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Nazzareno come Dorina, ma chiede le dimissioni di Jole

LAMEZIA TERME C’è una Dorina uomo e si chiama Nazzareno. È calabrese anche lui, ovviamente. È un consigliere regionale in carica e, come Bianchi – deputata ora diventata sottosegretaria –, ha cambi…

Pubblicato il: 10/02/2016 – 11:18
Nazzareno come Dorina, ma chiede le dimissioni di Jole

LAMEZIA TERME C’è una Dorina uomo e si chiama Nazzareno. È calabrese anche lui, ovviamente. È un consigliere regionale in carica e, come Bianchi – deputata ora diventata sottosegretaria –, ha cambiato sette partiti diversi. Sette sigle nell’arco di pochi lustri di carriera tra gli scranni delle istituzioni. Nazzareno Salerno è piuttosto aduso ai traslochi politici. E quando si stabilisce (non definitivamente, è chiaro) in una nuova casa non coltiva il timido atteggiamento dell’ospite o dell’ultimo arrivato. Tutt’altro: pretende di dettare le regole domestiche e di imporre i suoi diktat. L’ultima a finire nel suo mirino è la “pater familias” di Forza Italia in Calabria, Jole Santelli. Nazzareno, arrivato armi e bagagli nel partito di Berlusconi da meno di due anni, non la tollera proprio, vuole defenestrarla, che prenda le sue cose e quasi quasi che si trasferisca nella foresteria azzurra.

LE DIMISSIONI Salerno, ormai da mesi, chiede le dimissioni della coordinatrice calabrese di Forza Italia, la rediviva creatura politica di un leader, Berlusconi, che Santelli non ha mai abbandonato. A differenza del consigliere di Serra San Bruno che, dopo la scissione del Pdl, ha scelto di passare con Alfano abbandonando l’ex Cavaliere. Ma questa è una delle “sterzate” più recenti. Salerno aveva mostrato la sua grande duttilità soprattutto a cavallo tra la prima e la Seconda Repubblica, quando il terreno politico era di sicuro più molle e incerto. Difatti muove i primi passi nei Giovani della Dc e, sempre nella pancia della Balena bianca, diventa sindaco di Serra. Gli sconvolgimenti giudiziari (leggasi Mani pulite) distruggono lo Scudocrociato e allora Salerno si allea con Casini e Buttiglione, e passa con il Ccd. Passa il tempo e transita nel nuovo e più fortunato contenitore centrista, l’Udc. L’idillio, però, dura poco. Nazzareno infatti scopre la sua vena più destrorsa e lega le sue fortune politiche ad An e a Fini. Un sodalizio che reggerà fino a quando l’ex delfino di Almirante non deciderà di confluire nel Pdl di Berlusconi. Il resto è storia recente: Alfano sceglie Monti, strappa con il già premier e fonda Ncd. Salerno lo segue, anche perché in quel momento è consigliere regionale di un centrodestra dove il capo assoluto è Peppe Scopelliti, che opta per l’abbraccio con Angelino. Va tutto bene, fino a quando l’ex governatore (in seguito alla condanna nel processo Fallara e al flop alle ultime europee) non rompe con Ncd. Salerno appare disorientato. Medita per un paio di mesi, poi nell’ottobre 2014 si ripresenta alla corte di Arcore e aderisce a Fi. E chi è che annuncia il ritorno del “figliol prodigo”? Giovanni Toti, allora membro della commissione per le regionali, e la stessa Jole Santelli.
Altri tempi. Oggi la segretaria, secondo Salerno, è la principale responsabile della crisi in cui versa il partito in Calabria. Dal risultato mediocre ottenuto alle ultime regionali al caos sulla scelta dei coordinatori provinciali, passando per l’affaire Cosenza, con il sindaco azzurro Occhiuto disarcionato anche grazie alle firme dei berluscones e in particolare di quella dell’ex presidente del Consiglio, quel Luca Morrone che è anche figlio di Ennio, uno dei principali azionisti di Fi in Calabria.

L’ACCUSA «Ormai in ogni angolo della Calabria si discute, all’interno del nostro partito, di operazioni condotte con lo scopo precipuo di mantenere la propria poltrona», accusa Salerno, secondo cui «la credibilità del nuovo percorso dipende innanzitutto dalle figure che lo porranno in essere: è indispensabile partire dalle dimissioni della coordinatrice regionale Jole Santelli, principale responsabile della catastrofica condizione in cui è stato condotto il partito, e ricominciare a confrontarsi sulle strategie politiche, sugli obiettivi, sui progetti per lo sviluppo della Calabria senza che ci siano nuove imboscate domenicali quali quelle a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno». È pronto a tutto, il consigliere regionale, anche «a far giungere 20 pullman, provenienti dalle diverse realtà territoriali calabresi, con dirigenti di partito, amministratori e iscritti al partito, presso la residenza del nostro leader Silvio Berlusconi per esporgli, con la viva voce di chi sta subendo questa caotica situazione, tutto ciò che non va. Il presidente potrà ascoltare così il malessere di quanti sono rimasti delusi e sconfortati da una gestione cieca e autoreferenziale». L’ex premier, a quel punto, non avrà dubbi su chi sia il suo fedelissimo in Calabria.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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