Ultimo aggiornamento alle 22:09
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 6 minuti
Cambia colore:
 

L'esplosivo della "Laura C" per il clan di Pellaro, 8 arresti

REGGIO CALABRIA Un gruppo feroce e determinato, attivo tanto in campo imprenditoriale, come in tutta una serie di attività illecite che vanno dalla distribuzione di droga alle estorsioni, comandato…

Pubblicato il: 05/02/2015 – 7:18
L'esplosivo della "Laura C" per il clan di Pellaro, 8 arresti

REGGIO CALABRIA Un gruppo feroce e determinato, attivo tanto in campo imprenditoriale, come in tutta una serie di attività illecite che vanno dalla distribuzione di droga alle estorsioni, comandato con pugno di ferro da una donna, che per sangue e matrimonio si è guadagnata i galloni della reggente del clan. È questa l’immagine più attuale della cosca Franco, storica famiglia satellite dei Tegano radicata a Pellaro, scattata dall’inchesta Tnt 2, che oggi ha portato all’arresto di otto soggetti, ritenuti con vari ruoli e compiti affiliati all’omonimo clan. In manette sono finiti uomini di peso del clan come la reggente Giuseppina Franco, Giuseppe Franco, fratello del boss Michele da lungo tempo detenuto, Massimo Murina, cugino dell’ex reggente di Santa Caterina, Carmelo Murina, come anche l’imprenditore Filippo Gironda, per gli inquirenti in tutto e per tutto uomo del clan. Ma la Procura ha chiesto e ottenuto l’arresto anche di Stefano Porchi, Massimiliano Piccolo e Giuseppe Zampaglione, mentre per Giovanni Ambrogio sono stati disposti i domiciliari. A vario titolo sono tutti accusati di associazione di tipo mafioso, detenzione, vendita e cessione di sostanze stupefacenti, detenzione, trasporto e cessione di esplosivo bellico del tipo “C-4” ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose.

LE INDAGINI
Ad incastrarli sono state le indagini sviluppate a partire da quella prima operazione Tnt, che a partire dal sequestro di un discreto quantitativo di tritolo, dello stesso tipo di quello rinvenuto nelle stive della nave “Laura C”, rinvenuto nell’aprile 2012 a casa di Domenico Demetrio Battaglia, nell’aprile scorso ha incastrato i dieci componenti di una pericolosa banda dedita a furti e rapine. Ma seguendo la traccia lasciata da quell’esplosivo, inquirenti e investigatori sono arrivati anche al feroce clan cui era stato sottratto e che per recuperarlo non ha esitato a usare le maniere forti.

VIOLENZA NELLA PUBBLICA VIA, MA NESSUNO VEDE
Pellaro, pieno giorno. Due uomini avvicinano Demetrio Battaglia, malavitoso di mezza tacca, noto come autore di furti e rapine. I due – l’imprenditore Filippo Gironda e Giovanni Ambroggio – lo circondano, iniziano a discutere, i toni si fanno sempre più aspri e minacciosi. In breve, inizia il selvaggio pestaggio dell’uomo, che quindi viene caricato di peso su un auto. La stessa cosa avviene poco dopo con il socio di Battaglia, Damiano Berlingieri, anche lui prelevato di forza dalla sua abitazione. Sono scene concitate, in strada si crea un po’ di clamore, ma nessuno vede niente, nessuno sente niente, nessuno denuncia niente. I due vengono trascinati in uno dei magazzini dell’imprenditore Filippo Gironda, dove continua il pestaggio. Su mandato di Pino Franco, fratello dello storico boss Michele, i due uomini devono “convincere” Berlingeri e Battaglia a restituire il tritolo proveniente dalla Laura C che hanno sottratto alla cosca Franco.

