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L’unione fa la forza?

Il tema delle fusioni dei Comuni sta interessando diverse istituzioni locali, la politica e i cittadini che, spesso, vi remano contro per irragionevoli difese campanilistiche. I progetti che attrag…

Pubblicato il: 19/02/2015 – 16:49

Il tema delle fusioni dei Comuni sta interessando diverse istituzioni locali, la politica e i cittadini che, spesso, vi remano contro per irragionevoli difese campanilistiche. I progetti che attraggono la maggiore attenzione riguardano il perfezionamento in città unica della consolidata “conurbazione” di Cosenza e Rende e l’avviato progetto aggregativo di Corigliano e Rossano. Gli interventi pubblici che si succedono sono, nella maggior parte dei casi, di buona qualità e, comunque, dimostrativi di un modo nuovo di fare politica, atteso che tendono per lo più a valutare le positive ricadute sul territorio interessato e su chi lo vive.
Cosenza e Rende. Al riguardo si evidenziano due filoni di pensiero, meglio due secondi fini. Il primo riguarda l’interesse politico di chi partecipa al dibattito per indurre taluni a digerire eventuali candidature a sindaco indigeste ad altri ovvero di chi lo fa, a giuste ragioni, per sondare il buon esito di eventuali successive nomination dei rispettivi sindaci a candidature superiori. Il secondo è riconducibile a chi intende affrontare l’argomento in termini di regolarizzazione istituzionale di ciò che, a parere di alcuni, è già in atto da tempo ovvero, secondo altri, di ciò che potrebbe essere. È ovvio che il secondo gruppo è più interessante del primo perché sotteso a ridisegnare l’area urbana e, con essa, a condizionare la vita dei suoi abitanti, ivi compreso i 32mila studenti che frequentano l’Unical. Una scelta difficile perché, per come già ben sottolineato da alcuni, le due città hanno due diverse origini. Cosenza si è spogliata di cittadini a tutto vantaggio dell’altra e svuotata dei tradizionali punti di incontro, che andavano dallo storico bar Manna al Palazzo degli uffici, non sfuggito ad alcuno nel darsi appuntamento per la solita vasca. Rende si è arricchita di residenti, perché campione di urbanistica e di amministrazione efficiente nonché protagonista di una politica di “accoglimento” assistita dell’insediamento universitario.
Una storia che ovviamente va comparata con l’attuale, al fine di capire l’utilità o meno della città unica. Lo stato dei luoghi ci presenta Cosenza in continua riparazione dell’irreparabile e “in attesa” delle grandi opere. Ci esibisce una Rende che comincia a dimostrare sempre di più i suoi anni e, forse, meno adatta agli attuali residenti di come invece lo era stata nel momento della loro scelta a divenire tali.
Le attuali performance amministrative differiscono. Ingolfate e nel solito affanno quelle del Capoluogo, che impediscono ogni forma di progresso economico-sociale. Da qualche anno, in netta caduta quelle della città sognata, voluta e realizzata da Cecchino e Sandro Principe, con tanta intelligenza e lungimiranza da assurgere ad esempio nel Paese e a vanto del Mezzogiorno. Tutto questo è appesantito dai bilanci in cattiva salute che non contribuiscono affatto ad attenuare ed eliminare i problemi riguardanti le prestazioni e i servizi da rendere ai cittadini. Conseguentemente, fare di due macchine che marciano male una più grande dal funzionamento altrettanto precario sarebbe un ulteriore danno. Per Rende, perché sarebbe appesantita dai guasti e dal disordine cosentino. Per Cosenza, perché le sarebbe impedita la autonoma continuazione di quella politica locale di risanamento urbanistico ed economico che appare essere stato avviato.
La strada da seguire è tutt’altra. La soluzione risiede nella economia di scala che le istituzioni pubbliche sono chiamate a realizzare. Un obiettivo conseguibile solo praticando politiche gestionali di insieme organico. Opportunità che dovranno divenire realtà senza costi aggiuntivi, pena la loro inutilità. In un tale progetto, da realizzare nella distinzione istituzionale e nella corretta competizione che determina l’offerta attrattiva delle singole realtà cittadine, è indispensabile prevedere forme gestorie consortili che tengano nel debito conto collaborativo il volontariato, l’associazionismo e il terzo settore, reali veicoli del cambiamento in melius, anche in termini occupazionali.
Capitolo alto Jonio cosentino: cosa diversa è il perfezionamento della incompleta conurbazione dei comuni di Corigliano e Rossano, che hanno intrapreso la procedura di fusione. Un’idea illuminante per rilanciare ciò che non è mai stato fatto, colpa di quel frequente antagonismo campanilistico che fa poveri tutti.
Le due realtà cittadine che conosco benissimo hanno di che vendere in termini di intelligenze cittadine e di ricchezze naturali. L’una, capitale della pesca e di un territorio che altrove avrebbe generato bellezze e fortune. L’altra, campione della religiosità e della cultura greco-bizantina. Entrambe, un agrumeto che spezza con i colori di una mare certamente da rivalutare. Un’iniziativa, questa, da apprezzare ma, per diversi motivi, da arricchire di presenze e di contenuti, sempreché si voglia assumere un protagonismo da vendere ben oltre la Calabria. I pochi chilometri che separano le aspiranti Città da Cassano allo Jorio, e più specificatamente da Sibari, non possono che suggerire di puntare a un insieme che lo comprenda. Un tesoro di inestimabile valore che, se in mani di chi ci sa di economia produttiva, si trasformerebbe in una fonte di ricchezza per tutto il Mezzogiorno.
Mettere organicamente e istituzionalmente insieme le tre realtà in una offrirebbe ai tre bravi sindaci di passare alla storia per avere trasformato le loro realtà nel motore trainante dell’economia regionale, con tanta neo-occupazione al seguito e tante soluzioni reali per chi ivi vive precarietà lavorative.

 

*Docente Unical

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