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ACHERUNTIA | Dall'Udc al Pd, il voto trasversale dei clan

COSENZA Trasversale e votata al profitto. La ‘ndrangheta cosentina non bada tanto al colore politico, quanto alla convenienza. E alcuni passaggi dell’ordinanza “Acheruntia” sembrano confermare la t…

Pubblicato il: 07/07/2015 – 14:54
ACHERUNTIA | Dall'Udc al Pd, il voto trasversale dei clan

COSENZA Trasversale e votata al profitto. La ‘ndrangheta cosentina non bada tanto al colore politico, quanto alla convenienza. E alcuni passaggi dell’ordinanza “Acheruntia” sembrano confermare la tesi. Il fulcro dei discorsi politico-mafiosi è Angelo Gencarelli, stretto collaboratore dell’ex assessore regionale all’Agricoltura Michele Trematerra. E non solo: Gencarelli, per i magistrati della Dda, è organico al clan “Lanzino-Ruà”. Nella sua doppia veste, lavora al consenso elettorale. E compie una giravolta politica degna del miglior trasformista. Accade quando la stella dei Trematerra è in fase calante. Il panorama politico calabrese è totalmente mutato. Tra il 2010 e il 2015, il vento è cambiato e uno “sgamato” come Gencarelli non può non sapere che la vittoria del centrosinistra è dietro l’angolo. Decide, così, di voltare le spalle all’amico che lo aveva inserito nel dipartimento Agricoltura, trovando un posto anche per sua moglie nella struttura del capogruppo dell’Udc in consiglio regionale Alfonso Dattolo. La riconoscenza non appartiene al mondo della politica. Gencarelli, dunque, decide di scommettere, alle regionali del 2014, sul cavallo vincente. La defezione del clan, secondo i pm della Dda, spiega almeno in parte il calo di consensi per Trematerra, passato dai 10.830 voti del 2010 ai 3.396 del 2014, che non gli sono valsi la rielezione.
È una nota dei carabinieri di Cosenza a introdurre il nome del politico scelto da Gencarelli come terminale dei “suoi” voti: «Si rappresenta che il candidato Caruso, per il quale Gencarelli e il suo gruppo si sono attivati per la campagna elettorale del 2014, pur non venendo eletto al consiglio regionale, ha conseguito il risultato di 8.049 voti». Il riferimento è a Franz Caruso, penalista cosentino che si è candidato nel Pd e fa da sempre parte dell’area socialista. L’avvocato ha mancato l’ingresso a Palazzo Campanella per soli 300 voti e ad Acri ha ottenuto un buon risultato: primo nella lista dem con 515 preferenze (Trematerra, invece, ne ha ottenute 1.042). Caruso non è neppure indagato: non ci sono riscontri di contropartite offerte dal candidato a fronte dell’impegno elettorale offerto «dalla cosca di ‘ndrangheta di riferimento di Gencarelli». Ma, comunque, la storia dei suoi rapporti con personaggi border line occupa un capitolo dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere sette persone. Il «procacciamento di voti» a suo favore «da parte di soggetti indagati per fatti di ‘ndrangheta» sarebbe «accertato», stando alle valutazioni degli inquirenti.
È un dato che emergerebbe da alcuni interrogatori. Luigi Maiorano, ex sindaco di Acri, riferisce della «partecipazione di Gencarelli a cene elettorali organizzate dal candidato Caruso».

Le dichiarazioni del politico sarebbero confermate da alcune intercettazioni, nelle quali «è stata acquisita la prova che Angelo Gencarelli si sia prodigato nell’organizzazione della campagna elettorale del candidato Caruso, nel procacciamento dei voti e in tutte le attività connesse alla relativa campagna elettorale».
Le intercettazioni, spiegano i pm, dimostrerebbero il fatto che, «allorché Gencarelli si impegna nella campagna elettorale lo faccia mobilitando tutte le “truppe” facenti parte dell’associazione di ‘ndrangheta di cui fa parte». Primo step: portare più gente possibile al comizio del candidato nella sala del cinema Modernissimo di Acri. Per questo, Angelo Gencarelli si rivolge a un parente, che lo rassicura: «L’ho detto a quello di Longobucco, Rossano, a quelli da me, a tutti gli operai (…) un trenta, quaranta persone da parte mia contale». Secondo: rivolgersi a qualcuno per aumentare il numero dei voti. È per questo che il solito Gencarelli, secondo i pm, avrebbe contattato Massimo Greco (anche lui indagato in “Acheruntia” e già sorvegliato speciale), per poi darne conferma proprio a Caruso. È lo stesso Caruso a chiedere conferma dell’impegno: «Quel Massimo Greco?», rimarcando poi il peso di quell’apporto elettorale («ah, che è importante!»). I metodi seguiti nelle ultime regionali sono i soliti: appuntamenti pubblici e cene più intime. Gli scopi, da un’occasione politica all’altra, sono gli stessi: ai politici serve il consenso, agli uomini dei clan un riferimento nei palazzi che contano.
Sono strade destinate a incrociarsi. Ad Acri il centro di tutti i discorsi è proprio Gencarelli. Uno di cui si conoscevano bene le frequentazioni equivoche. L’ex sindaco Maiorano ricorda, infatti, che «nell’ambito del territorio comunale di Acri, Gencarelli era ritenuto non meritevole di candidature a cagione del predetto rapporto con Perri». Cioè Giuseppe Perri, ritenuto uno dei vertici della cosca Lanzino.

 

Pablo Petrasso

p.petrasso@corrierecal.it

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