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COMUNALI 2016 | In 5 anni Occhiuto si è liberato dei suoi "creatori"

COSENZA Quel che è accaduto è come una nemesi beffarda, una sorta di grande dispetto della storia minuta di questa città, dove la creatura si libera e uccide i creatori.La notevole vittoria di Mari…

Pubblicato il: 06/06/2016 – 10:59
COMUNALI 2016 | In 5 anni Occhiuto si è liberato dei suoi "creatori"

COSENZA Quel che è accaduto è come una nemesi beffarda, una sorta di grande dispetto della storia minuta di questa città, dove la creatura si libera e uccide i creatori.
La notevole vittoria di Mario Occhiuto si consuma nella notte tra domenica e lunedì, ma ha origini lontane, nasce 5 anni fa, quando vinse ancora, quella volta al ballottaggio, contro Enzo Paolini con l’aiuto, non irrilevante, di frange importanti del Pd cittadino. In quella occasione Paolini perse per una manciata di voti, pagando il disimpegno formalmente espresso in una conferenza stampa da Nicola Adamo, che annunciò che al secondo turno non sarebbe andato a votare. Al suo fianco Occhiuto aveva i Morrone e ancor di più i Gentile, ed entrambi molto fecero per farlo eleggere contribuendo dunque in modo importante alla nascita del suo successo. Dei Gentile Occhiuto si liberò abbastanza presto, prima ben recintando la figlia di Pino, Katya, e poi defenestrandola del tutto. I Morrone se li tenne al fianco, depotenziandoli lentamente. Poi giunse il giorno della sfiducia, o del tradimento, a seconda di chi racconta la storia, ma soprattutto era venuto il momento della rivincita da parte di chi aveva “creato” il sindaco architetto che aveva deciso di levarsi le briglie.
Quelle firme, apposte per far morire prima del tempo l’esperienza dell’amministrazione di Occhiuto, furono spiegate con la necessità di risparmiare alla città l’onta di un commissariamento, conseguenza di una tempesta giudiziaria lungamente annunciata. E si andò alle elezioni, che dovevano essere la rivincita delle famiglie della politica cosentina e del Pd, e che invece sono diventate una Caporetto. Una serie di errori impensabili, principalmente commessi in casa Pd, iniziati con le primarie rinnegate, proseguite con la candidatura di Presta e infine con la rincorsa di Carlo Guccione, uomo di lungo corso della politica cittadina, giovane militante nel Pci di Berlinguer, beneficiario del famigerato concorsone (per questo Occhiuto lo ha attaccato più volte in campagna elettorale) e primo eletto alla Regione. Colpito dall’inchiesta sui rimborsi e costretto alle dimissioni da assessore, ha ricucito il rapporto con Oliverio per unire le forze contro Occhiuto. Ha l’attenuante di essere salito su un treno già partito troppo tardi e divide l’onta della sconfitta con i suoi compagni. Primo tra tutti Magorno, poi Guglielmelli, gestori improbabili di una partita che sulla carta era vinta. Non di meno tra gli sconfitti ci sono Enza Bruno Bossio e Nicola Adamo, tra i primi artefici dell’origine dell’avventura politica di Occhiuto. Una intera classe dirigente che vacilla sotto il quasi 60% ottenuto dall'”architetto felpato”. Tra gli sconfitti vanno messi certamente i Morrone, per aver creduto nella possibilità di capovolgere il tavolo e nel trovarsi adesso con meno consensi di cinque anni fa. Forse solo i Gentile possono affermare di poter ammortizzare il colpo, essendosi spesi in modo non decisivo, con una lista scesa al fianco di Paolini ma senza le corazzate trascina voti, e soprattutto con Tonino Gentile che non ha mai lasciato Roma in tutta questa campagna elettorale. Il risultato di questa notte ha ricacciato i novelli dottor Frankenstein nei loro laboratori sotterranei, mentre Occhiuto può cavalcare verso nuovi orizzonti. Se non viene la tempesta che una parte del Pd continua a evocare per non dover ammettere la disfatta.

Michele Giacomantonio
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