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La sfiducia a Occhiuto in cambio delle primarie

COSENZA Girandola di chiamate, alla fine la decisione: la mozione di sfiducia nei confronti di Mario Occhiuto non verrà presentata nel corso del consiglio comunale convocato a Cosenza per domani. I…

Pubblicato il: 31/01/2016 – 10:59
La sfiducia a Occhiuto in cambio delle primarie

COSENZA Girandola di chiamate, alla fine la decisione: la mozione di sfiducia nei confronti di Mario Occhiuto non verrà presentata nel corso del consiglio comunale convocato a Cosenza per domani. I promotori giurano che le firme in calce al documento ci sono già: 13 quelle certe della minoranza, a cui si aggiungerebbero quelle di altre sei consiglieri dati in uscita dalla maggioranza di centrodestra.
Dietro la decisione di non affondare subito il piede sull’acceleratore ci sono i contrasti interni al Pd. La richiesta fatta recapitare ad Ernesto Magorno è, infatti, la seguente: noi sfiduciamo il sindaco solo se in cambio avremo la certezza di celebrare le primarie per la scelta di chi dovrà guidare la coalizione alle prossime elezioni altrimenti non ci imbarchiamo in un’operazione rischiosa dal punto di vista politico, e finalizzata solo a favorire manovre romane. Sono Enzo Paolini e Marco Ambrogio (entrambi con ambizioni da primo cittadino) i due principali attori di questa strategia che mira a sbarrare la strada a ogni ipotesi di candidato (leggi Lucio Presta) indicato dal Nazareno e senza passare dalle consultazioni ai gazebo.
«Se il sindaco di Cosenza non va bene, va mandato a casa senza indugiare», è la risposta del segretario regionale dem a chi in queste ore cerca lumi sull’ingarbugliata situazione nella città di Alarico.
Insomma, è una partita a scacchi quella che si gioca all’ombra di Palazzo dei Bruzi. Uno dei consiglieri comunali del centrosinistra, a microfoni spenti, si lascia andare: «Stiamo facendo harakiri. Pezzi interi del centrodestra, come quello che fa riferimento a Ennio Morrone, non aspettano altro che un cenno per ufficializzare il divorzio da Occhiuto».
La situazione, in realtà, non è così semplice. Morrone sarebbe pure pronto a rompere l’alleanza siglata nel 2011 («se Mario non presenta il simbolo di Forza Italia avrò ancora meno difficoltà a sganciarmi da lui», è il ragionamento più ascoltato in queste ultime settimane) ma vuole certezze e, soprattutto, chiede ruoli di peso nella coalizione che, a fatica, va prendendo forma. E che vede dentro, oltre a Giacomo Mancini, anche i gentiliani di Ncd.
Già, perché dopo il rimpasto che ha sancito il ritorno di Tonino Gentile al governo, la strada all’alleanza col Pd è in discesa ma non scontata. Non bastano i non idialliaci rapporti tra le famiglie Gentile e Occhiuto a rendere automatica l’intesa con i dem. Se il Pd cosentino vuole i voti di Ncd alle comunali deve pagare dazio sia in termini di equilibri alla Regione che nella scelta del candidato a sindaco.
E qui il discorso rischia nuovamente di complicarsi. Non è un caso che la regia delle operazioni sia stata assunta direttamente da Nicola Adamo, tornato alla piena attività dopo il lungo esilio romano.
È a lui, Magorno e Marco Minniti che tocca dipanare una matassa, quella cosentina, sempre più complicata e cercare di evitare lacerazioni che già cinque anni fa hanno prodotto la sconfitta del centrosinistra.
Mario Occhiuto, dal canto suo, non appare particolarmente preoccupato. «Vadano pure avanti questi professionisti della politica. Dimostrerò che la gente comune è con me e con chi ha prodotto in questi anni qualcosa di buono per la città», è la confidenza girata ad alcuni fedelissimi. Il sindaco-architetto forzista non sembra aver paura dell’uno contro tutti.

Antonio Ricchio

a.ricchio@corrierecal.it

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