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Clan Stumpo-Valente, pm: condanne fino a 217 anni

PAOLA Condanne fino a 217 anni di carcere e nessuna richiesta di assoluzione. È la sintesi della requisitoria che il pm della Dda, Vincenzo Luberto, ha pronunciato nella aule del Palazzo di giustiz…

Pubblicato il: 01/07/2015 – 10:26

PAOLA Condanne fino a 217 anni di carcere e nessuna richiesta di assoluzione. È la sintesi della requisitoria che il pm della Dda, Vincenzo Luberto, ha pronunciato nella aule del Palazzo di giustizia di Paola dove si sta celebrando il processo nato dall’operazione Plinius. In circa 10 ore, il pubblico ministero ha ripercorso praticamente tutta la storia della ‘ndrangheta lungo l’Alto Tirreno cosentino, cercando di dimostrare l’esistenza del clan Stumpo-Valente operante nella zona di Scalea, non autonomo ma dipendente dalla cosca Muto di Cetraro. La richiesta più pesante l’accusa l’ha formulata per Mario Stumpo, ritenuto ai vertici della struttura mafiosa operante nella cittadina del Tirreno cosentino. Per lui il pm ha chiesto al Tribunale di Paola – presieduto da Paola De Giudice e con i giudici a latere Rosamaria Mesiti e Antonietta Dodaro – una condanna a 21 anni di reclusione. Pesanti anche le richieste di pena per Luigi De Luca (18 anni), Pasquale Basile, Mario Nocito (entrambi 15 anni), Alvaro Sollazzo (14 anni), Cantigno Sevidio (13 anni), Francesco De Luca (11 anni) e Rodolfo Pancaro (8 anni). Mentre per Giuseppe Zito, Angelo Silvio Polignano, Francesco Paolo Pugliese e Nicola Balsebre, il pm ha chiesto 7 anni e 6 mesi. Inoltre Luberto ha sollecitato pene severe anche per Riccardo Montaspro (7 anni e 2 mesi), Vincenzo Bloise, Agostino Iacovo e Marco Zaccaro (tutti e tre a 7 anni). Mentre a 6 anni è la condanna richiesta per Antonino Amato e Santino Crisciti, a 4 anni e 10 mesi per Giuseppe Biondi e 4 anni e 6 mesi per Eugenio Occhiuzzi, a 4 anni per Corrado Lamberti. Le altre posizioni sono state: Pierpaolo Barbarello (3 anni), Luigi Bovienzo, Olgarino e Pino Manco come anche Giovanni Oliva e Antonio Vaccaro (tutti e quattro a 2 anni e 8 mesi), Maurizio Ciancio (1 anno e 9 mesi) e, infine, Giuseppe Forestieri (1 anno).

 

L’OPERAZIONE PLINIUS La maxioperazione è scattata il 12 luglio del 2013 e ha coinvolto anche le province di Bari, Cosenza, Matera, Terni e Salerno. In quella occasione i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza avevano arrestato, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Dda, 38 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, sequestro di persona, detenzione e porto abusivo di armi comuni e da guerra, estorsione, rapina, corruzione e turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento amministrativo, concussione, falso, istigazione alla corruzione e minaccia, tutti aggravati dal metodo mafioso. Era stato arrestato anche il sindaco di Scalea Pasquale Basile, eletto a capo di una lista civica, e quattro assessori del Comune. Un quinto componente della giunta era stato sottoposto a misura cautelativa. Inoltre, tra i soggetti coinvolti nell’operazione c’erano anche l’ex comandante dei vigili urbani, il responsabile dell’ufficio tecnico comunale e altri funzionari del Comune di Scalea. Oltre ai 38 arrestati, 21 persone erano state denunciate in stato di libertà. Per quella operazione il Comune di Scalea fu sciolto e commissariato per infiltrazione mafiosa.

 

Roberto De Santo
r.desanto@corrierecal.it

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