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Con Bentivoglio c'è la Reggio che dice basta

REGGIO CALABRIA «Siamo qui perché ci siamo rotti le palle di subire gli attentati di questi vigliacchi che agiscono di notte per seminare terrore. Siamo qui per dire che Reggio è questa e sta …

Pubblicato il: 29/02/2016 – 19:32
Con Bentivoglio c'è la Reggio che dice basta

REGGIO CALABRIA «Siamo qui perché ci siamo rotti le palle di subire gli attentati di questi vigliacchi che agiscono di notte per seminare terrore. Siamo qui per dire che Reggio è questa e sta con Tiberio Bentivoglio». In piedi su quella che un tempo era una cassettiera dai colori vivaci, megafono in mano, il sindaco Giuseppe Falcomatà dà voce alle centinaia di persone che hanno raccolto l’appello lanciato in mattinata.

UNA FOLLA AL SIT-IN Insieme a Libera, l’amministrazione aveva chiesto alla città di mostrare con un presidio la propria vicinanza all’imprenditore. E a partire dalle 19, davanti a quel che resta del magazzino affittato dall’imprenditore, che mani ancora ignote ieri notte hanno dato alle fiamme, centinaia e centinaia di persone hanno iniziato a radunarsi. Per dire che sono stanche, stufe, sature della violenza strisciante nei quartieri della periferia e del centro. Per dire che non ne possono più di quel giogo che costringe a vivere con la permanente paura di pestare i piedi a chi non esita a mettere bombe e ordigni, a gambizzare, a ferire o uccidere. C’era la Reggio che dice basta. Ed era numerosa. 

POLITICI E ISTITUZIONI SI SCHIERANO Assessori e consiglieri comunali, sindaci dei Comuni del comprensorio, il presidente della provincia Giuseppe Raffa, quello del Tribunale, Luciano Gerardis, l’ex ministro Carmela Lanzetta. A mostrare la propria solidarietà a Bentivoglio sono stati in tanti. «Ho voluto essere presente – dice l’ex ministro – per mostrare concretamente  la mia vicinanza, ma anche perché bisogna essere vicini alla parte migliore della nostra terra. In questa provincia che ormai è diventata terra dei fuochi, bisogna fare fronte comune e soprattutto dare segni tangibili». È necessario, dice l’ex ministro, «che la Calabria riparta dai calabresi, che sono chiamati a fare una scelta precisa per dire con chi si sta e dove si voglia andare».

LA RISPOSTA CONCRETA DELLA CITTÀ E al di là di nomi e volti noti della politica, in tanti hanno scelto di stare dalla parte di Tiberio. Ad affollare la traversa stretta e poco illuminata dove fino a ieri Tiberio Bentivoglio stoccava la propria merce c’erano scout, attivisti di partiti e associazioni diverse, ma soprattutto tanti semplici cittadini questa sera si sono presentati per dire che c’è una Reggio che dice di no tanto all’arroganza e alla violenza mafiosa, come alle solidarietà di facciata. E con convinzione. Lo dimostra in maniera plastica la cifra – superiore ai 2.300 euro – raccolta in meno di un’ora di presidio. Perché l’appuntamento – ha spiegato Mimmo Nasone, che da ex responsabile provinciale di Libera ha seguito Tiberio fin dal principio della sua battaglia contro i clan – non vuole essere rituale, ma concretamente mirato ad aiutare l’imprenditore ad aprire la nuova sede della sua Sanitaria Sant’Elia.

UNA NUOVA SFIDA PER TIBERIO Per la prima volta in Italia, la sede della nuova attività sarà un immobile confiscato, affidato a Tiberio dietro pagamento di regolare canone di locazione. Mai un imprenditore che si è schierato contro il racket aveva avuto l’ardire di proporsi per riutilizzare in maniera proficua quei beni che la magistratura ha sottratto ai clan. Tiberio, oltre vent’anni fa il primo a dire no al pizzo a Reggio, ha deciso di essere pioniere anche in questo. Per sostenerlo, da mesi è nato un comitato “Un seme per Enza e Tiberio” che sostiene Bentivoglio e la moglie in questa nuova sfida, raccogliendo fondi che permettano loro di mettere in sicurezza i nuovi locali e aprire la nuova sede dell’attività. Un obiettivo che oggi passa – necessariamente – anche dall’acquisto della merce che Bentivoglio aveva immagazzinato nel deposito andato distrutto, in attesa del trasloco.

