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La Catanzaro che verrà

Come cambierà Catanzaro nei prossimi mesi? Una domanda suggerita dalla certezza che, quando sarà funzionante la nuova sede della Regione, gli assessorati con i tanti uffici lasceranno, dopo circa 4…

Pubblicato il: 09/01/2015 – 10:53

Come cambierà Catanzaro nei prossimi mesi? Una domanda suggerita dalla certezza che, quando sarà funzionante la nuova sede della Regione, gli assessorati con i tanti uffici lasceranno, dopo circa 40 anni, i palazzi del centro storico e quelli dei quartieri per trasferirsi nei nuovi locali. Qualcuno ha pensato a quale metamorfosi si avvia la città e quali conseguenze avrà la sua già precaria economia? Qualcuno degli amministratori che siede a Palazzo Santa Chiara (ma anche quelli di ieri), si è posto il problema di che cosa abbia provocato per non aver saputo programmare il destino della città? È stato mai calcolato quale colpo subirà la società quando quei palazzi resteranno vuoti e quale futuro sarà prevedibile per il patrimonio culturale sul quale si è poggiata prevalentemente l’economia di Catanzaro?
Quando si concluderà la cerimonia dell’inaugurazione della nuova sede della Regione, i cittadini di Catanzaro forse si sentiranno maggiormente responsabili per aver consegnato negli anni la città a una classe dirigente incapace di ricercare una seria prospettiva di sviluppo organico cedendo, invece, alle tentazioni clientelari capaci anche di spogliare la città fino a lasciarla “nuda”, tanto che appare persino difficile salvare il vecchio borgo dal degrado cui sembra avviato. La sorte è stata matrigna con i catanzaresi per avere il più delle volte riservato loro con l’eccezione di qualche sindaco che ha saputo realizzare opere importanti (Fausto Bisantis per il Ponte omonimo, Benito Gualtieri per la Rotatoria, Marcello Furriolo per la realizzazione del teatro Politeama e Michele Traversa per il Parco della Biodiversità, amministratori incapaci di trovare soluzioni soddisfacenti che riguardassero il tema complessivo del futuro della città ed evitare che si possa trasformare miseramente in un dormitorio o, ancora peggio, in un simbolo dell’archeologia urbana.
Può Catanzaro evitare la sua crescente marginalità anche rispetto alle altre città calabresi non obbligatoriamente capoluogo di provincia e diventare luogo di un nuovo rinascimento? Inutile dire che può farlo, ma a patto che i suoi cittadini si dimostrino capaci di svolte epocali a cominciare dal fare scelte responsabili sin dalle prossime elezioni amministrative e se si determineranno a cambiare il loro rapporto con la classe politica riaffermando il principio della sovranità popolare che non va delegata ma, al contrario, salvaguardata. Solo seguendo questa strada sarà possibile localizzare il nuovo ruolo per Catanzaro che sarà fatto essenzialmente di terziario avanzato, di conoscenze innovative e di una classe di giovani qualificati e creativi. Ecco perché appare sempre più attuale e responsabile, anche per i risvolti di carattere economico, portare a Catanzaro la Casa dello studente piuttosto che la facoltà di Sociologia, peraltro in crisi in tutti gli atenei italiani. Non bisogna dimenticare che Catanzaro ha potuto contare su un’economia urbana supportata da una pubblica amministrazione articolata, su un artigianato significativo e di primo livello e più di recente, appunto, su una popolazione universitaria consistente. Il venir meno di questi ingredienti può determinare una crisi acuta e non solo in rapporto all’economia, ma anche per quanto riguarda l’identità del luogo. Il commercio subisce gravi perdite in termini non solo di numeri ma anche di attrattiva per la città; la crisi che stiamo attraversando è un segnale speculare alle crescenti difficoltà. Ecco perché sono indispensabili scelte importanti e interventi epocali.
La valorizzazione del centro storico è un processo che traduce in un’unica regia la complessità delle risorse attivando progetti e azioni integrate secondo un modello di sviluppo condiviso per orientare i programmi e gli investimenti delle istituzioni.
Giusto per ricordare a coloro che dovrebbero avere interesse ad ascoltare, citiamo il passo di un piano strategico sviluppato per un centro storico di una cittadina del Nord: «Senza vincolare a letture preconcette il processo di descrizione e analisi della fase di riordino urbano, gli obiettivi programmatici sono suddivisi in due livelli: a) rispetto all’esistente, cioè promuovendo il patrimonio e riqualificando il sistema urbano; b) rispetto agli scenari futuri, cioè implementando i servizi, incentivando l’uso residenziale, favorendo nuove attività, riorganizzando la mobilità». A Catanzaro si è scelta la delocalizzazione come principio di espansione e qualche volta si dice anche sotto la spinta di altre amministrazioni comunali (sic!) che hanno obiettato la difficoltà di raggiungere il centro storico; e così l’Università, la sede della Regione e la stazione ferroviaria hanno preso la strada di Germaneto dove è stato possibile contare su ampi spazi. Attorno a quelle strutture sono state realizzate, o sono in fase di realizzazione, assetti viari di primaria importanza che collegano la strada dei Due Mari con la strada 106 jonica, in pratica da Catanzaro Lido a Sarrottino, lasciando completamente fuori da quei servizi e dalle due direzioni di marcia il centro di Catanzaro, che rimane isolato e scarsamente servito dai mezzi pubblici.
Come intervenire? Secondo quanto sostengono i tecnici, con la realizzazione di una strada a scorrimento veloce che, attraversando le colline, raggiunge il centro del capoluogo in pochissimo tempo e, ovviamente, con un altrettanto efficiente servizio di trasporto urbano sia per chi ha necessità di prendere il treno, sia per gli studenti e il personale del Policlinico, sia per i dipendenti e gli utenti che hanno necessità di recarsi negli uffici della Regione.
Qualcuno se ne sta occupando?

*giornalista

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