CAFIERO DE RAHO: «MURO D’OMERTA’ OSTACOLA LE INDAGINI»
«I due sono stati aggrediti, picchiati, strascinati in un deposito senza che nessuno abbia mai segnalato alcunché – sottolinea con amarezza il procuratore capo Federico Cafiero De Raho –. Se fossimo altrove, la ndrangheta probabilmente sarebbe già stata sconfitta, ma qui è tutto più difficile perché anche di fronte ai fatti più palesi si alza un muro di omertà che impedisce di raccogliere anche i più basilari elementi». Parole amare che però non nascondono la soddisfazione per aver individuato uno dei clan in grado di accedere all’esplosivo della “Laura C”, fil rouge di una serie attentati realizzati e tentati , dall’ordigno all’ospedale di Locri, alla bomba a palazzo San Giorgio, alle stragi siciliane, secondo i pentiti realizzate anche con il C4 contenuto del mercantile. Un vero e proprio arsenale che nel tempo è sempre stato a disposizione di diversi clan, nonostante i tentativi di bonifica del relitto e interdizione all’accesso. «Allo stato non è dato comprendere per quale scopo i Murina detenessero l’esplosivo. Sul punto – rivela De Raho – gli accertamenti sono ancora in corso».

PINA LA REGGENTE
Di certo però, quello che appare chiaro sono l’organigramma e le dinamiche interne del clan, nonostante gli arresti in grado di dotarsi di una figura carismatica in grado di tenere le redini dell’organizzazione. Lungi dall’essere una remissiva ancella, al massimo relegata al rango di portaordini, Pina Franco – figlia e moglie di boss – regge le redini del clan. «È lei – sottolinea il procuratore capo Federico Cafiero De Raho – a concentrare su di sé tutte le decisioni, come a pretendere che a lei e solo a lei venga versato quanto raccolto nel corso delle attività illecite». Ma non si tratta di una semplice “amministratrice” dei proventi dei vari filoni di business del clan. Al contrario, è lei a decidere le strategie come i «responsabili di settore». Sarà infatti Pina Franco a delegare a Massimo Murina, cugino di primo grado del marito, la gestione dello spaccio dell’eroina e dello sfruttamento della prostituzione.

RUOLO RICONOSCIUTO
Business troppo pericolosi o “infamanti” per l’uomo che – racconta a un sodale – avrebbe rifiutato l’offerta perché «… questo è pericoloso… gli ho detto io non mi parlate affatto no di Puttane, no di… Inc… , gli ho detto io solo di erba mi dovete parlare a me». Murina continuerà dunque, insieme a Massimo Piccolo, a gestire semplicemente la raccolta dei proventi – «i soldi della ndrangheta» a loro stesso dire – dello spaccio di hashish e marijuhana, poi consegnati puntualmente alla tirannica parente. Un ruolo mal sopportato ma assolutamente riconosciuto da affiliati come Murina, che pur masticando amaro era preciso e puntuale nelle consegne. «Che mi caco il cazzo di andare da questa, da Pina io – lo sentono lamentarsi gli investigatori – per raccontargli per raccontargli, per fargli e per dirgli….quanto gli saliamo 12 (dodici)?…..qualche 13 (tredici) e passa, penso…inc… qualche altre 8000 (ottomila)».

GIRONDA, IMPRENDITORE DEL CLAN
E allo stesso modo, la Franco teneva a guinzaglio corto anche Filippo Gironda, cui più volte – è emerso dalle intercettazioni – la donna ha ordinato di presentarsi nella propria abitazione per rendere conto di interessi e affari. noto imprenditore reggino, titolare anche di una serie di commesse e appalti pubblici, Gironda è considerato dagli inquirenti a pieno titolo affiliato al clan, non solo per i continui contatti con la Franco ma anche perché è lui uno degli autori del barbaro pestaggio di Battaglia e Berlingeri. Già indagato a piede libero falso ideologico e abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture con l’aggravante di avere commesso il fatto al fine di agevolare i clan nell’operazione Saggezza, per i pm Gironda e soprattutto le sue imprese sono il mezzo attraverso il quale l’organizzazione mafiosa riesce ad inserirsi tra i gangli dell’imprenditoria, divenendo egli stesso “gestore” delle risorse delle cosche clan. È lui «il volto della ndrangheta imprenditrice» nelle parole del colonnello Lorenzo Falferi, che sottolinea come ancora una volta un’indagine dimostri la necessità della ‘ndrangheta di affondare radici anche nell’economia legale. Circostanze che spiegano il sequestro preventivo disposto in via d’urgenza per le due imprese di Gironda – la G.F. Costruzioni Lavori edili e stradali e la Gicos srl – come di beni mobili e immobili, autoveicoli, mezzi d’opera, rapporti bancari e prodotti Finanziari, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano

Concessionario Basic Media Servizi Srl

Telefono: 0984-391711
Cellulare: 351 8568553
Email: info@basicms.it

Design: cfweb

x

x