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L’interesse della Svizzera per i tesori di casa nostra

CATANZARO I reperti trafugati in Calabria, finivano, nella maggior parte dei casi, in Svizzera. Qui risiede Luigi Fabiano, 47 anni. Lui è ritenuto dagli inquirenti il contatto svizzero de…

Pubblicato il: 20/07/2015 – 19:07
L’interesse della Svizzera per i tesori di casa nostra

CATANZARO I reperti trafugati in Calabria, finivano, nella maggior parte dei casi, in Svizzera. Qui risiede Luigi Fabiano, 47 anni. Lui è ritenuto dagli inquirenti il contatto svizzero dell’organizzazione con il compito di facilitare la vendita e l’esportazione dei reperti illecitamente trafugati. Beni archelogici di grande valore venivano immessi sul mercato internazionale provenienti non solo dal sito archeologico di “Scrimbia” ma anche da Mileto, come nel caso del capitello bizantino sottratto presumibilmente dal sito archeologico dell’abbazia della Trinità di Mileto e trasportato in territorio elvetico. Importante, per fermare questo traffico, è stata la collaborazione delle autorità elvetiche grazie alle quali, recentemente, con una commissione rogatoriale, i reperti sono stati in parte fatti rientrare in Italia a seguito del sequestro, ad opera delle autorità elvetiche, nei confronti di Luigi Fabiano. «Il patrimonio archeologico, nell’ambito dei beni culturali, – affermano gli inquirenti – rappresenta quello maggiormente dissacrato e oggetto di traffici illeciti sia in Italia che all’estero; ciò in quanto i beni archeologici, sconosciuti fino al ritrovamento, sfuggono alle ricerche perché mai catalogati. La ricerca archeologica abusiva nel nostro paese, infatti, è molto diffusa perché redditizia, potendo contare anche e soprattutto su un fiorente mercato (soprattutto straniero) clandestino, favorito da uno sfrenato collezionismo e da vantaggiose committenze estere. Quello del traffico illecito di reperti archeologici, peraltro,rappresenta un crimine particolarmente dannoso per la storie e la cultura del Paese, perché impedisce di ricostruire e ricomporre le fasi della civiltà, dalle origini ai tempi moderni, ed è un fenomeno di vaste dimensioni, atteso che i reperti medesimi, anche per il loro rilevante valore commerciale, costituiscono dei veri e propri “beni rifugio”, oggetto di interesse anche della grande criminalità organizzata: quelle che vengono definite“archeomafie”».

 

METALDETECTOR E ARCHEOLOGIA
L’affare è lucroso e l’interesse di Fabiano a ritrovare sempre nuovi reperti da commerciare è molto forte. Da quello che emerge nelle pagine dell’inchiesta, l’indagato e i suoi complici non hanno intenzione di fermarsi nemmeno quando nel dicembre 2010 viene scoperto lo scavo archeologico clandestino e il luogo viene sequestrato. Hanno corso il rischio di essere arrestati ma intendono proseguire nell’attività illecita. Fabiano afferma, in un dialogo con Francesco Antonio Proto, di avere acquistato un metaldetector in grado di trovare di tutto.
– Fabiano: fatto […parola incomprensibile…] gli occhi […parola incomprensibile…] e come sono…il problema sempre quello… il problema esistono i metaldetector buoni… pure io adesso ho comprato uno nuovo… deve arrivare dalla francia…. è perfetto! 
– Proto: uhm! uhm!…

– Fabiano: veramente!

– Proto: e portalo! così si prova

– Fabiano: si chiama “inspettors” si chiama! e’…e’ un….coso enorme! ‘vuaglio’ che… questo trovano tutto hai capito!

Alessia Truzzolillo

a.truzzolillo@corrierecal.it

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