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Le carenze di organico e i tempi (insostenibili) della giustizia

CATANZARO A soffrire per la carenza di organico nelle procure calabresi, e in quella di Catanzaro in particolare, non è solo il lavoro dei magistrati antimafia. Anche i piccoli procedimenti, l’ordi…

Pubblicato il: 03/08/2015 – 13:14
Le carenze di organico e i tempi (insostenibili) della giustizia

CATANZARO A soffrire per la carenza di organico nelle procure calabresi, e in quella di Catanzaro in particolare, non è solo il lavoro dei magistrati antimafia. Anche i piccoli procedimenti, l’ordinaria amministrazione paga il caro prezzo delle lentezze dovute allo scarso numero di procuratori. Ci sono lungaggini che possono portare le persone offese a rimanere senza tutela. È il caso di un dipendente che, a fine 2013, aveva denunciato il datore di lavoro per diffamazione, ingiuria e minacce. Il datore di lavoro è stato indagato ma non è stato fatto null’altro, non un atto di indagine o una delega ai carabinieri perché portassero avanti le attività investigative. Risultato: nel 2015 l’indagato è morto e la persona offesa è rimasta senza tutela. Certo, rispetto alle grandi operazioni anticrimine queste sono piccole cose. Che restano, però, come spine nel fianco del cittadino rispetto al sistema giustizia. Altro esempio è un caso di truffa che un uomo avrebbe subìto essendo stati usati i suoi documenti per aprire una finanziaria per l’acquisto di un’automobile.

Il reato risale a febbraio 2014. Attualmente, però, il procedimento è fermo al palo perché, dato il carico di lavoro che grava sulle sue spalle, il pm non ha il tempo materiale per rispondere alle richieste di colloquio (ne sono state avanzate tre) della parte offesa. Piccoli problemi, ordinaria amministrazione, che ingolfano un sistema che si muove, molto spesso, verso la prescrizione dei reati.
Risultato frustante non solo per chi è vittima di un reato ma per la stessa autorità giudiziaria, schiacciata da un sistema pesante e pachidermico. E per chi decide di denunciare i soprusi e le ingiustizie di cui è vittima, il rischio è quello di avere in risposta il silenzio.

 

Alessia Truzzolillo

a.truzzolillo@corrierecal.it

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