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Reggio decida da che parte stare

Se Tiberio Bentivoglio non avesse la scorta di terzo livello, riservata alle categorie ad alto rischio probabilmente, oggi non sarebbe vivo.È questa l’amara, ma realistica considerazione, che tutti…

Pubblicato il: 29/02/2016 – 12:38

Se Tiberio Bentivoglio non avesse la scorta di terzo livello, riservata alle categorie ad alto rischio probabilmente, oggi non sarebbe vivo.
È questa l’amara, ma realistica considerazione, che tutti dobbiamo fare alla luce dell’ennesimo attentato della scorsa notte che ha comportato la distruzione del magazzino dove teneva la merce in attesa di riaprire. Il messaggio dei clan che da anni lo hanno messo nel mirino per non essersi piegato al racket è chiaro. «Tu non devi riaprire la tua attività, devi rinunciare a fare l’imprenditore. Soprattutto non devi riaprire in pieno centro, dove tutte i negozi sono in mano alla ndrangheta o ad essa pagano il pizzo». Pensare addirittura di ripartire utilizzando un bene confiscato è una ulteriore sfida che non può essere accettata!
Oggi tutti, non solo Tiberio, siamo davanti ad un bivio. Darla vinta a questi vigliacchi e rinunciare ad andare avanti, e questo significherebbe mettere una pietra tombale al movimento antiracket Reggio-Libera-Reggio che con fatica si sta cercando di fare partire da qualche anno. Oppure reagire con una mobilitazione di coscienze, che non si limiti però alla solita solidarietà a costo zero. Vanno bene i sit-in, i comunicati a patto che siano consequenziali e producano gesti concreti.
Serve una risposta delle istituzioni, sia a livello repressivo per individuare e perseguire i colpevoli, sia a livello di protezione e sostegno all’attività che Tiberio Bentivoglio nonostante tutto vuole riprendere. Sarebbe un segnale concreto la erogazione da parte di Comune, Provincia e Regione di un finanziamento straordinario per dare la possibilità a Tiberio almeno di potere ricomprare la merce che è andata distrutta e che doveva servire a riprendere l’attività commerciale nel nuovo esercizio.
Ma è tutta la città che deve decidere da che parte stare. Un giorno Tiberio mi ha detto: «Ho l’impressione che ai reggini la ndrangheta piace». Non so se è un consenso esplicito o tacito, se è fatalismo di chi con la ndrangheta ha scelto ormai di convivere. Certo è che questo è il momento di metterci tutti la faccia, iniziando a mettere le mani in tasca e offrendo un proprio contributo attraverso il comitato raccolta fondi promosso da Libera. Diventando consumatore della nuova sanitaria di Tiberio. Serve anche un impegno collettivo per stare vicino a chi denuncia, per boicottare gli esercizi commerciali gestiti dalla ‘ndrangheta ed esercitare il consumo critico nei negozi e nelle aziende che hanno scelto di non pagare il pizzo.
Come Centro Comunitario Agape, così come stanno facendo tante associazioni, stiamo favorendo l’incontro degli studenti delle scuole con le realtà che gestiscono beni confiscati e con le imprese sane, cerchiamo di proporli come esempio di una rivolta possibile contro il condizionamento mafioso. Se persone come Tiberio dovessero gettare la spugna o peggio ancora perdessero la vita, sarebbe una sconfitta anche per questi ragazzi che perderebbero così la fiducia in un possibile cambiamento di questa martoriata città.

*Presidente Centro Comunitario Agape

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