Ultimo aggiornamento alle 20:34
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

Una catena umana attorno al negozio di Bentivoglio



REGGIO CALABRIA Una catena umana per circondare l’isolato del nuovo negozio di Tiberio Bentivoglio e una raccolta di pastelli colorati per «portare colore anche nel grigio della cenere». Sono quest…

Pubblicato il: 14/03/2016 – 11:28
Una catena umana attorno al negozio di Bentivoglio



REGGIO CALABRIA Una catena umana per circondare l’isolato del nuovo negozio di Tiberio Bentivoglio e una raccolta di pastelli colorati per «portare colore anche nel grigio della cenere». Sono queste le due iniziative immaginate da Libera e da associazioni e comitati che nel tempo hanno deciso di sostenere l’imprenditore antiracket, per accompagnare l’apertura della nuova sede della sanitaria, prevista per il prossimo 15 marzo. 
Una vittoria frutto degli sforzi di tanti, che si sono intensificati dopo l’incendio che ha distrutto il magazzino in cui Bentivoglio stava stoccando la merce in vista dello spostamento dell’attività, ma sono iniziati ben prima del 28 febbraio. «Il comitato – dice Domenico Modafferi di “Un seme per Enza e Tiberio”- nasce nell’ottobre scorso dalla volontà di sostenere con gesti concreti la famiglia di un imprenditore antimafia». All’epoca, Bentivoglio – pioniere della lotta antiracket a Reggio Calabria – si è trovato di fronte a una sfida difficile per chi come lui, dopo essersi schierato contro i clan, ha dovuto lottare anche con le banche, che gli hanno progressivamente chiuso i rubinetti.
Primo imprenditore a chiedere di affittare un immobile confiscato in cui trasferire la propria attività, si è trovato davanti alla necessità di spendere 61mila prima di poterci entrare. 
Per anni, quando era in mano al re dei videopoker Gioacchino Campolo, l’immobile ha lavorato in barba a norme, prescrizioni e regolamenti, cui la struttura doveva essere adeguata per tornare ad essere agibile. Per questo è nato il comitato, che negli ultimi mesi ha promosso una raccolta fondi per sostenere Tiberio. «La risposta, soprattutto dopo l’incendio che ha colpito il magazzino, è stata sorprendente, c’è stata una partecipazione attiva quasi sorprendente in questa città». 
A dare man forte alle iniziative del comitato, ci hanno pensato anche gli studenti della Mediterranea e i giovani della città, risvegliati dal lungo sonno in cui sembravano sprofondati dal devastante attentato che ha colpito il testimone di giustizia. Raccolte fondi in università, banchetti e attività di sensibilizzazione sulle principali vie cittadine sono stati gli strumenti con cui universitari e giovani reggini hanno deciso di schierarsi al fianco dell’imprenditore antiracket. «Tra sabato e domenica sul corso Garibaldi abbiamo raccolto circa 500 euro, ma la cifra – dice Alessandro Cartisano, fra i promotori dell’iniziativa – non è importante, quanto la grande partecipazione spontanea di molti giovani all’iniziativa». 
Libera, che dal lontano 2005 si è schierata al fianco di Tiberio, soddisfatta tira le somme, ma rilancia. «Negli ultimi mesi ci siamo mobilitati per aiutare Tiberio a spostare l’attività a fronte di condizioni ambientali e economiche non più sostenibili – dice Francesco Spanò, referente reggino di Libera –. La riapertura però non è un punto di arrivo ma di ripartenza, per questo facciamo appello alla città, perché ci sia una grande partecipazione ad un momento di festa e liberazione». E per ripartire in cantiere c’è il rilancio della campagna cittadina antiracket «per varie ragioni ferma da diversi anni», anche se – sostiene Spanò – «il nostro sportello Sos giustizia ha accompagnato diversi imprenditori che si sono schierati contro i clan», ma anche una serie di iniziative per rompere l’isolamento che chi denuncia è costretto a subire.
Una mano in tal senso potrebbe arrivare anche dalla white list di fornitori e imprese di recente approvata dal consiglio comunale per sostenere attività che si siano schierate contro la ‘ndrangheta o in amministrazione giudiziaria. «Si tratta di un regolamento molto avanzato, che va anche oltre le nostre richieste, ma non è in grado di sciogliere un nodo. Molti degli imprenditori arrivano alla denuncia in condizioni economiche disastrose e la prima cosa che salta è la regolarità contributiva». Senza Durc, le imprese non possono avere rapporti con la pubblica amministrazione. Un nodo che tocca al legislatore sciogliere.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.c.a.r.l. ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Design: cfweb