COMUNALI 2016 | In&out, sorprese e flop a Cosenza
COSENZA Qualche sorpresa c’è: assessori bocciati, salti della quaglia puniti dai cittadini, habitué di Palazzo dei Bruzi rimasti fuori dalla porta per un soffio o dopo un crollo del consenso. Non si…

COSENZA Qualche sorpresa c’è: assessori bocciati, salti della quaglia puniti dai cittadini, habitué di Palazzo dei Bruzi rimasti fuori dalla porta per un soffio o dopo un crollo del consenso. Non si può dire che il consiglio comunale sia del tutto nuovo: tra consiglieri rieletti e candidati di ritorno. Qualche faccia nuova c’è. E, in alcune circostanze, le new entry hanno soppiantato politici navigati (e favoriti). Prendete Franz Caruso. Il penalista cosentino correva in testa alla truppa del Psi. Pancia a terra: avesse vinto Carlo Guccione, Caruso sarebbe entrato in consiglio regionale da primo dei non eletti. E invece – dopo aver raccolto un buon successo in città alle Regionali del 2014 – si piazza al terzo posto: dopo Anna Fabiano (la new entry, appunto) e Roberto Bartolomeo, consigliere comunale uscente e protagonista di un cambio in corsa (da Paolini a Guccione) poco prima dell’avvio della campagna elettorale. Masticano amaro altri due inquilini di Palazzo dei Bruzi. Resta fuori Sergio Nucci, l’uomo delle determine online, uno degli oppositori duri e puri di Mario Occhiuto. La sua idea di pubblicare gli atti del Comune in rete gli ha portato moltissimi complimenti (inevitabili) ma un pacchetto di voti al di sotto delle aspettative (249). Bocciato anche Roberto Sacco, dopo circa 10 anni in consiglio comunale e una buona esperienza alle Europee nelle file dell’Italia dei Valori. Sono pochi, se paragonati agli oltre 25 di Maria Lucente che, con 149 voti, scivola al 13° posto nella lista del Pd. Qui le esclusioni sono eccellenti. Niente da fare per Francesco Magnelli e Francesca Lopez (tandem storico delle preferenze), Maria Clelia Badolato, già assessore provinciale alla Cultura con Oliverio, e Carlo Salatino, altro habitué che rimane fuori per soli quattro voti. Gli “ruba” il posto Alessandra Mauro, nuora di Ettore Caroselli, medico molto noto in città e proprietario del laboratorio Biolife. Assieme a lei, entrano in consiglio Biancamaria Rende, figlia di Pierino, già deputato e presidente della Camera di commercio di Cosenza. Il più votato tra i dem, però, è Damiano Covelli, dipendente dell’Unical comandato nelle strutture politiche della giunta regionale e uomo di strettissima fiducia della coppia Adamo-Bruno Bossio. Vicino alle posizioni di Adamo è pure Marco Ambrogio, che torna in consiglio con la sua Adesso! Cosenza. Prima apparizione sulla scheda e primo posto per Enrico Morcavallo, figlio dell’avvocato Achille. Pur essendo un neofita era dato per favorito in Grande Cosenza fin dalla vigilia. Supera di slancio (456 voti contro 317) Consalvo Bartolomeo, altro ex consigliere comunale che buca da un po’ l’appuntamento con le urne. Nuovo anche il nome di Francesca Cassano, che sbaraglia i colleghi di Uniti x la città. Vicina al governatore e al suo uomo-macchina Franco Iacucci, Cassano si lascia alle spalle Marica Grandinetti (che entrerà in Consiglio in caso di forfait di Guccione), l’ex assessore ai Trasporti (giunta Perugini) Serafino Conforti, Domenico Frammartino (che saluta i banchi del consiglio dopo 26 anni) e altri due pezzi forti come Stefano Filice e Cataldo Savastano. È andata piuttosto male anche a Lorenzo Catizone nella sfida in famiglia contro la sorella Eva. Lei era sul palco a brindare alla vittoria di Occhiuto; lui, collaboratore della Presidenza della Regione, ha portato a casa 105 voti. Che gli bastano, appunto, per restare a casa. Non resta a casa, ma perde consensi, la famiglia Morrone. Luca, figlio del consigliere regionale Ennio, sbaraglia il campo in Prima Cosenza, ma la sfiducia a Occhiuto porta male. E la lista dimezza (e forse qualcosa in più) le preferenze ottenute nel 2011. I 152 voti riportati nella stessa lista non aiutano l’ex assessore di Occhiuto Nicola Mayerà: seguirà il Consiglio dall’esterno. Ma almeno ci ha provato. L’altro assessore autore del salto della quaglia, Giulia Fresca (aveva la delega all’Urbanistica), ha preso cinque voti. Militava nella lista ispirata da Giacomo Mancini, che non potrà contare neppure su un consigliere comunale e, in pratica, sparisce dalla geografia politica cittadina.
