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I cinque giorni che sconvolsero la premiata ditta

Prologo, giovedì 21 aprile, ore 11 Roma. Via Veneto, parcheggio riservato antistante al Ministero per lo sviluppo economico. Il sottosegretario Antonio Gentile, accompagnato dall’autista e dal…

Pubblicato il: 26/04/2016 – 19:55
I cinque giorni che sconvolsero la premiata ditta

Prologo, giovedì 21 aprile, ore 11 Roma. Via Veneto, parcheggio riservato antistante al Ministero per lo sviluppo economico. Il sottosegretario Antonio Gentile, accompagnato dall’autista e dal capo segreteria lascia il Ministero e nel farlo incontra, proprio nel piazzale, il governato(re) di Cosenza e del resto della Calabria, Mario Oliverio. È insieme con altre due persone, una delle quali si presenta come sindaco di Gioia Tauro. Non nasconde la sua sorpresa, Gentile, ma resta affabile come solo i politici navigati sanno esserlo: «Mariù. Che fai qua? Serve qualcosa?». Se l’affabilità è di maniera, la sorpresa, invece, è autentica. «Mariù» farfuglia qualcosa, somiglia tanto ai bambini sorpresi in dispensa o a quegli scolaretti che arrivano sempre in ritardo e impreparati. Uniche parole comprensibili: «No… niente… avevamo qui una cosa… no… una cosa… una cosa su Gioia Tauro».
Saluti e via.

Giovedì 21 aprile, ore 13 Gentile torna al ministero, deve preparare le carte e poi salire al Quirinale, Renzi lo delega a rappresentare il governo nella cerimonia prevista per la presentazione al presidente della Repubblica delle credenziali di tre nuovi ambasciatori. Chiede lumi al capo di gabinetto del ministro (dopo le dimissioni della Guidi il Mise è sede vacante retta dal premier) che gli spiega: c’è stata una riunione per e l’atto industriale di una multinazionale che intende aprire una fabbrica per assemblare autovetture. È andata bene per Bari, malissimo per Gioia Tauro. Gli investitori lamentano scarsa collaborazione da parte degli enti locali calabresi, forse è una scusa, sta di fatto che vogliono concentrare il loro intervento solo sullo scacchiere pugliese.

Giovedì 21 aprile ore 14 Galleria Sordi, antistante Piazza Colonna. Il governato(re) di Cosenza e del resto della Calabria, Mario Oliverio, incontra Enza Bruno Bossio, parlamentare del Pd cosentino. Renziana, anzi diversamente renziana, anzi bersaniana, anzi diversamente bersaniana, anzi dalemiana, anzi diversamente dalemiana. Sicuramente esperta in hashtag al fulminato di mercurio scagliati come anatemi: cacciate Gentile dal governo; mandate via Viscomi dalla Giunta; allontanate Irto dal quinto piano di Palazzo Campanella; non rilasciate interviste al Corriere della Calabria; ritirate il tesserino della stampa parlamentare al suo direttore; spedite gli extracomunitari dove dico io; baciate la pantofola del feroce Saladino; io sto con… ; io sto senza…; chiamate l’agenzia delle entrate; omissate questo passaggio; togliete questi omissis; …votate il mio amico, il mio carissimo amico, Occhiuto; non votatelo più; votate il mio amico Presta; votate chi volete ma che non sia uno del Pd. Insomma un repertorio che ormai molti utilizzano solo per sagaci commenti nel quadrilatero che corre tra Palazzo San Macuto, Montecitorio e la Galleria Sordi, lasciata libera dopo mesi di occupazione coatta da Nicola Adamo.
Ad Enza, dopo essersi assicurato che non ci fosse la Dama Bianca a sorvegliarlo, Oliverio racconta che occorre una piano B su Gioia Tauro visto che il “piano A” era andato a… vabbè, lasciamo perdere dove era andato. C’è scoramento.

Il “piano A” Prevedeva un bell’accordo per Gioia Tauro, firmato proprio sotto gli occhi del sottosegretario Tonino Gentile ma a sua insaputa. Così da rivendersi una bella vittoria occupazionale, e qualcos’altro, dimostrando in quel di Cosenza che Gentile non valeva ‘na pezza e al Mise loro entravano, firmavano e uscivano senza dargli neanche confidenza. Invece è andata come peggio non poteva perché al Mise è stato un naufragio totale e avere fatto tutto di nascosto trasformerà quello che doveva essere uno schiaffo a Gentile in un bel calcio sui cabasissi del governatore, pardon del governato(re).

