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TSUNAMI RENDE | Per chi "tifava" il vice del boss Lanzino

RENDE Quella delle primarie del 2012 non è l’unica storia finita nei faldoni della Dda di Catanzaro. Altre primarie, quelle del 2007, impastano clan e politica. Con i primi che mettono in moto le p…

Pubblicato il: 23/03/2016 – 9:58
TSUNAMI RENDE | Per chi "tifava" il vice del boss Lanzino

RENDE Quella delle primarie del 2012 non è l’unica storia finita nei faldoni della Dda di Catanzaro. Altre primarie, quelle del 2007, impastano clan e politica. Con i primi che mettono in moto le proprie truppe cammellate per ingraziarsi la seconda. D’altra parte, l’auspicio di boss e luogotenenti è che ci sia da mangiare per tutti.
L’atto di nascita del Pd è fissato per il 14 ottobre 2007. Tutto è affidato alle scelte dei cittadini che devono individuare segretario nazionale, assemblea costituente e, via via, tutti gli incarichi, fino ai livelli regionali. Tutti vogliono contare nel nuovo soggetto politico. E in Calabria, la battaglia si fa aspra, tant’è che la mobilitazione richiesta ai simpatizzanti gonfia l’affluenza ai gazebo in maniera forse inaspettata. Questo accade sul palcoscenico. Ma è dietro le quinte che i movimenti si fanno inconfessabili. Perché – almeno stando alle parole di alcuni esponenti della criminalità organizzata cosentina, intercettati in quel momento – quella espressa dai clan nei confronti di alcuni candidati non è soltanto una comprensibile simpatia, ma un trasporto legato a possibili ritorni economici. A Rende, scrivono i carabinieri, «i politici “indiziati” sono risultati sempre gli stessi». Gli investigatori si imbattono nei (presunti) rapporti tra mafia e politica mentre tengono sotto controllo gli esponenti del clan Lanzino. L’interesse è piuttosto diffuso: si parte con i comizi dei candidati “preferiti” per arrivare alla conta delle preferenze. Al centro di quegli accertamenti c’è Francesco Patitucci, vice del boss Ettore Lanzino (all’epoca latitante). Un suo cugino lo invita a un comizio di Sandro Principe e Umberto Bernaudo (allora sindaco di Rende): a suo dire, il parente avrebbe dei terreni nel quartiere in cui si svolge l’incontro. E da quel faccia a faccia con i cittadini potrebbe ricavare indicazione utili su come far fruttare i possedimenti.
Non è l’unico momento in cui le consultazioni sfiorano il percorso del “viceboss”. Nel giorno delle primarie, le telefonate si susseguono. E in tutte le comunicazioni, Patitucci si preoccupa dell’affluenza. I suoi amici sottolineano la grande adesione dei rendesi e la risposta, per i carabinieri, è di rilevante interesse investigativo: «È buono però, dai! Così ci sarà pane per tutti, o no?». L’interesse delle cosche cosentine, dunque, non appare puramente speculativo. Il tentativo è quello di capire quali siano questi interessi e chi sia il soggetto politico a cui sono legati. In una delle telefonate intercettate, Patitucci chiede novità politiche al suo “solito”. Nella conversazione compaiono, per la prima volta, i nomi di alcuni candidati. E si fa quello di Sandro Principe, i cui 1.900 voti circa sono ritenuti dall’interlocutore di Patitucci un risultato, tutto sommato, modesto. Anche alla luce del fatto che il politico aveva dalla sua «tutti gli assessori, tutte le persone, tu stesso che lo aiutavi». È quest’ultima frase a far drizzare le antenne dei carabinieri, perché individuerebbe un intervento “elettorale” diretto da parte di un uomo collocato ai vertici del clan egemone nell’area urbana cosentina.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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