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Bova: «Assurdo l'atteggiamento del Pd sulle trivelle»

CATANZARO Il prossimo 17 aprile, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sul quesito referendario relativo alle trivellazioni nel mari Ionio e Adriatico. La Calabria, insieme ad altre 8 regioni…

Pubblicato il: 24/03/2016 – 9:41
Bova: «Assurdo l'atteggiamento del Pd sulle trivelle»

CATANZARO Il prossimo 17 aprile, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sul quesito referendario relativo alle trivellazioni nel mari Ionio e Adriatico. La Calabria, insieme ad altre 8 regioni, è tra le promotrici del referendum in cui la vittoria del fronte del “Sì” costringerebbe le multinazionali del petrolio e del gas ad interrompere le trivellazioni alla fine delle concessioni in uso e non fino all’esaurimento dei giacimenti.Tra i più tenaci sostenitori delle ragioni del “Sì”, Arturo Bova, consigliere regionale, presidente della commissione regionale antindrangheta e consigliere delegato da Mario Oliverio e dal consiglio regionale proprio per il referendum. 
Consigliere Bova, lei sta girando la Calabria per spiegare perché votare “sì” il prossimo 17. Ma gli esponenti nazionali del suo partito, il Pd, addirittura sostengono che non andranno a votare…
«È superfluo dire come ritenga assurdo l’atteggiamento del governo e del Pd. Questo referendum non è contro il governo, lo sostengono finanche le associazioni ambientaliste che di solito non fanno sconti a nessuno. Andare a votare il 17 aprile è un esercizio di democrazia, un diritto che tutti i cittadini devono poter esercitare liberamente. Sentire qualcuno proprio del Partito democratico dire che ritiene inutile uno strumento di democrazia è sinceramente fastidioso. Per uno come me, che proviene da una formazione berlingueriana, è impossibile concepire come delle dichiarazioni così gravi vengano da parte di chi rappresenta le istituzioni».
Le dichiarazioni di Lotti, ma anche della Serracchiani, di Guerini e dello stesso Renzi hanno sollevato un vespaio di polemiche. E c’è chi parla di mancanza di confronto nel partito. In Calabria qual è la situazione da questo punto di vista?
«Il mio ruolo istituzionale mi consente di conoscere tante realtà del nostro territorio e dovunque mi sia trovato ad andare, ho visto tra gli iscritti al Pd una grande voglia di partecipazione, di discussione. Ma i momenti dedicati a questo aspetto non sono stati tanti nell’ultimo periodo, anzi… proprio sul referendum, ad esempio, ho chiesto al segretario regionale Ernesto Magorno che si convochi al più presto la direzione e l’assemblea regionale oltre alle direzioni provinciali, perché si possano discutere e confrontare le ragioni del “sì” e del “no”, così da dare un indirizzo unitario al partito».
Ampliando il discorso, l’esigenza di confronto interno al Pd dovrebbe avvertirsi anche su altre tematiche d’attualità: mi riferisco, ad esempio, alla sanità o al mancato rispetto di alcune regole inserite nello statuto del Pd.
«Non posso non sottolineare come da tempo, nel Pd, il dibattito sia soffocato ed impedito. Bisogna cambiare decisamente passo e farlo in fretta».
Quanto alle regole non rispettate? Ci sono dei segretari provinciali del Pd, tre su cinque, che sono incompatibili perché ricoprono ruoli istituzionali…
«Ho stima per tutti e tre i segretari per come si stanno prodigando nei loro ruoli istituzionali, tuttavia non si può invocare il rispetto delle regole all’esterno se poi quelle interne non vengono rispettate. Le regole non ammettono deroghe».
Regole non rispettate e confronto disatteso. A vederla così, il Pd calabrese sembra allo sbando…
«Il Pd calabrese non è allo sbando, ha una base solida di iscritti che vogliono partecipare con vigore e interesse alla vita politica del partito e della Regione. Si tratta di un valore aggiunto inestimabile che solo il Pd ha, non solo in Calabria. Serve però mettere a frutto questo patrimonio attraverso un’azione di condivisione e apertura al dibattito che permetta, ad esempio, di arrivare a programmi politici partecipati. Mi riferisco alle prossime tornate elettorali, non solo di Cosenza e di Crotone, ma anche di Catanzaro (si voterà nel 2017, ndr): nel capoluogo infatti deve aprirsi una discussione politica sullo sviluppo della città e di tutta l’area centrale della Calabria da cui si possa arrivare a tracciare l’identikit del candidato a sindaco più giusto per portare a compimento quel progetto. non dimentichiamo che tra programmazione Por e Psr e riforma dei trasporti, l’area centrale della Calabria è strategica per l’intera regione: purtroppo su questi aspetti, a Catanzaro, il Pd è fermo al palo. Ma la mia paura vera è che questa immobilità sia funzionale ai progetti che spesso vengono elaborati nelle stanze private – e il recente passato politico di Catanzaro ce lo insegna – anziché essere realizzati attraverso un sano e approfondito dibattito. E tutto queste avviene proprio mentre dall’altra parte c’è un centrodestra litigioso e allo sbando, ancorato esclusivamente agli interessi dei singoli e non a quelli della collettività!».
A proposito di elezioni amministrative, la Calabria sembra il laboratorio sperimentale per l’asse tra Pd ed Ncd su cui costruire il Partito della Nazione…
«Per quanto mi riguarda, mi auguro che qualsiasi ricostruzione giornalistica che segue questa ipotesi si riveli presto destituita di ogni fondamento. Ncd sta per “Nuovo centrodestra” ed è responsabile delle più brutte pagine politiche calabresi. Io sogno un Pd che guardi con grande rispetto e volontà di aggregazione ai partiti e al mondo dell’associazionismo del centrosinistra».
Cambiamo argomento: gli arresti eccellenti delle ultime ore, proprio in casa Pd, hanno fatto riesplodere una questione di legalità e di moralità nella politica. Elementi che come presidente della commissione regionale antindrangheta non può ignorare…
«Sarebbe gravissimo ignorarli e non lo faremo. Penso infatti che sarebbe utile ed importante, non solo per dare un segnale ma per dare una risposta concreta, ascoltare in commissione tutti i segretari regionali dei partiti calabresi. Credo sia necessario capire dalla loro testimonianza diretta quale sia lo stato di salute della politica calabrese ma soprattutto come si possa collaborare. Non ci può essere una legge antimafia veramente efficace se non ci sono – e non vengono fatti rispettare – i codici etici all’interno dei partiti. Questo è uno strumento che i partiti possono mettere in campo per presentarsi alle elezioni con la massima trasparenza: e non si tratta di giustizialismo, si tratta di un’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Questo ennesimo terremoto che ha scosso il mondo politico, non può rimanere lettera morta. E qui mi rivolgo soprattutto al mio partito: è gravissimo che ancora non sia stata convocata un’assemblea regionale, che ancora non si sappia se e quando si discuterà tra i vertici e la base. Se questa situazione non cambia, sono pronto anche all’autoconvocazione. Così si sta impendendo alla gente di fare politica ed è questo il vero “accurduni” in Calabria».

Alessandro Tarantino
a.tarantino@corrierecal.it

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