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Solidarietà a Bentivoglio: «Non lo lasceremo solo»

REGGIO CALABRIA «L’attentato incendiario che ieri sera a Reggio Calabria ha distrutto l’esercizio commerciale di Tiberio Bentivoglio non è soltanto un attacco all’imprenditore antiracket, ma una sf…

Pubblicato il: 29/02/2016 – 10:09
Solidarietà a Bentivoglio: «Non lo lasceremo solo»

REGGIO CALABRIA «L’attentato incendiario che ieri sera a Reggio Calabria ha distrutto l’esercizio commerciale di Tiberio Bentivoglio non è soltanto un attacco all’imprenditore antiracket, ma una sfida lanciata dalla ‘ndrangheta allo Stato». Lo dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della commissione parlamentare Antimafia. «Le istituzioni nazionali – aggiunge – con in testa la commissione Antimafia, quelle locali e la società civile devono reagire in modo deciso. Bisogna mettere Bentivoglio nelle condizioni di riaprire il negozio nel più breve tempo possibile e assicurare alla giustizia i responsabili dell’accaduto. È questo il modo migliore per indebolire la forza della ‘ndrangheta e per incoraggiare gli imprenditori a denunciare il pizzo».
«La solidarietà a Bentivoglio e alla sua famiglia non basta, ma intanto è doveroso esprimerla. Conosco Tiberio da tanti anni: è sempre stato un testimone di determinazione e compostezza che non ha mai fatto passi indietro in un contesto difficile che spesso lo ha fatto sentire solo». Ad affermarlo il deputato Pd, Davide Mattiello, che in Antimafia coordina il gruppo di lavoro sui testimoni di giustizia. «Perché colpire di nuovo Tiberio Bentivoglio? Forse perché ce la stava nuovamente facendo, nonostante tutto, a rimettersi in piedi, grazie alla prossima apertura di un locale in un altro quartiere. Un’apertura resa possibile anche dal coinvolgimento dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, oltre che dalla vicinanza di una parte di società civile. La ‘ndrangheta non dimentica – prosegue il deputato – e nel Reggino ultimamente i segnali intimidatori si sono moltiplicati ad ogni livello, un modo per ribadire presa e presenza».
Solidarietà anche da Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia: «A Tiberio Bentivoglio la mia solidarietà e la vicinanza di tutta la commissione parlamentare Antimafia. La sua è una storia limpida e coraggiosa di civile resistenza alla ‘ndrangheta in un territorio ad alta intensità di potere mafioso. Questo nuovo gravissimo atto d’intimidazione è un segnale inquietante, che richiede una risposta ferma e tempestiva delle istituzioni, Bentivoglio non può essere lasciato solo».
«L’intimidazione subita – dichiara il governatore Mario Oliverio – dall’imprenditore reggino Tiberio Bentivoglio, ribellatosi al racket e divenuto testimone di giustizia, lascia sgomenti per il profondo significato che il criminale gesto incendiario porta con sé. Come altri episodi, ormai troppo frequenti in provincia di Reggio Calabria e non solo, anche questo lascia uno strascico di amarezza. Investire e creare realtà lavorative sul proprio territorio non può diventare un tiro da roulette russa, così come non può esserlo amministrare con competenza e trasparenza. Ho sentito telefonicamente Tiberio Bentivoglio – aggiunge Oliverio – ed a lui ho espresso la mia solidarietà ed il mio rammarico per quanto accaduto. Non ho dubbi sul fatto che l’attività commerciale data alle fiamme rialzerà quanto prima le serrande, anche grazie alla preziosa attività che svolgono presidi come Libera».
«Esprimo sdegno e ferma condanna – afferma il presidente del consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto –. Come cittadini, prima ancora che come uomini delle istituzioni, abbiamo il dovere civile di ribellarci allo strapotere della criminalità e di schierarci in maniera risoluta al fianco di chi ha avuto la forza e la dignità di dire “no”. Alla luce del susseguirsi di episodi sempre più gravi, occorre prendere atto dell’eccezionalità della situazione dell’ordine pubblico nel Reggino e assumere provvedimenti coerenti e incisivi».
