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Usura, sequestrati a Lamezia beni per 11 milioni

LAMEZIA TERME Al momento sarebbero tre le vittime accertate di Giuliano Caruso, 43 anni, sul cui capo pendono le accuse di usura aggravata ed esercizio abusivo dell’attività creditizia. Agli u…

Pubblicato il: 08/03/2016 – 8:58
Usura, sequestrati a Lamezia beni per 11 milioni

LAMEZIA TERME Al momento sarebbero tre le vittime accertate di Giuliano Caruso, 43 anni, sul cui capo pendono le accuse di usura aggravata ed esercizio abusivo dell’attività creditizia. Agli usurati l’indagato avrebbe imposto tassi variabili dal 51% al 93,31%. Ma secondo il colonnello Fabio Bianco, comandante del gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, il numero delle vittime tenderà a crescere nel corso delle indagini. «Qualcuno – è stato il messaggio che Bianco ha voluto lanciare – la smetta di dire che queste persone sono “amici”. Se non lo fa per sé lo faccia almeno per la propria famiglia». A Caruso, nel corso dell’operazione “Turpe Lucrum” condotta martedì mattina dalle fiamme gialle e coordinata dal comando provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro e dalla Procura di Lamezia Terme, sono stati sequestrati beni per circa 11 milioni di euro. Nello specifico la misura ha riguardato quattro lussuose ville che si trovano tra Lamezia e dintorni; un complesso alberghiero; due gioiellerie; un ristorante; sette fabbricati (fra appartamenti e magazzini); 13 appezzamenti di terreno quasi tutto edificabili; 13 aziende operanti, fra l’altro nel settore immobiliare e dell’edilizia; autovetture anche di lusso e disponibilità finanziarie tra le quali centinaia di conti correnti sparsi un po’ ovunque in Italia.

villa sequestrata 2 

DUE MILIONI DI EURO DI SPROPORZIONE «C’era una sproporzione abnorme tra i redditi dichiarati da Caruso e il suo reale patrimonio – ha affermato il procuratore di Lamezia Terme Domenico Prestinenzi -, calcolata in due milioni e 200mila euro». Le indagini vanno avanti da circa un anno e hanno permesso di dividere in due periodi le dichiarazioni dei redditi di Caruso. Il primo periodo va dal 1992 al 1996 nel quale sono stati dichiarati 19mila euro di redditi complessivi, ossia una media 320 euro mensili. «Praticamente siamo all’indigenza», ha affermato il procuratore. Il secondo periodo va dal 1997 al 2013, 16 anni nel corso dei quali sono stati dichiarati 554mila euro circa, 2800 euro mensili in un periodo in cui Caruso era titolare di attività e società registrate a suo nome. Ma l’indagine non si è fermata al solo indagato, ha scandagliato anche il patrimonio delle due mogli, dei genitori e dei suoceri. Nel periodo 1997-2013 è risultato che la prima moglie abbia percepito 25 mila euro di redditi e la seconda 39mila. Il padre è il legale rappresentante di una ditta di costruzioni e un soggetto individuato come prestanome è stato denunciato dalle fiamme gialle gli è stato notificato avviso di garanzia per intestazione fittizia di beni. Nel corso della conferenza stampa gli investigatoeri hanno affermato che l’infagato è stato risarcito dallo Stato per una causa di ingiusta detenzione per una cifra di 60mila euro poiché fu arrestato per associazione mafiosa. Anche questa cifra è stata «tenuta in conto» dalla Guardia di Finanza nelle investigazioni su Caruso.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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