NO ALLA SOLIDARIETÀ DI FACCIATA «Questo è un impegno che rispetteremo anche grazie alla vostra disponibilità a non dare solo solidarietà parolaie, ma a mettere mano al cuore, al cervello e alla tasca», spiga Nasone, che a tutti i presenti ricorda «queste saracinesche, questo acre odore di bruciato devono essere uno schiaffo per i reggini che sono addormentati  anche da una mentalità che fa comodo ai mafiosi». La forza della ‘ndrangheta – ricorda – non è all’interno dell’organizzazione, ma fuori da essa, «nel silenzio della gente che sta a guardare, che non si espone, che non prende posizione, nelle istituzioni che sono in ritardo, nello Stato che non sempre è tempestivo nel fare quello che deve fare per far capire che denunciare conviene, è giusto ed è la scelta migliore».

UNA LOTTA DI TUTTI È per questo che «se Tiberio dovesse decidere di arrendersi abbiamo perso tutti, ha perso la città», dice ancora Nasone. È per questo ribatte con convinzione il sindaco «che se anche dovessero bruciare cento volte il negozio di Tiberio, noi saremo lì cento e una volta per ricostruirlo». Parole a cui dimostra di credere la gente accorsa in massa al presidio, che scandisce il nome dell’imprenditore, forse anche per farsi sentire dalle tante, troppe finestre rimaste chiuse, mentre il presidio si svolgeva.

L’AMAREZZA DI BENTIVOGLIO Bentivoglio però non ce l’ha fatta ad essere presente al presidio. L’attentato di ieri notte, proprio quando tutto nella sua vita sembrava aver iniziato a marciare verso una strana ma confortante forma di “normalità”, lo ha segnato. Nel profondo. Questa sera, Tiberio aveva bisogno di rimanere insieme alla sua famiglia. Per riflettere, metabolizzare. Per trovare la forza e la voglia di ripartire e continuare a lottare. «Questa notte ho pensato alla forza della ‘ndrangheta e alla debolezza dello Stato. Alla tempestività della malavita e ai ritardi delle istituzioni. E alla disperazione della mia famiglia», si è lasciato strappare nel pomeriggio, prima di sedersi di fronte ai vertici delle forze dell’ordine e della magistratura in prefettura.

«NON CEDO» «Appena mi riprendo sarò più forte e griderò ancora i miei diritti», ha detto con voce sommessa. «E i miei diritti – spiega, pensando ai suoi aguzzini, o a chi ha festeggiato con luci e caroselli la prescrizione dei reati di cui hanno beneficiato i favoreggiatori di chi ha tentato di renderlo schiavo –  sono la giustizia, perché io sono un testimone di verità». La sua – ha affermato convinto – è una battaglia di cui non si pente e a cui non vuole rinunciare. «Non vogliamo mollare, vogliamo rimanere sul territorio sempre più forti, però vogliamo che la giustizia sia più veloce, sia più autentica, più vera. Abbiamo bisogno di processi che finiscano in tempi utili e giusti, prima che arrivino alla prescrizione e di certezza della pena». Tiberio non sa chi abbia materialmente distrutto o il suo magazzino, o chi gli abbia ordinato di farlo, tanto meno può e vuole dire se nell’ultimo periodo abbia subito nuove minacce.  È stanco, preoccupato e in nessun modo vuole ostacolare la macchina delle indagini che già da ieri notte viaggia a pieno regime.

LE ISTITUZIONI AL FIANCO DELL’IMPRENDITORE In attesa degli sviluppi investigativi, le istituzioni cittadine tutte hanno deciso di stringersi attorno a Bentivoglio. «Il negozio aprirà il giorno stabilito e noi ci impegneremo al massimo perché questo succeda»,  afferma il prefetto Claudio Sammartino, introducendo i lavori del comitato, che ha visto attorno al tavolo convocato in Prefettura l’imprenditore, il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, il sindaco Falcomatà, il questore Raffaele Grassi, i comandanti provinciali dei carabinieri, Lorenzo Falferi, e della Guardia di finanza, Domenico Napolitano, e il responsabile dell’esercito impiegato nell’operazione “Strade sicure”.

ESERCITO A TUTELA DEL NEGOZIO «Paradossalmente  – dice Sammartino – l’effetto di questi atti criminali è il compat
tamento ulteriore delle Istituzioni, statali e locali che hanno quale obiettivo prioritario la riaffermazione della legalità sul territorio assieme ai cittadini, alle organizzazioni e associazioni che condividono i medesimi valori. Lo Stato è presente e continua ad esserlo assieme alla comunità locale». E lo vuole dimostrare in maniera concreta. Quando la nuova Sanitaria Sant’Elia riaprirà, l’esercito la presidierà giorno e notte per evitare  che torni ad essere vittima di attentati e danneggiamenti.

MA LA CITTA’ ASPETTA VERITÀ Un messaggio concreto – si mormora al presidio – non solo per Tiberio, ma per quella città che con lui si è schierata, ma che non supplisce alla fame di verità – da più parti anche oggi reclamata – sulle tante, troppe connivenze che tuttora permettono alle ‘ndrine di mostrare il volto più feroce e tribale, quando schiavitù e omertà cessano di funzionare.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

 

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