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Fondi Ue, la politica "patetica" di Mancini

Dopo aver trascorso quasi cinque anni a indire conferenze stampa e a diramare comunicati sull’emissione di mandati di pagamento a enti pubblici e privati, l’ex assessore regionale al Bilancio e all…

Pubblicato il: 11/12/2014 – 13:28

Dopo aver trascorso quasi cinque anni a indire conferenze stampa e a diramare comunicati sull’emissione di mandati di pagamento a enti pubblici e privati, l’ex assessore regionale al Bilancio e alla programmazione della Regione Calabria, Giacomo Mancini, nel tentativo goffo di giustificare la propria incapacità di governo non trova di meglio che addebitare le responsabilità ai suoi più diretti collaboratori. Non so a chi si riferisca in particolare e quali siano stati i parametri di inefficienza per inserirli nella categoria dei “burosauri”, ma di certo non poteva compiere atto più obbrobrioso per un “politico” del suo calibro. Far passare l’idea che le colpe dei ritardi di spesa sul Por 2007/2013 e del mancato inoltro alla Comunità europea del piano per il Por 2014/2020 siano da ricondurre all’azione di ritorsione nei suoi confronti da parte di coloro che lui stesso voleva allontanare dal suo assessorato appare semplicemente patetico. Come se qualcuno glieli avesse imposti contro la sua volontà o, magari, a sua insaputa.

Una caduta di stile che, a posteriori, giustifica appieno gli elettori del centrodestra cosentino che si sono ben guardati dall’eleggerlo consigliere regionale, ma anche un involontario, a questo punto obbligatorio, input al nuovo presidente Oliverio perché inserisca nel suo rapporto sullo stato di salute della Regione proprio il dipartimento Bilancio e programmazione, troppo spesso affidato alla responsabilità di soggetti privi della dovuta titolazione e frequentato da personaggi più propensi alla cura della propria immagine che all’attitudine amministrativa.

In particolare, dovrà essere vagliata, anche per i possibili danni provocati all’erario regionale, l’attività di vigilanza, peraltro prevista dai rispettivi statuti, sulle fondazioni e sugli enti sub-regionali che, da preziosi strumenti di accompagnamento quali alcuni di essi erano, riconosciuti anche in campo internazionale, si sono visti ridotti a innominabili carrozzoni clientelari. Il tutto grazie a una legge dell’agosto 2010, firmata illegittimamente proprio dall’omonimo del grande statista cosentino Giacomo Mancini che, presentata in nome dell’esigenza di contrazione delle spese di funzionamento della Regione, ha consentito la devastazione organizzativa e finanziaria di Calabria lavoro, Calabria etica, Fondazione Terina e Fondazione Field.

Il tutto nel silenzio assoluto delle forze politiche e della stessa magistratura, oltre che della commissione Antimafia, a cui si era chiesta ufficialmente l’audizione. Altro che burosauri, Mancini.

 

*Ex presidente Field

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