«Scorta civica per Tiberio Bentivoglio, non lo lasceremo solo. A questi vigliacchi – dichiara il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà – urliamo che non ci fanno paura. Stasera alle 19 tutti di fronte al deposito incendiato. L’incendio al magazzino della sanitaria Sant’Elia di proprietà dell’imprenditore testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio è un fatto gravissimo che deve richiamare l’attenzione delle massime istituzioni nazionali. Tiberio è stato in questi anni un simbolo della Reggio onesta, un portabandiera dell’economia sana della città che ha deciso di non piegarsi al giogo della ‘ndrangheta. La sua testimonianza ha attraversato l’Italia, veicolata dall’impegno dell’associazione antimafia Libera, ponendosi come esempio di ribellione al cancro mafioso. Chi ha colpito, per l’ennesima volta, Tiberio Bentivoglio, in realtà ha colpito tutti noi. A questi vigliacchi che agiscono nel buio vogliamo gridare che non ci fanno paura».
«L’incendio doloso che ha distrutto questa notte i magazzini dell’imprenditore Tiberio Bentivoglio, uomo che con coraggio ha denunciato i suoi estorsori, amareggia e sconcerta. Amareggia – afferma il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Sebi Romeo – perché colpisce un testimone di giustizia sotto tutela e sconcerta perché si inserisce in un quadro più ampio che negli ultimi mesi vede la provincia reggina sotto asfissiante assedio. A Tiberio Bentivoglio va la mia vicinanza umana ed istituzionale».
«Colpire duramente – dichiara la deputata del Pd Stefania Covello – l’arroganza della criminalità. Sostenere i testimoni di giustizia che stanno pagando un duro prezzo in Calabria. L’incendio che stanotte ha distrutto i magazzini della sanitaria Sant’Elia a Reggio Calabria, di proprietà del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, che da molti anni combatte contro le cosche della ‘ndrangheta, non può rimanere impunito! Lo Stato e le sue istituzioni devono rafforzare il sostegno e la protezione all’imprenditore che dal 1992 è vittima di intimidazioni gravi».
«A Tiberio Bentivoglio, coraggioso testimone di giustizia, va la mia vicinanza umana ed istituzionale – dichiara il segretario regionale del Pd Ernesto Magorno – e quella di tutto il Partito democratico calabrese. Tiberio non si è piegato alla prepotenza mafiosa e senza timore ha denunciato gli episodi di racket che l’hanno interessato, con grande senso civico. Non deve essere lasciato solo. Dobbiamo continuare a sostenere ed affiancare quanti non ai arrendono alla legge della ‘ndrangheta e operano per consegnare alle nuove generazioni una Calabria migliore».
Anche Confindustria Reggio Calabria esprime vicinanza e solidarietà a Bentivoglio: «Quanto sta accadendo in città e nel resto della provincia – si legge in una nota – ha assunto dimensioni non più tollerabili. Occorre andare oltre le semplici parole e intervenire, con urgenza, per arginare una deriva che rischia di affossare in modo irreversibile il tessuto economico e sociale reggino. Le “attenzioni” della criminalità organizzata nei confronti dell’imprenditore Bentivoglio – proseguono gli industriali reggini – destano particolare inquietudine e profonda amarezza, poiché colpiscono una persona che con grande coraggio da sempre conduce la propria attività imprenditoriale nel pieno rispetto della legalità e, soprattutto, respingendo e denunciando qualsiasi forma di condizionamento mafioso. Per questo oggi è indispensabile che la comunità civile faccia sentire la propria voce e che le istituzioni intervengano subito con azioni concrete a sostegno di quanti, proprio perché hanno il coraggio di denunciare, non possono essere lasciati soli».
«Voglio esprimere – afferma il senatore Francesco Molinari, componente della commissione Antimafia – la mia solidarietà, umana in primis e nella qualità di componente della commissione parlamentare Antimafia poi, all’imprenditore e testimone di giustizia, Tiberio Bentivoglio, per il vile atto intimidatorio subìto. L’ennesima dimostrazione della pervicacia e dell’arroganza della ‘ndrangheta, che ormai, senza difficoltà alcuna, riesce a tenere in ostaggio la società civile. La lotta a
lla mafia nella nostra terra si è, purtroppo, trasformata in lotta di resistenza e liberazione. Ma deve essere la “nostra” lotta, una battaglia di tutti».

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