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Una svolta necessaria

Fa bene il governo a volere insediare (nella riforma Madia) la metodologia concorsuale per scegliere i futuri manager della salute, sino ad oggi responsabili di tante incertezze contabili, della fo…

Pubblicato il: 11/05/2015 – 8:45
Una svolta necessaria

Fa bene il governo a volere insediare (nella riforma Madia) la metodologia concorsuale per scegliere i futuri manager della salute, sino ad oggi responsabili di tante incertezze contabili, della formazione di un debito pubblico enorme e di Lea (molto) inappropriati nella metà del Paese. Non solo. La nuova disciplina eviterà che rimarranno in circolazione gli stessi che hanno fallito, inguaiando le Regioni del Mezzogiorno, Calabria in primis. Dalle nostre parti, infatti, gli stessi girano da un’Asl/Ao all’altra anziché essere esclusi dagli incarichi fiduciari. Un vizio costante che affligge i decisori regionali che si limitano a recuperare gli usati della destra e della sinistra a prescindere, quasi fossero i garanti di una biasimevole continuità. Quasi a dare l’impressione che il potere e l’affarismo siano ambidestri.
Al riguardo, il premier Renzi farebbe anche bene a rivedere il sistema dei controlli effettuati dai Tavoli romani, dal momento che tutto è rimasto così com’era, se non peggiorato, fatto salvo il parziale risanamento economico dovuto esclusivamente alla diminuzione dei costi realizzata dal blocco del turnover, che ha però causato assenze che mettono in gioco la vita dei cittadini.

 

L’ESEMPIO POSITIVO DELLA CORTE DEI CONTI CAMPANA
Quanto alla precarietà dei conti del sistema, la recente “giurisprudenza” delle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti sta finalmente scoperchiando le pentole delle sanità regionali. Per il momento di quelle in piano di rientro e commissariate. Ciò non esclude che occorrerebbe farlo ovunque, attese le sorprese emerse nel 2012 persino nell’Asl di Massa Carrara, con i suoi costosissimi advisor preposti ai controlli e alla certificazione, con oltre 220 milioni di euro di buco.
A venire fuori per prima e in modo inequivocabile, in un siffatto genere di verifica, è stata la Sezione di controllo per la regione Campania. Con la delibera n. 10/2015/PRSS ha fatto le pulci all’Asl n. 1 di Napoli centro, la più grande d’Italia. Le irregolarità emerse sono di notevole portata, per gravità e peso economico, tanto da preoccupare moltissimo, considerata la sua verosimile ripetibilità nelle diverse regioni con i conti sanitari costantemente in rosso. Si va dai crediti inesistenti, ai debiti maggiori di quelli reali, perché iscritti senza verificare se le corrispondenti obbligazioni pecuniarie fossero state estinte mediante pagamenti forzosi perfezionati a seguito di pignoramenti. Pignoramenti, peraltro, spesso causa di pagamenti doppi perché poi eseguiti anche per via ordinaria nell’inconsapevolezza di quello forzato.
Insomma un caos, con nulla o pochissimo di riconciliato, così come la normativa pretende, e con evidenti violazioni contabili. Violazioni che raggiungono l’assurdo di ritrovare appostati nella contabilità napoletana tra le attività patrimoniali i debiti verso fornitori, allo scopo di ridurre il corrispondente saldo passivo.
In buona sintesi, il magistrato contabile campano, da considerarsi (si spera) antesignano di ciò che dovrebbe succedere anche altrove, dà il via ad un ragionevole processo di chiarezza dei conti pubblici e mette in guardia lo Stato, tenuto a redigere il bilancio consolidato, dalle frequenti marachelle contabili adottate dal sistema autonomistico territoriale, ivi comprese le partecipate e, dunque, i servizi sanitari regionali. La lezione è chiara e difficile a digerirsi, attesi gli escamotage contabili frequentemente utilizzati per fare apparire ciò che non è.
Su tutti, mette in evidenza due numeri esplicitativi del disordine formale e sostanziale nel bilancio 2012 dell’Asl campana, che ridicolizza il sistema dei controlli regionali e ministeriali, nonostante allertati dalla bocciatura dell’attento collegio sindacale:
a) pagamenti di fornitori non ancora identificati per circa 560 milioni di euro, con la implicita dichiarazione di non esser in grado di escludere che siano stati pagati due o più volte;
b) anticipi a fornitori non regolarizzati per oltre 11 milioni di euro e, quindi, non correttamente appostati nelle rispettive schede contabili, tanto da rendere precari i relativi saldi in avere.

 

GLI ESEMPI DI “DELEGA” INAPPROPRIATA
Un accaduto, quello campano, causato a seguito della non costruttiva pratica effettuata nei precedenti esercizi attraverso la società pubblica regionale Soresa Spa, delegata per legge a gestire il debito pregresso. Una esperienza negativa emulata anche in altre regioni sino ad arrivare, per esempio in Calabria, a delegare l’esercizio di siffatti compiti, con un mero atto amministrativo e con buona pace dei controlli ministeriali, ad un fantasioso organismo (Bad Debt Entity). Uno strumento che ha, di fatto, impropriamente assunto i compiti gestori ordinari del debito alle Asl e Ao tenute istituzionalmente all’adempimento, con una conseguente fantasiosa ricaduta negativa nella tenuta della contabilità – aziendale e regionale – consolidata, con la conseguenza di determinare, pare, chissà quanti doppi pagamenti.

 

IL CASO DELLA IMPROPRIA AGGREGAZIONE DELL’ASP REGGINA
A proposito, nessuno ha capito come si è fatto a dichiarare in Calabria e confermare ai Tavoli ministeriali, il “temibile” Massicci, il ripianamento del debito pregresso senza che lo stesso, pare, fosse mai stato consacrato in una certificazione degli advisor, ampiamente pagati ad hoc, e senza che nel medesimo fosse compreso lo stock debitorio delle già Asl di Locri e Palmi. Ciò in quanto a tutt’oggi lo stesso sembra mancare nel bilancio “consolidato” dell’Asp reggina. Un accaduto che metterebbe a disagio l’amministratore del più disparuto condominio nell’esporlo all’assemblea dei condomini in quanto contrario ad ogni norma civilistica e fiscale che, unitamente ai dettami legislativi funzionali all’armonizzazione contabile, si erge a regolatrice della materia. Non solo. L’evento non è di certo dimostrativo della volontà di garantire la buona amministrazione cui è tenuto ogni decisore di spesa pubblica. Una anomalia cui certamente darà una puntuale soluzione il commissario Scura, con il suo onorato passato di sostenitore della verità e della certezza dei numeri pubblici.

 

*docente Unical

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