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«A Catanzaro solo sei magistrati si occupano di 'ndrangheta»

CATANZARO «Lavoriamo in condizioni di estrema difficoltà». Lo ha voluto ribadire, come più volte aveva già fatto, il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Vincenzo Luberto. Parole pronunciat…

Pubblicato il: 20/07/2015 – 16:17

CATANZARO «Lavoriamo in condizioni di estrema difficoltà». Lo ha voluto ribadire, come più volte aveva già fatto, il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Vincenzo Luberto. Parole pronunciate a margine della conferenza stampa sui “predoni” del patrimonio archeologico calabrese. In Calabria non viene aggredito e impoverito solo il patrimonio culturale e artistico. Anche gli organi di contrasto alla criminalità sono vittima di un depauperamento di mezzi e di capitale umano che mina fortemente il sistema giustizia. «Catanzaro – ha confermato il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri – è il terzo distretto del Meridione e sono solo sei i magistrati che si occupano di ‘ndrangheta. Così il sistema giustizia non può decollare». Un esempio è il caso dell’operazione di oggi, di contrasto allo scavo e illecito commercio di beni archeologici, coordinata dal sostituto procuratore Camillo Falvo, magistrato oberato da una mole enorme di indagini da coordinare e processi da condurre in contrasto alla criminalità organizzata che opera sul territorio vibonese. A carico di alcuni indagati, posti oggi ai domiciliari, da tempo pendono procedimenti che tardano ad arrivare a conclusione. E, pur con uno o più procedimenti a suo carico, il criminale spesso prosegue nelle sue attività illecite.

 

«DA PIÙ DI 30 ANNI… IO QUESTO SO FARE…» Un esempio significativo di quanto detto è stato cristallizzato nelle pagine dell’indagine. È un dialogo tra Giuseppe Braghò, considerato l’esperto di archeologia della consorteria criminale e anello di congiunzione con le vendite in Svizzera, e Giuseppe Tavella, coordinatore dell’associazione, finanziatore per una quota e filo diretto con i Mancuso. I due discutono in ordine all’esistenza di un delatore che aveva rivelato ai carabinieri le attività che ruotavano attorno allo scavo archeologico al quale si accedeva da un cunicolo sotterraneo realizzato all’interno di un immobile a Vibo Valentia. Si parla di tradimenti, di persone di cui potersi fidare. Bisogna capire chi ha parlato e allontanarlo. E poi andare avanti.
– Braghò: ormai… per tutti i guai che abbiamo passato… né tu e né io lo potremmo fare mai… lo vedi che andiamo pure con il cerca meta…
Tavella: e che faccio Peppe… muoio di fame?
Braghò: ah… ah… ah… bello mio!
Tavella: io non so che cazzo fare…io… io da più di trent’anni… io questo so fare…
Da più di trent’anni svolgono l’attività illecita e nella vita non saprebbero fare altro. Una prova del fatto che la carenza di personale favorisce il trascinarsi dei processi. Una deriva che, spesso, svuota di contenuto anni di indagini e di impiego di uomini e mezzi.

 

Alessia Truzzolillo

a.truzzolillo@corrierecal.it

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