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«Fondi Ue, deprogrammazione infelice»

REGGIO CALABRIA Mancata concentrazione delle risorse in obiettivi strategici, eccessivo ricorso alla riprogrammazione dei fondi con annesso spostamento di soldi da una misura a un’altra. E non per …

Pubblicato il: 19/03/2015 – 12:47
«Fondi Ue, deprogrammazione infelice»

REGGIO CALABRIA Mancata concentrazione delle risorse in obiettivi strategici, eccessivo ricorso alla riprogrammazione dei fondi con annesso spostamento di soldi da una misura a un’altra. E non per ultimo massiccio ricorso all’utilizzo di “progetti retrospettivi”. Quello che emerge dal focus realizzato dal “Centro sudi di politiche economiche e territoriali” del dipartimento Pau della Mediterranea di Reggio restituisce un quadro disarmante del modo di gestire i fondi strutturali da parte della Regione. Una massa enorme di risorse che, l’Unione europea destina – ad ogni nuova programmazione settennale – alla Calabria per tentare di rimetterla in carreggiata sotto il profilo della competitività e consentire di recuperare il gap infrastrutturale che la caratterizza. Un appuntamento che puntualmente si trasforma per la regione tra le più povere del Vecchio Continente in un’occasione fallita. Attraverso la disamina dei cicli di programmazione che dal 2000 fino ad oggi hanno interessato la Calabria, lo studio – curato dal direttore del Centro Domenico Marino e da Maurizio Priolo, ricercatore in Economia aziendale – ha messo in luce impietosamente l’incapacità di gestire i fondi tanto da far definire il modo di amministrare le risorse europee un processo di «deprogrammazione infelice».

 

GLI ERRORI DI PROGRAMMAZIONE
Passando in rassegna la prima parte della ricerca emerge con chiarezza alcune contraddizioni già nella fase di programmazione: «A fronte della necessità di concentrare le risorse europee su progetti strategici per il territorio regionale si sono confezionati programmi con un numero esorbitante di obiettivi e di linee di intervento (ben 122 nel solo Fesr)». Non solo, la Calabria non è riuscita neppure a intercettare le reali esigenze del sistema produttivo regionale. Posto che dalla ricerca è emerso il «frequente disallineamento tra offerta di incentivi e domanda di agevolazione delle imprese» registrato per molti interventi programmati. In altre parole le misure previste dal programmatore regionale si sono rivelate non utili o comunque non appetibili per le imprese calabresi. Un aspetto legato all’incapacità della Regione di attivare azioni aderenti alla realtà: non è possibile tenere in piedi interventi di sostegno agli investimenti in una fase di recessione economica. Sarebbe stato più utile prevedere – o rimodulare con una certa velocità – azioni che iniettassero liquidità alle aziende incrementato la capacità di potenziamento del patrimonio sostenendo così le difficoltà di accesso al credito oppure il loro processo di internazionalizzazione e di innovazione della produzione. E invece si è arrivati tardi e male, senza centrare gli obiettivi. Finendo così ad accumulare ritardi su ritardi.

 

RIPROGRAMMAZIONE FORZATA
Dall’analisi del report emerge che in un anno la Calabria ha riprogrammato una massa consistente di risorse, spostandole su altri strumenti. Un meccanismo che di fatto ha sì consentito alla regione di non perdere – almeno virtualmente – le risorse, ma snaturandone la finalità e in ultima istanza non mettendosi completamente al riparo dalla sottrazione di somme ingenti da parte della Commissione europea o da Roma: tra dicembre 2012 e 2013 un terzo dell’intera dotazione di fondi strutturali è finito in questo “limbo”. Si tratta, fanno notare i ricercatori, di un miliardo di euro.

 

SALVARE IL SALVABILE
Nell’estremo tentativo di salvare quante più risorse europee possibili si è finito per fare un ricorso eccessivo la rendicontazione dei “processi retrospettivi”. Dai calcoli effettuati dalla ricerca emerge infatti che questo meccanismo – che consente di considerare validi spese effettuate da altri enti e per altre finalità – ha riguardato ben 30-40 per cento delle risorse europee già superstiti del consistente taglio. Una corsa contro il tempo che ha di fatto snaturato – fa emergere la ricerca – l’obiettivo finale che si poneva l’Europa: programmare lo sviluppo della Calabria. Anche alla luce della circostanza che si è proceduto a finanziare interventi a pioggia, senza alcuna visione strategica dei territori: circa trentunomila sono stati i progetti finanziati spalmati in tutti i comuni calabresi. Così a fronte di questi dati che evidenziano che un terzo della programmazione è stata tagliata dalla riprogrammazione (perdita), quasi la metà delle risorse è stato impiegato in progetti non previsti dalla Programmazione finendo nei mille rivoli di finanziamenti a pioggia della programmazione originaria non sono finiti che «le briciole».

 

PROGRAMMAZIONE 2014-2010
Ma la ricerca pone dubbi anche sul modo di programmare la prossima agenda di aiuti europei. Infatti i curatori del report hanno messo in evidenza i rischi che derivano dalla riproposizione di un modello di programmazione vecchio e obsoleto che punta tutto su bandi ad hoc per ogni condizione cosa che, oltre a rallentare la spesa, rende ingestibile in un’ottica strategica l’intero programma. Stando a quanto scritto nella ricerca, «bisogna, quindi, evitare di polverizzare la spesa in decine di migliaia di progetti, sostanzialmente slegati fra di loro e disomogenei territorialmente, facendo perdere gran parte delle potenzialità di sviluppo di questa spesa e concentrare le risorse su pochi progetti, ma strategici e di grande impatto».

 

L’ANALISI
«Dare maggiore efficienza ed efficacia agli investimenti finanziati sui fondi strutturali, in Calabria è una delle più grandi sfide che sarà chiamato ad affrontare il governo regionale». È l’analisi del direttore del centro, Domenico Marino che in questo senso sottolinea come «la ricerca si propone l’obiettivo di cercare di risolvere il nodo centrale che è costituito dal trade off tra governance locale e controllo centrale che va valutato e gestito in maniera storicamente contingente, suggerendo un corretto rapporto fra i due livelli che deve variare per adattarsi al cambiamento del contesto sociale, economico e territoriale. Rendere efficiente, equo e trasparente il meccanismo di gestione dei fondi strutturali è un obiettivo imprescindibile se si vuole effettivamente contribuire al rilancio economico della Calabria, segnando una discontinuità forte con il passato e sui risultati prodotti in questo campo si giocherà la credibilità dell’intera futura classe dirigente regionale».

 

 

Roberto De Santo
r.desanto@corrierecal.it

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