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Si è pentito il "bancomat" dei Grande Aracri

Giuseppe Giglio si è pentito. Il ministro delle Infrastrutture dei clan di Cutro tra la Calabria e l’Emilia Romagna ha iniziato da tempo a parlare con i magistrati, impegnandosi a dire tutto quanto…

Pubblicato il: 16/02/2016 – 10:53
Si è pentito il "bancomat" dei Grande Aracri

Giuseppe Giglio si è pentito. Il ministro delle Infrastrutture dei clan di Cutro tra la Calabria e l’Emilia Romagna ha iniziato da tempo a parlare con i magistrati, impegnandosi a dire tutto quanto sia a sua conoscenza sul mondo criminale, relazionale e imprenditoriale dei clan Grande Aracri e Arena. A processo nel procedimento Aemilia per oltre dieci capi di imputazione, Giglio per i magistrati ha gestito almeno una dozzina di società e imprese, conosce a menadito il mondo degli appalti pubblici e privati, sa come per anni siano state spartite commesse e forniture. E lo sta raccontando ai magistrati. Stando a indiscrezioni i primi verbali depositati spaziano dalla politica all’imprenditoria, dagli appalti agli affari. E adesso in tanti iniziano a tremare. Nel corso degli ultimi mesi diversi provvedimenti di sequestro lo hanno spogliato del suo immenso patrimonio, dall’enorme agriturismo di Capocolonna gestito dal padre, Francesco Giglio, alle aziende di costruzione emiliane, mentre la scorsa settimana per lui i pm della Dda di Bologna, Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, hanno chiesto vent’anni di carcere al gup che dovrà giudicare gli imputati di Aemilia che hanno scelto l’abbreviato. Ma la pesantissima richiesta formulata dalla procura bolognese probabilmente ha solo rafforzato la decisione dell’uomo, che già nel corso dell’udienza preliminare avrebbe manifestato la volontà di collaborare. Probabilmente una decisione in linea con il personaggio, si mormora negli ambienti investigativi che ne hanno ricostruito la parabola che da imprenditore di successo e self made man lo ha visto trasformarsi prima in vittima dei clan, quindi in socio e prezioso collaboratore della costola dei cla del Crotonese – prima gli Arena, quindi i Grande Aracri – che si è radicata in Emilia. Pecunia non olet e lui – emerge dalle indagini – non si è mai tirato indietro. «La figura di Giglio, come si avrà puntualmente modo di notare – si leggeva al riguardo nell’ordinanza – si caratterizza altresì per la particolare accortezza della sua azione, attenta a non compromettere il delicato equilibrio tra interesse personale (in ogni caso è anche un self made man) e quelli dei clan per i quali e con i quali opera stabilmente».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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