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Il manager senza curriculum

COSENZA Italo Antonucci, ingegnere, è dal dicembre 2013 il direttore generale dell’Arsac, agenzia in cui si è trasformata la vecchia Arssa, che si occupava dei servizi per l’agricoltura. Oggi, una …

Pubblicato il: 03/03/2016 – 17:57
Il manager senza curriculum

COSENZA Italo Antonucci, ingegnere, è dal dicembre 2013 il direttore generale dell’Arsac, agenzia in cui si è trasformata la vecchia Arssa, che si occupava dei servizi per l’agricoltura. Oggi, una sentenza emessa del Tribunale del lavoro, pone seri dubbi sulla sua nomina. Dubbi che si alimentano di alcuni passaggi dell’atto firmato dal giudice Giuseppina Bonofiglio il 23 febbraio scorso.

IL CONFLITTO D’INTERESSI È il 20 dicembre 2013 quando Antonucci e Giuseppe Zimbalatti, allora dirigente generale del dipartimento Agricoltura, firmano il contratto di assunzione del manager. Sono cinque pagine che vincolano reciprocamente l’ingegnere e la Regione e danno atto «della insussistenza di cause di incompatibilità o, comunque, ostative all’assunzione dell’incarico». Secondo quell’atto non c’è alcun problema alla stipula. Tant’è vero che «il direttore generale dichiara sotto la propria responsabilità di non trovarsi in alcuna situazione di incompatibilità o di conflitto d’interessi». E invece, circa un anno prima, quel conflitto si era materializzato proprio davanti al giudice del lavoro di Cosenza. Il 28 dicembre 2012, infatti, Antonucci depositava un ricorso contro l’Afor, colpevole, a suo dire, di avergli ingiustamente revocato un incarico. Il manager, dunque, al momento dell’assunzione nel 2013, ha ancora un contenzioso in corso con l’Afor, un ente strumentale della Regione. Cioè contro il suo datore di lavoro. Ce ne sarebbe abbastanza per sollevare più di una questione. Ma, evidentemente, al dipartimento Agricoltura non sapevano o, se sapevano, hanno fatto finta di nulla. Antonucci lo sapeva di certo. Il suo vecchio contratto da dirigente, sottoscritto il 2 agosto 2010, era stato revocato il 30 giugno dell’anno successivo a causa degli effetti della Legge Brunetta. Una scelta illegittima, secondo il professionista, che ha cercato di far valere le proprie ragioni davanti alla giustizia. Gli è andata male. E la sentenza del giudice pone altri interrogativi sulla sua posizione.

I REQUISITI DI ANTONUCCI In effetti, il Tribunale non solo dà torto al manager di Arsac ma definisce addirittura «nullo» il contratto stipulato nel 2010 tra lui e l’Afor. Questo perché in quell’atto «manca il corredo motivazionale previsto (…) quanto alla particolare e comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell’amministrazione, che il soggetto a cui l’incarico dirigenziale è conferito deve possedere». L’Afor avrebbe anche potuto prendere un dirigente esterno, ma indicando chiaramente i motivi per i quali non c’era nessun interno con i titoli e la professionalità di Antonucci. Secondo il giudice non lo ha fatto. «Più precisamente – si legge nella sentenza – la delibera commissariale (che nominava l’ingegnere, ndr) ha conferito al ricorrente l’incarico dirigenziale senza alcun riferimento agli adempimenti motivazionali e ai requisiti soggettivi che invece sono prescritti dall’articolo 19 comma 6 del decreto legislativo numero 165/2001». Requisiti che il giudice elenca di seguito. Uno per tutti: almeno un quinquennio di funzioni dirigenziali. Il succo è chiaro: per il Tribunale non è detto che Antonucci avesse, nel 2010, quei requisiti. Non fosse altro che nel contratto non sono indicati chiaramente. L’Afor si limitava, infatti, a «generiche affermazioni secondo cui l’incarico è attribuito al ricorrente “visto il curriculum… già in atti” e “considerata la specifica professionalità e l’esperienza maturata in relazione al concreto incarico dirigenziale de quo”». Queste frasi, per il giudice, sono «apodittiche», non supportate da un’istruttoria, «non sono verificabili secondo criteri di trasparenza e pubblicità». Per questo quel vecchio contratto è nullo. Ma non è tutto. Stando alla sentenza, non ci sono sufficienti motivi per affermare che Antonucci nel 2010 avesse i requisiti per essere nominato dirigente dell’Afor. E come la mettiamo con l’altra nomina, quella a direttore generale di Arsac arrivata nel 2013? Fatti i salvi i dubbi sul conflitto d’interessi è impossibile sciogliere quelli sui titoli. Si potrebbe tentare analizzando il curriculum del manager. Ma sul sito dell’Agenzia regionale che si occupa dell’agricoltura, quel curriculum non c’è. I «criteri di trasparenza e pubblicità» non sono il primo pensiero per una parte della burocrazia regionale. Non resta che fidarsi. Basta sperare che non arrivi un giudice a scombinare le carte.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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