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Calabria Ora fallita, chiesto il processo per Aquino e Citrigno

COSENZA La Procura di Cosenza ha chiesto il rinvio a giudizio per l’imprenditore cosentino Piero Citrigno, 63 anni. Assieme a lui stessa richiesta anche per altre persone indagate per bancarot…

Pubblicato il: 20/04/2015 – 8:38
Calabria Ora fallita, chiesto il processo per Aquino e Citrigno

COSENZA La Procura di Cosenza ha chiesto il rinvio a giudizio per l’imprenditore cosentino Piero Citrigno, 63 anni. Assieme a lui stessa richiesta anche per altre persone indagate per bancarotta fraudolenta. Si tratta dell’imprenditore Fausto Aquino, 59 anni e di tre amministratori delle società, riconducibili a Citrigno, fallite. Ovvero: Rosanna Grillo, 57 anni di Squillace; Tommaso Funari, 57, e Massimo Zimbo, 46 anni, entrambi di Cosenza. Secondo l’accusa – rappresentata dai pm Giuseppe Cozzolino, Donatella Donato e Giuseppe Cava – avrebbero distratto illecitamente fondi dalla disponibilità delle due società fallite, danneggiando i creditori. Tra questi ci sono diversi giornalisti del quotidiano “Calabria Ora”, edito in periodi diversi, dalle società editoriali “Cooperativa editoriale calabrese (Cec)” e “Paese Sera editoriale”. La prima è stata dichiarata fallita dal tribunale a gennaio del 2012. La seconda nel 2013. L’inchiesta nasce da una complessa attività di indagine condotta dalla guardia di finanza di Cosenza che ha spulciato una serie di documenti e sentito un numero cospicuo di giornalisti e dipendenti delle società.

Aquino – in qualità di presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante della cooperativa editoriale calabrese fino al 14-1-2009 nonché di amministratore di fatto della stessa (società dichiarata fallita dal tribunale di Cosenza in data 11-1-2012 -, Rosanna Grillo – nella qualità di amministratore unico e legale rappresentante della società fallita a partire dal gennaio 2009 – Pietro Citrigno – in qualità di amministratore di fatto e direttore generale della Cec – avrebbero distratto l’intero complesso aziendale in favore di Paese Sera editoriale. 

Per la pubblica accusa, Massimo Zimbo – in qualità di amministratore unico e legale rappresentante di Paese Sera editoriale srl (dichiarata fallita dal tribunale di Cosenza il 16 gennaio del 2013) – dal 18-12-08 al 21-06-2010, in accordo con Pietro Citrigno, amministratore di fatto della società fallita, allo scopo di favorire a danno dei creditori (in particolare l’erario e gli istituti previdenziali), taluno di essi, avrebbe eseguito pagamenti a favore della cooperativa editoriale calabrese arl mediante bonifici, con addebito del conto corrente (intestato alla società fallita) acceso alla Bcc di Cosenza per un ammontare complessivo pari a 141.500 per il 2009 e 363.778 per il 2010. Con l’aggravante – scrivono i pm – di aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità. 

Tommaso Funari – in qualità di amministratore unico e legale rappresentante di Paese Sera editoriale srl – dal 21-6-2010 al 28-11-2012, in accordo con Piero Citrigno, allo scopo di favorire a danno dei creditori (in particolare erario e istituti previdenziali) taluni di essi, avrebbe eseguito pagamenti a favore della Cec mediante bonifici con addebito sul conto corrente della società fallita acceso alla Bcc di Cosenza per un ammontare complessivo di 351.951 per il 2010 e 495.830, 39 per il 2011. 

Funari, sempre in accordo con Piero Citrigno, allo scopo di favorire, a danno dei creditori, taluni di essi avrebbe eseguito pagamenti in favore dello stabilimento tipografico De Rose mediante assegni bancari tratti dal conto corrente della società fallita. 

Inoltre – è scritto nel provvedimento firmato dai magistrati Cozzolino, Donato e Cava – sempre in accordo con Citrigno allo scopo di favorire a danno dei creditori (in particolare erario e istituti previdenziali), taluni di essi avrebbe eseguito un pagamento a favore della Bcc di Cosenza mediante versamento dell’assegno bancario dell’importo di 693.100 emesso dalla Pieffe Holding sul conto corrente intestato alla società fallita acceso alla Bcc filiale di Cosenza, estinguendo così parzialmente l’esposizione debitoria esistente verso l’istituto di credito. Con l’aggravante – conclude l’accusa – di aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità. 

In diverse occasioni gli indagati avrebbero omesso il versamento dell’Inps delle ritenute previdenziali operate sulle retribuzioni relative ai lavoratori nel periodo compreso tra il mese di gennaio 2009 e ottobre 2011 per un importo complessivo di 301.791 euro. 

Mirella Molinaro

m.molinaro@corrierecal.it

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