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Bindi: Antimafia in Calabria per sentire i vescovi

LAMEZIA TERME La Commissione parlamentare antimafia farà una lunga chiacchierata con i vescovi calabresi. Lo ha detto ieri sera Rosy Bindi, ospite a Lamezia Terme per la serata inaugurale del …

Pubblicato il: 17/06/2015 – 23:07
Bindi: Antimafia in Calabria per sentire i vescovi
LAMEZIA TERME La Commissione parlamentare antimafia farà una lunga chiacchierata con i vescovi calabresi. Lo ha detto ieri sera Rosy Bindi, ospite a Lamezia Terme per la serata inaugurale del festival antimafia “Trame”. La presidente della Commissione, intervistata dal direttore artistico della manifestazione Gaetano Savatteri, ha anticipato l’argomento della missione lametina: “Un incontro con la Conferenza episcopale calabra che, dopo la scomunica pronunciata da Papa Francesco contro le cosche, ha preso una dura posizione contro la ‘ndrangheta, scrivendo una lettera ai cristiani della Calabria per ricordare loro che c’è una netta demarcazione tra Chiesa e mafia”. Un omaggio, dunque, ma non solo, “perché sappiamo che non è sempre stato così: la ‘ndrangheta ha saputo usare la fede per affermare la propria autorità e il proprio potere. Qualcuno, in passato, si è lasciato usare, non tutti hanno saputo dire no”. Bindi cita una frase del procuratore antimafia Nicola Gratteri: “In un incontro con dei religiosi li invitò a non accettare finanziamenti per le feste religiose; meglio accontentarsi, in certi casi, di un santo patrono senza i fuochi d’artificio”. Religione e non solo: due ore, nella seconda tappa della visita, saranno riservate all’incontro con il presidente della giunta regionale Mario Oliverio, “perché vogliamo avere un’interlocuzione costante con le istituzioni regionali”. Chiesa e politica: “Dobbiamo ricordare che non soltanto il Vangelo, ma anche la Costituzione non ha nulla da spartire con le mafie”. E questo è un concetto che vale in Calabria più che altrove, probabilmente. Rosy Bindi non sa ancora se dirsi un’esperta di mafie, “perché si evolvono troppo velocemente, ed è dura aggiornarsi”, e non ha ricette certe per ciò che accade a Roma. Al più qualche domanda che suona come un suggerimento a Ignazio Marino: “Non so se il consiglio comunale di Roma possa essere sciolto, ma so che se avvenisse si tratterebbe di un’onta per l’intera nazione. Se fossi in Marino, fatta salva la sua estraneità ai fatti, mi chiederei: se dovessero esserci le condizioni per lo scioglimento, quanto potrebbe valere un mio passo indietro?”. Non è un invito (“non spetta a me rispondere alla domanda”) ma quasi. 
 
LEGGE SUGLI SCIOGLIMENTI DA RIVEDERE
La vicenda di Roma, tuttavia, evidenzia i limiti di una legge, quella sugli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiosi, che la presidente della Commissione antimafia vorrebbe diversa: “Da una parte è troppo rigida, dà un’alternativa troppo secca che non tiene conto della complessità della realtà, mentre in certi casi sarebbe meglio un accompagnamento, una sorta di amministrazione giudiziaria; dall’altra non fornisce abbastanza poteri ai commissari”. Per rendere l’idea, Bindi racconta l’incontro con il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà: “Ci ha detto chiaramente che se la commissione prefettizia non ha a disposizione alcuni poteri, la politica rischia di ritrovare le stesse condizioni che hanno portato allo scioglimento. Perché si manda spesso a casa un intero consiglio mentre è impossibile rimuovere un singolo dirigente”. 
 
GLI IMPRESENTABILI
Come va con il neogovernatore campano De Luca? “Un’altra domanda, per favore”. Il tormentone degli impresentabili non è ancora finito. Ha lasciato segni e ferite profonde, specie nel Pd. Bindi rifarebbe tutto: “Ho fatto ciò che prevede la legge che istituisce la Commissione antimafia. Ed è un po’ curioso che oggi mi attacchi chi, come il segretario regionale del Pd calabrese, si era detto entusiasta della nuova legge sugli impresentabili, dicendo che il partito calabrese sarebbe stato il primo ad applicarla”. Bisogna essere “più rigorosi con i propri amici che con i nemici”. E Rosy Bindi è rigorosissima con Renzi (“governare non è facile come proporsi da rottamatore”) e con le politiche del governo (“le cose vanno maluccio per quanto si racconti che stanno andando meglio”). Specie quando si parla di Calabria: “I dati preoccupano soprattutto qui, dove c’è in più il peso delle cosche, che fanno malaffare e soldi e poi vanno a investire al Nord”. La crisi del Pd è, per la presidente della Commissione antimafia, soprattutto politica (ad Arezzo su 300 schede c’era scritto “no alla Buona scuola”). Ma “non si può dire che il partito sia esente dalla questione morale”.
 
STAMPA E MAFIE
Non lo è neanche la stampa. Tra pochi giorni la Commissione licenzierà una relazione tra mafia e informazione. Si parlerà di giornalisti “che sono sotto attacco e di editori e giornalisti che entrano a far parte della zona grigia. Serve attenzione sugli organi d’informazione locale e un occhio anche sulla Calabria, unica regione in cui non c’è una testata nazionale”. Torna l’immagine del cono d’ombra sui fatti calabresi e degli interessi che si intrecciano: “Qui è facile ricondurre le proprietà ai capi politici locali. E poi si vedono certi titoli… Come si fa a pensare che la Cacciola si sia suicidata? Io non ci credo. Come si fa a imbastire una campagna di stampa sul suicidio della Cacciola? Non si può”. Così come non si può “minimizzare e avere atteggiamenti negazionisti nei confronti della ‘ndrangheta”.
 
Pablo Petrasso
redazione@corrierecal.it
 
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