Chiudono il quadro dell’opposizione Enzo Paolini (18 anni in consiglio comunale per l’avvocato; purtroppo per lui mai da sindaco), Giovanni Cipparrone («coerenza» il suo mantra elettorale: gli è valso la riconferma grazie alla roccaforte via Popilia) e Francesca Malizia, figlia di un noto commerciante nel settore dell’intimo e vicina a Katya Gentile. Resta fuori l’uomo-ombra della famiglia Gentile Massimo Lo Gullo. Ma solo se Paolini non deciderà di dare forfait. Pare che ci stia pensando.
Nello schieramento di Mario Occhiuto i festeggiamenti sono andati avanti fino alla mattina di lunedì. Tutti felici, certo. La squadra ha trionfato ma qualche bocciatura eccellente non manca. Nella fortissima lista Forza Cosenza resta fuori l’ex assessore alla Salute Massimo Bozzo, tra i più legati all’ex sindaco. I “forzisti civici” riconfermano Francesco Spadafora (il più votato in assoluto, con 880 preferenze), poliziotto con il pallino della politica, Luca Gervasi, collaboratore di Roberto Occhiuto e un ex assessore (alla Trasparenza), Davide Bruno. Ritorna anche Michelangelo Spataro, nonostante la condanna a 4 anni (più 5 di interdizione dai pubblici uffici) nell’affaire Tesi. Andrà via solo in caso di condanna definitiva. Hanno qualche speranza di rientrare – basta attendere le deleghe assessorili – due consiglieri uscenti come Carmelo Salerno e Francesco Caruso. Confermatissimi anche Pierluigi Caputo, già presidente del gruppo consiliare del Pdl e due ex assessori (a loro è andata meglio) come il medico Carmine Vizza, che aveva la delicatissima delega alle Cooperative, e Loredana Pastore, che si è occupata per breve tempo delle Attività produttive. Ritorna anche Andrea Falbo che, dopo l’esperienza nell’Udc, ha trovato spazio nella civica che porta il nome di Mario Occhiuto. “Buca” l’appuntamento l’ex assessore alla comunicazione Rosaria Succurro. Nel suo percorso gli eventi realizzati a Cosenza negli ultimi anni ma anche una sgradevole brochure con l’effigie di Himmler. Può comunque essere ripescata. Più indietro, nella stessa lista, l’ex avvocato di Oliverio alla presidenza della Provincia, Gisberto Spadafora, fulminato sulla via di Mario. Tre sono invece gli Orsomarso-Scopelliti boys.
Cosenza positiva ricorda un po’ la vecchia Lista Scopelliti. Giuseppe d’Ippolito, il più votato, fa riferimento ad Azione nazionale; Lino Di Nardo arriva dalla vecchia Alleanza nazionale (della quale era un grande elettore) e Maria Teresa De Marco è un medico piuttosto conosciuto (nonché una sorpresa che lascia fuori dal consiglio l’uscente Giovanni Quintieri, che spera comunque di essere ripescato, dipende sempre dagli assessori). Tonino Ruffolo, detto ‘mmasciata (per lasciar intendere il tipo di rapporto diretto con l’elettore), pare essere destinato a occupare stabilmente un posto a Palazzo dei Bruzi, che si candidi con i Laburisti o con l’Udc. Il suo pacchetto di voti magari si è un po’ ridimensionato, ma basta e avanza: è lui a trainare Occhiuto bis. Assieme a Ruffolo c’è un’altra ex assessora: Alessandra De Rosa ha sempre avuto un buon rapp
orto con i movimenti e le associazioni, è uscita dalla giunta nel rimpasto del 2013 e adesso ci riprova. Così come Francesco Cito, dipendente amministrativo dell’ospedale cittadino che invece in consiglio era entrato dopo un rimpasto e ci è rimasto fino alla sfiducia. Va a segno Francesco De Cicco, uno degli ultrà occhiutiani. Assessore alla manutenzione, si prodiga (il modello è sempre ‘mmasciata) per risolvere ogni tipo di problema. La prova? Mezza città ha il suo numero di telefono. Un tocco familiare è quello che apporta Piercarlo Chiappetta, cognato di Roberto Occhiuto con un passato da consigliere regionale. Sergio Lo Giudice farà la spola tra la sua edicola-ristorante in centro e il consiglio comunale. Tornerà a Palazzo dei Bruzi Fabio Falcone, 8 anni in consiglio tra Verdi e Api. Nuovissima la faccia di Gaetano Cairo. Vincenzo Granata, invece, ha un parente molto conosciuto in politica: è il presidente del Consorzio Valle Crati Maximiliano Granata, già in Forza Italia e nel Pd prima di entrare nella scia del sindaco-architetto.
Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it