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Frana di Luzzi, «quel fiume stava diventando pericoloso»

COSENZA “Quel fiume stava deviando e c’erano grossi pericoli”. Quindi quella frana – forse – poteva essere evitata. Lo ha ribadito, oggi, nell’aula 5 del tribunale di Cosenza un testimone della par…

Pubblicato il: 26/01/2015 – 19:03
Frana di Luzzi, «quel fiume stava diventando pericoloso»

COSENZA “Quel fiume stava deviando e c’erano grossi pericoli”. Quindi quella frana – forse – poteva essere evitata. Lo ha ribadito, oggi, nell’aula 5 del tribunale di Cosenza un testimone della parte civile nel corso del processo sulla frana di Luzzi, avvenuta il 26 gennaio del 2009 che ha causato il crollo di un ponte nella quale due signore, mamma e figlia, sono rimaste ferite. Nel processo è imputato Stefano Aiello, responsabile del settore viabilità della Provincia di Cosenza. Oggi sono stati sentiti quattro testimoni. In particolare, il teste citato della parte civile ha riferito di aver spedito una lettera alla Provincia sul fatto che il fiume stava deviando sul suo terreno. Sono saliti, poi, sul banco dei testimoni, tre persone, all’epoca dei fatti dirigenti della Provincia, citati dalla difesa. Hanno risposto a una raffica di domande, la dottoressa Silvana Naccarato e l’architetto Giuseppe Chiappetta che all’epoca della vicenda era responsabile della Protezione civile. A lui il pm Bruno Antonio Tridico ha chiesto se avevano monitorato la zona e se avevano fatto attività di manutenzione. “Avevano fatto un sopralluogo – ha detto l’architetto – e non c’era la concessione di acqua. Il ripristino della briglia non aveva prodotto erosione”. E’ stata anche acquisita la relazione di Chiappetta, fatta il 26 gennaio del 2009. I tre testi della difesa hanno sostanzialmente ribadito che i lavori non erano di competenza del settore viabilità, ma di altri, come il settore della Protezione civile perché i lavori riguardavano il letto del fiume. Udienza rinviata al prossimo 18 maggio per sentire altri consulenti.

 

Mirella Molinaro

m.molinaro@corrierecal.it

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