro lasciato dal commendatore Santo Lico proseguirà in una realtà dove il ruolo degli imprenditori rimane centrale per garantire occupazione e benessere, soprattutto poi nella città di Vibo Valentia dove è presente la sede storica dell’azienda».
La Lico Santo, che opera nel settore delle telecomunicazioni e dell’impiantistica, era finita sotto i riflettori della Direzione investigativa antimafia di Roma, le cui indagini avevano rilevato «l’esistenza di intensi rapporti affaristici» tra l’azienda e due società già sottoposte a sequestro perché riconducibili, secondo gli inquirenti, alla cosca Fiarè e in particolare al boss Saverio Razionale. Per questo la sezione misure di prevenzione del Tribunale vibonese aveva affidato la gestione della società a un amministratore giudiziario.

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