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La necessità di una rivoluzione culturale

Guardare la tastiera del computer e non avere la certezza su cosa proporre ai lettori. Gli accadimenti di questa settimana sono diversi e tutti meriterebbero un approfondimento, un momento di criti…

Pubblicato il: 27/02/2016 – 9:58

Guardare la tastiera del computer e non avere la certezza su cosa proporre ai lettori. Gli accadimenti di questa settimana sono diversi e tutti meriterebbero un approfondimento, un momento di critica, quanto meno una riflessione ponderata. Ma c’è la possibilità concreta di essere ripetitivi qualora si decidesse di proporre il malessere della città nella quale si abita o le illusioni di una regione tese al raggiungimento di un benessere che un insieme di concause o il susseguirsi di vicende le continuano a negare.

Mi rendo conto che tutto ciò può ingenerare uno stato d’animo insolito che, nella fattispecie, contrasta con un’indole ribelle, quasi insofferente al potere per il potere. Certo è che non si riesce a trovare la carica giusta per essere inflessibili nei riguardi di quanti hanno la responsabilità di aver ridotto ad un colabrodo una Terra che aveva ed ha le risorse per poter dettare, al pari delle altre, le sue condizioni nel processo di sviluppo complessivo da raggiungere.
Continuare a fare l’elenco delle strade dissestate, delle scuole fatiscenti, dell’erbaccia sui muri o sui marciapiedi, dell’inefficienza dei servizi, dell’incapacità della macchina burocratica, della inidoneità di una buona parte dei politici equivale a riproporre le idee che sono patrimonio di tutti; che semmai servono a elucubrare solo una ribellione interiore, ma non il mezzo per cambiarle. Ecco che l’unica speranza sono i giovani che vanno spronati perché si decidano a prendere in mano le redini della nostra regione e se proprio non riescono a farlo al di fuori delle sigle dei partiti, perché responsabili di perpetuare un sistema obsoleto che richiama una critica feroce, almeno provino a farsi carico di tracciare le premesse per una Calabria che non sia più condizionata dal malaffare e che sappia isolare le ingerenze della delinquenza organizzata dalla vita civile.
Considero un dovere più che una speranza esortare i trentenni, i quarantenni, ad organizzarsi per percorrere nuove strade, nuove idealità che non risentano delle esperienze vissute dai loro genitori non tanto, o non solo, perché il sistema non glielo ha consentito, quanto perché siamo stati educati a pensare prevalentemente in un’ottica in cui la clientela costituiva il principale appiglio; perché la speranza che si riponeva nelle possibilità di un politico superava in maniera esponenziale qualsiasi bagaglio tecnico e culturale di chiunque fosse alla ricerca di un posto di lavoro.
Non è che oggi le cose siano cambiate più di tanto, ma immaginare una vita diversa è possibile perché si avverte con sempre maggiore insistenza la necessità che si provi a percorrere strade nuove che non siano più quelle tracciate dai soliti potenti il cui interesse è conservare la loro possibilità oggettiva di agire. E, invece, c’è bisogno di portare avanti un processo di cambiamento che renda attuali gli ideali tenendoli il più possibile lontani dalla inerzia nella quale è sempre più facile che si annidi la corruzione. E chi se non le giovani generazioni possono tracciare una nuova via da percorrere? Una strada che sia lastricata di voglia di fare, di rispetto degli altri, di condivisione.
Papa Francesco nel giorno della domenica delle palme di qualche anno fa rivolgendosi ai giovani li ha esortati a “non lasciarsi rubare la speranza”. La speranza intesa non già come semplice ottimismo, ma come atteggiamento positivo verso le cose, nell’affrontare i problemi, verso gli uomini.
Ecco da dove nasce la necessità di una rivoluzione culturale di cui si devono fare fautori le giovani generazioni perché riconsegnino la Calabria all’Italia. Noi che siamo avanti negli anni, diciamocelo pure, siamo probabilmente poco credibili non fosse altro perché abbiamo, chi più e chi meno, un privilegio da difendere.
Avere il coraggio di provare a dare le carte significherà non solo salvaguardare la democrazia di cui, a giudicare dagli avvenimenti, ci è rimasto solo uno scampolo, ma riconsegnare la Calabria alla vita.

*giornalista

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