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La rivolta dei medici contro il blocco delle prescrizioni

COSENZA «Non discutiamo il decreto nel merito perché spesso in sanità appropriato e derogabile non coincidono». Ecco perché il presidente dell’Ordine dei medici di Cosenza, Eugenio Corcioni, questa…

Pubblicato il: 01/02/2016 – 12:29
La rivolta dei medici contro il blocco delle prescrizioni

COSENZA «Non discutiamo il decreto nel merito perché spesso in sanità appropriato e derogabile non coincidono». Ecco perché il presidente dell’Ordine dei medici di Cosenza, Eugenio Corcioni, questa mattina, ha convocato un incontro con la stampa per denunciare le difficoltà nell’applicare il nuovo decreto legge sulle prescrizioni mediche. Una questione che – assicura Corcioni – nelle prossime settimane rischia di generare un caos estremo e di creare «una situazione insostenibile per i pazienti e per i medici». Da qui la necessità di intervenire nell’immediatezza e di lanciate da Cosenza un segnale chiaro. 
«Il risultato dell’applicazione – aggiunge il presidente dell’Ordine – è che il cittadino viene rimandato indietro dal medico e se ha urgenza finisce in Pronto soccorso. Stamattina mi hanno comunicato che la Conferenza Stato-Regioni verrà convocata per mercoledì alla quale parteciperà anche la Calabria perché per evitare il peggio dobbiamo capire come muoverci. Speriamo che la Regione Calabria si faccia capofila per un blocco del decreto, in modo da metterci in grado di lavorare con regole chiare. Questo non è un meccanismo civile. Non è tollerabile che, laddove si sceglie di tagliare delle prestazioni, ciò avvenga in modo non compatibile con la realtà. Si tratta, in sintesi, di un decreto troppo generico e quindi non applicabile. Deve essere compatibile con alcune tutele, come quella delle donne incinte e dei malati cronici. Non stiamo parlando di esami specialistici ma di esami di routine e di base. Questo significa anche limitare il medico nello svolgimento del proprio lavoro se ci viene limitato persino di prescrivere una transaminasi. Nelle prossime settimane può scoppiare il caos». Secondo Corcioni, le conseguenze possono essere «molto serie. Infatti, ho già inviato una lettera all’Asp, alla Regione, al ministro Lorenzin e non escludo poi di potermi rivolgere al ministro dell’Interno. Con questo decreto viene meno l’aspetto preventivo».
Non si tratta di una «mera opposizione al decreto», ha spiegato Rosalbino Cerra della Fimmg calabrese (Federazione italiana medici di medicina generale): «Vogliamo che le risorse siano gestite a tutela della salute dei cittadini. Anzi, riteniamo che con questo decreto le spese saranno aumentate perché gli esami che il medico di base non potrà più prescrivere sarà di competenza dello specialista e in questo caso cresceranno le liste d’attesa. Siamo tra l’incudine e il martello. Ci sono due problemi: uno pratico perché i ricettari non sono stati adeguati e uno di tipo interpretativo».
Sulla stessa lunghezza d’onda Antonio Dingianna della Fimmgi cosentina: «Questo decreto interessa tutti i medici e non solo quelli di base. E non c’è un risparmio della spesa, è bene ribadirlo. Oggi questo decreto dice che alcuni esami possono essere derogati solo su sospetti di patologie specifiche. Ad esempio, dice che noi possiamo prescrivere uno screening di laboratorio solo a pazienti di età superiore ai 40 anni che non possono poi più ripeterlo prima di cinque anni. Quindi, non possiamo prescrivere quel tipo di screening a un giovane di 35 anni che dovrà andare a farlo a pagamento. Gli sprechi nella sanità sono altri, come i milioni spesi in consulenze. Ma i dati Ocse dimostrano che la medicina territoriale lavora bene, anche in Calabria».
Paolo Guglielmelli del sindacato medici (Smi) vuole ribadire la «rabbia dei cittadini e degli operatori. Perché è vero che dobbiamo attenerci a delle linee guida per evitare gli sprechi del passato, però bisogna fare attenzione al fatto che questo decreto è rivolto principalmente ai medici di base che devono operare in prima linea e farlo applicare. Se le cose non cambieranno faremo sentire la nostra voce con uno sciopero che sarà organizzato a Roma per i prossimi 17 e 18 febbraio». 
Una rabbia ribadita da diversi medici di base presenti all’incontro che hanno voluto sottolineare come «questo decreto diventi uno strumento per svilire la funzione del medico curante, metterlo in contrapposizione con il paziente e soprattutto in questo modo si evidenzia come grazie alla politica il sistema sanitario nazionale non esiste più».

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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