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Emergenza lavoro, ora serve unità

In questo ultimo anno i media sono stati sommersi da termini quali stepchild adoption, Jobs act e tanti altri. Tutti a disquisire sulle unioni civili, sui dati (di parte) che Renzi fornisce sull’au…

Pubblicato il: 01/03/2016 – 15:10

In questo ultimo anno i media sono stati sommersi da termini quali stepchild adoption, Jobs act e tanti altri. Tutti a disquisire sulle unioni civili, sui dati (di parte) che Renzi fornisce sull’aumento o presunto tale dell’occupazione in Italia. Nessuno però si preoccupa della vera emergenza di questo paese: il lavoro. A prescindere dalle riforme o presunte riforme del governo nazionale, in Italia, e nelle regioni meridionali in particolare, non è solo il cambio di contratto da determinato a (falso) indeterminato che può generare occupazione. Si tratta solo di false modifiche sul termine (poiché a tutele crescenti, altro che indeterminato) e non di misure utili a favorire sviluppo e soprattutto nuovi posti di lavoro. Lo stesso presidente dell’Istat Alleva sottolineò qualche mese fa che «valutare il saldo tra attivazioni e cessazioni dei contratti come se fosse un aumento di teste, cioè di occupati» fosse una approssimazione non accettabile. Riteniamo a questo punto non più differibile un piano straordinario del lavoro. Ma lavoro vero, non artifici numerici utili solo per qualche tweet.
La disoccupazione è ormai un’emergenza italiana ma resta prevalentemente un dramma, soprattutto quella dei giovani, per il Mezzoggiorno. In Campania, Sicilia e Calabria la disoccupazione femminile è al 52% e quella maschile al 46,5% e un 30% del totale non studia né lavora. Ancora più drammatico il dato per le donne in maternità che risulta una sfida persa sul lavoro e in parallelo anche per la natalità che nel 2015 registra il dato più basso dall’unità d’Italia.
Troppo spesso ormai e anche in modo insopportabile la politica e noi politici giochiamo al ruolo del rimpallo delle responsabilità additando sempre chi ci ha preceduto in un ruolo di governo.
Sulla mia pelle ho provato, giusto per fare un esempio, la drammatica situazione in cui versavano le Ferrovie della Calabria e ho pensato quanto fosse inutile fare l’elenco degli errori di chi mi aveva preceduto e mi misi al lavoro per ricercare le soluzioni che con impegno e abnegazione alla fine arrivarono per scongiurare la messa in liquidazione di una società e dei suoi circa 1000 dipendenti.
In questi giorni legittimamente ogni parte politica interviene sui temi caldi dell’azione di governo e si prepara a confrontarsi con i propri uomini e i propri programmi al confronto politico per il rinnovo di tante amministrazioni in cui si va al voto.
Incontro ogni giorno tanti cittadini, tanti giovani, tante mamme e tanti padri e mi rendo conto quando parlo delle nostre idee di città e di società e del nostro impegno per migliorarle di incrociare tanti sguardi persi nel vuoto.
Preoccupati, disillusi, in parte anche arrabbiati rispetto ad una prospettiva che manca ormai da troppo tempo: la dignità del lavoro.
Senza pensare a grandi sistemi credo che a noi spetti occuparci dei cittadini che rappresentiamo: i calabresi.
Non dismetterò i miei panni di convinto oppositore del governatore Oliverio e del suo operato né tanto meno di convinto sostenitore della nostra azione di governo nella città di Cosenza e dei nuovi nostri programmi.
Mi sento però di fare un’appello accorato e responsabile a tutti gli uomini delle istituzioni calabresi, per lo meno a quelli che coltivano l’interesse del bene comune e non di quello proprio.
Sul tema del lavoro oggi, e non domani o dopodomani, nel Mezzoggiorno in generale e in Calabria per quanto riguarda noi urge e non è più rinviabile un intervento straordinario del governo nazionale.
Al di là dei fondi europei, che dovevano essere aggiuntivi a quelli ordinari e che mi auguro questa giunta e questo consiglio sia più capace nell’utilizzo rispetto al nostro impegno nella scorsa legislatura, serve un diretto ed immediato intervento dello Stato.
Possiamo continuare ad essere maggioranza e minoranze leali senza confonderci e darci battaglia nel confronto politico ed elettorale ma in parallelo sul tema del lavoro che manca ai calabresi, su tutti alle nuove generazioni, provare ad essere uniti.
Quando cala la nebbia cala per tutti, si sia in ruoli di maggioranza o di minoranza, e questa nebbia uccide l’animo della gente e la speranza oltre che la libertà.
Per queste ragioni e senza nessuna strumentalità mi sento di fare un appello pubblico, e non da segrete stanze, al presidente Oliverio che rappresenta tutti i calabresi.
Altre opposizioni o finte opposizioni avrebbero semplicisticamente urlato contro il governo del momento, regionale e nazionale, che come è capitato a noi viene sempre additato come responsabile.
Questa situazione è frutto di cicli economici drammatici e di una terra che è mancata di seria rappresentanza negli ultimi 20 anni.
Questo, quindi, il mio appello diretto al presidente Oliverio.
Convochi al più presto in una riunione allargata tutti i consiglieri regionali e la deputazione calabrese insieme alle forze sindacali e imprenditoriali.
Si chieda tutti insieme un intervento straordinario e diretto del governo nazionale per la Calabria. Si chieda un miliardo di euro da affiancare all’intervento di grande aziende pubbliche e private, nazionali e regionali, delle banche che raccolgono in Calabria e impiegano in Lombardia.
Si può avere insieme un interesse più grande e comune in una situazione drammatica e di allarme.
Una risposta immediata su questo tema è nell’interesse non di una parte ma di tutti i calabresi.
Gli stessi che spero non dovranno risubire in ragione del proprio bisogno l’ennesima visita degli speculatori di professione, di destra o di sinistra che siano, che prometteranno la luna alla vigilia dell’ennesima campagna elettorale per poi sparire il giorno dopo lasciando altre ferite e maggiore nuova indignazione.

*Portavoce Azione nazionale

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