Ultimo aggiornamento alle 11:53
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

Sistema criminale

Mafia Capitale è una miniera inesauribile di informazioni circa le modalità operative di organizzazioni criminali romane, a ragione definite di tipo mafioso, dal momento che delle mafie tradizional…

Pubblicato il: 29/12/2014 – 17:25

Mafia Capitale è una miniera inesauribile di informazioni circa le modalità operative di organizzazioni criminali romane, a ragione definite di tipo mafioso, dal momento che delle mafie tradizionali hanno mutuato metodi di violenza e di intimidazione, controllo del territorio, questa volta da intendersi come territorio amministrativo romano, in una parola il Campidoglio e altri importanti uffici pubblici della Capitale, collegamenti con poteri pubblici, partiti politici, servizi segreti e altro ancora.
Come avevo previsto nel numero precedente di questo giornale, non sono mancati i collegamenti diretti con la ‘ndrangheta e, in misura minore almeno sino a questo momento, di altre organizzazioni mafiose. Ed è facile prevedere che lo sviluppo delle indagini farà emergere collegamenti e convergenze di interessi assai più profondi, non limitati al livello meramente criminale. Emergono altresì, accanto all’economia del sistema corruttivo messo in piedi da oltre un decennio per l’appropriazione di ingenti pubbliche risorse, l’economia degli immancabili delitti collaterali, come usura, estorsione, e, primo tra tutti, traffico internazionale di droga, quello che assicura il maggiore flusso di denaro contante, il maggiore potere di ricatto, di controllo del territorio, di condizionamento dell’economia capitolina e nazionale.
Non è condivisibile la tesi secondo la quale le mafie tradizionali, e la ‘ndrangheta in particolare, non sarebbero presenti in forma organizzata (nel senso della creazione di “locali”, ciascuno con uno specifico territorio di competenza) perché Roma, essendo il centro politico del Paese, sede del Parlamento e del governo, doveva essere e restare “città aperta”. La tesi troverebbe conforto nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia calabresi, e questo ci era stato effettivamente riferito nelle indagini condotte dalla Dda di Reggio Calabria negli anni 90 e precedentemente.
E tuttavia occorrono alcune precisazioni: i collaboratori in questione sono stati arrestati e hanno iniziato a collaborare nei primi anni 90 e dunque le conoscenze da essi riferite riguardano la situazione romana degli anni 70 e 80, quando a Roma imperversava la Banda della Magliana e le mafie meridionali che intendevano operare nella Capitale (e operavano, eccome se operavano) dovevano in qualche modo trovare accordi con la criminalità locale. Questo non impedì tuttavia che nei due decenni prima ricordati, a Roma e dintorni, i calabresi compissero sequestri di persona a scopo di estorsione (il più famoso di tutti riguardò Paul Getty Jr, nipote del miliardario americano), traffici di armi (in uno dei quali era coinvolto Giorgio De Stefano, poco prima di essere ucciso nel novembre del 1977), i primi traffici di droga. E se anche Roma-Urbe non era oggetto di suddivisione del territorio in “locali”, non altrettanto poteva dirsi sin da allora, e ancora più oggi, delle località vicine, prima tra tutte i comuni dei Castelli romani, come Grottaferrata, Mentana, Albano e via dicendo, nei quali gli insediamenti di personaggi della ‘ndrangheta erano numerosi e attivi. Per non parlare poi degli stanziamenti ad Anzio e Nettuno di elementi della cosca Gallace di Monasterace, a Fondi dei figli di Mico Tripodo, con conseguente infiltrazione nelle amministrazioni comunali di Nettuno e Fondi.
Vi è poi un altro elemento da considerare. Non è possibile considerare la struttura organizzativa tradizionale della ‘ndrangheta come l’unica e imprescindibile condizione per assicurare la sua presenza in territori diversi da quelli di origine. Con ciò non si vuole certo sottovalutare l’importanza fondamentale che ebbe l’esportazione del modulo organizzativo calabrese nel mondo per la diffusione della ‘ndrangheta nei cinque continenti, ma l’evoluzione iniziata negli anni 70 con la “Santa” si è ulteriormente perfezionata nel nuovo millennio.
Oggi, la ‘ndrangheta è in grado di essere presente con le sue imprese, gli investimenti immobiliari, con la rete finanziaria, i collegamenti politici e affaristici, in qualunque territorio del Paese, in Europa e nel mondo e a Roma è letteralmente di casa, senza necessità di intermediazioni. Il controllo del mercato della cocaina le consente di intessere rapporti con tutta la rete criminale regionale, oltre ai vecchi rapporti con la destra eversiva, con settori della politica nazionale, imprenditori (illuminante a questo proposito quanto emerge sulla rete di copertura della latitanza di Amedeo Matacena), e poi ancora servizi e logge massoniche.
Quello che ancora non si comprende, anche a livello scientifico, è che parlare ancora di plurime organizzazioni mafiose, ciascuna con proprie caratteristiche, proprio territorio, propri collegamenti, è un modo vecchio di considerare il fenomeno mafioso del nostro Paese, con le conseguenti incertezze e debolezze nell’azione di contrasto. Sempre più emerge la realtà, non certo tranquillizzante, di un sistema criminale integrato, del quale fanno parte anche le cosiddette mafie straniere, la grande criminalità economica globale, i trafficanti internazionali di armi, di droga, di rifiuti tossici di ogni genere, di merce contraffatta, i faccendieri, settori della politica, della finanza e dell’imprenditoria.
Emerge tutta l’insufficienza dell’azione di governo che ritiene di intervenire con logica emergenziale, mai sufficientemente deprecata ma sempre praticata, proponendo misure parziali, ritagliate su singole esigenze, mai su una visione di carattere generale che faccia intravedere una strategia nuova, innovativa, in linea con il livello dell’attacco che tale sistema criminale è in grado di muovere al paese.
La logica dell’aumento delle pene minime e massime per singoli reati può anche essere utile, ma ricalca schemi vecchi e superati di intervento che non incidono per nulla sui nodi della inefficacia della risposta giudiziaria e quindi della deterrenza della pena.
L’attuale contingenza politica non consente di operare un salto di qualità del genere. Prevale la logica del compromesso e della tutela di interessi di categorie, settori politici, interessi professionali. I piccoli passi non sono più sufficienti.

 

*magistrato

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x