Il “piano B” È solo un mesto ritorno in Svizzera a vedere se l’armatore Aponte, in cambio di qualche altra paccata di milioni, ci regala l’autorizzazione a dire che Gioia Tauro gli sta a cuore e presto verrà rilanciata come si deve.

Venerdì 22 aprile In consiglio regionale nessuno ritiene di dover relazionare su quanto accaduto al Mise. Dal canto suo anche il sottosegretario Gentile evita qualsiasi commento. Non vuole incidenti diplomatici. Si limita a prendere atto della scorrettezza riservatagli dal Governatore ma evita le polemiche. Ma intanto negli ambienti sindacali comincia a circolare la notizia che mentre a Bari si brinda a Goia Tauro si beve cicuta.

Sabato 23 aprile A Cosenza il Nuovo centrodestra ritiene di esaudire le istanze di Lucio Presta. Aveva ripetuto che non voleva i fratelli Gentile come alleati? Aveva ribadito di considerare il Pd solo nella misura in cui avesse fatto un passo indietro? Bene, eccolo accontentato: il Nuovo centrodestra andrà con Paolini che poi sarebbe il vero candidato del Partito democratico, visto che lo ha rappresentato nelle scorse elezioni comunali e che per cinque anni ne ha guidato l’opposizione a Mario Occhiuto. È forse questo che non gli perdona Nicola Adamo che, invece, fu determinante nella sconfitta del Pd e nell’elezione di Occhiuto a sindaco?

Lunedì 25 aprile Ernesto Magorno, ormai proverbiale nel suo fidarsi di chi non deve, cade nell’ennesimo trappolone e parte all’attacco del Nuovo centrodestra accusandolo di ingratitudine e di incoerenza: non possiamo essere alleati a Roma e non esserlo in Calabria. Una mossa con la quale Magorno finisce col caricarsi sulle proprie spalle, ancora una volta in solitudine, la responsabilità di una sconfitta annunciata, laddove Oliverio nicchia e gli altri fanno i frati elemosinieri in trasferta.
Siamo all’epilogo. Tonino Gentile decide che è ora di svelare gli altarini. Il proverbio dice che “galantuomo gode e tace”, in questo caso di soffrire si tratta e quindi viene meno l’obbligo di tacere. Alfonso Samengo, al quale va imputata la responsabilità di avere riaperto la sede Rai della Calabria e con essa il Tg regionale, capisce che il momento è propizio e convince il sottosegretario a rilasciargli una intervista capace di scatenare uno di quei mal di pancia che fanno eliminare alle farmacie tutte le scorte di Maalox a loro disposizione. Insomma un nuovo colpo giornalistico a testimonianza che il Tg con Samengo passa da Terremoto nominale a terremoto effettivo.
Che guaio se oltre alla Procure e alle Caserme cominciano a riaprire alla piena operatività anche le redazioni giornalistiche.
Gentile comincia proprio dalla clandestina riunione al Mise: è grave che si sia parlato di Gioia Tauro senza coinvolgere il sottosegretario calabrese che siede al Mise. Sulle Smart City, invece, Reggio Calabria collabora pienamente e sta portando a casa ottimi risultati e cospicui finanziamenti. Poi entra nel politico: se volevamo essere alleati anche in Calabria lo si doveva stabilire quando sono state fatte le liste per le elezioni regionali. E ancora dopo quando si è dato vita alla prima giunta Oliverio. Anche a Cosenza se si voleva essere alleati occorreva condividere il candidato a sindaco, invece di imporne uno che per prima cosa ha dichiarato di non volere avere a che fare con il Ncd. Infine l’agibilità: far finta che a Cosenza non sta capitando niente sul fronte investigativo e su quello delle infiltrazioni mafiose in politica non è solo grave sul piano etico ma anche mortale su quello politico.
E adesso tutti a Roma. E tutti da Minniti. Ma tutti chi? E perché da Minniti e non da Guerini o da Lotti?
Vediamo di spiegarlo. Ci andranno tutti quelli che hanno da perdere. Non certo i fratelli Gentile. E Vanno da Minniti perché da Lotti e da Guerini ci sono andati prima proprio i Gentile con un discorsetto lineare e chiaro: «Alla fine siamo noi l’unica speranza per il Pd “made in Renzi”. In fin dei conti appoggiamo Paolini che del Pd era il massimo rappresentante in Consiglio comunale. Al ballottaggio uniti batteremo Occhiuto e il Pd porterà a ca
sa il risultato».
Certo, in quel di Cosenza significherà che il Comune resterà off limits per la premiata ditta Enza e Nicola. Ma questo è un dramma loro, non di Renzi.

pa.po.

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