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COMUNALI 2016 | Sergi è il nuovo sindaco di Platì

PLATI’ Dopo dieci anni di commissari, Platì ha di nuovo un sindaco. Si tratta di Rosario Sergi, che con la sua lista “Liberi di ricominciare” ha ramazzato il 63,46%, per un totale di 1.275 voti. Nien…

Pubblicato il: 06/06/2016 – 5:40
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COMUNALI 2016 | Sergi è il nuovo sindaco di Platì

PLATI’ Dopo dieci anni di commissari, Platì ha di nuovo un sindaco. Si tratta di Rosario Sergi, che con la sua lista “Liberi di ricominciare” ha ramazzato il 63,46%, per un totale di 1.275 voti. Niente da fare dunque per Ilaria Mittiga, figlia dell’ex sindaco missino Francesco mandato a casa per mafia dal Viminale nel 2003, arrestato nell’operazione Marine, quindi prosciolto e risarcito per l’ingiusta detenzione. Con appena 734 voti, pari al 36, 54% Ilaria Mittiga non può far altro che ammettere la sconfitta. Inizialmente data per favorita, grazie al silenzioso appoggio dei simpatizzanti Pd in un paese in cui i dem generalmente raccolgono il 70% dei voti, già qualche ora dopo l’inizio degli scrutini deve ammettere la sconfitta. «Lei è nata e cresciuta qua, ma vive a Catanzaro, i paesani non si sono fidati. Il sindaco deve essere di qua» dicono per spiegare la straordinaria affermazione di Sergi, che quasi doppia la sua sfidante per numero di consensi.
Una vittoria che ha il sapore di una rivincita. Nel 2009, l’assicuratore con il pallino della politica aveva già tentato di diventare sindaco di Platì, ma il paese non lo aveva premiato. La vittoria era andata a Michele Strangio, mentre Sergi si era dovuto accontentare del ruolo di consigliere di minoranza dell’amministrazione poi sciolta per infiltrazioni mafiose. Oggi invece, Sergi siede sullo scranno più alto del piccolo comune aspromontano, conosciuto come capitale dei sequestri, regno di broker e operai del narcotraffico e culla di ‘ndrine storiche. Soddisfatto, attende la proclamazione ufficiale prevista per le 15.30 di oggi pomeriggio.
Sulla sua lista, nei giorni scorsi ha acceso i riflettori la commissione parlamentare antimafia, che pur certificando l’assenza di condizioni di incandidabilità o impresentabilità degli aspiranti sindaco e consiglieri, non ha potuto fare a meno di sottolineare che «dagli atti di indagine risulta che Rosario Sergi ha rapporti di affinità con esponenti di vertice della cosca Barbaro, tanto con la frangia denominata “Castanu” che con quella denominata “Nigru”. Dagli atti acquisiti risulta che Sergi ha organizzato la manifestazione che si è tenuta a Platì il 29 marzo 2016, in dissenso con alcune dichiarazioni esternate dall’on. Marco Minniti. Alla predetta manifestazione erano presenti circa cento persone, tra cui numerosi esponenti di famiglie di ‘ndrangheta operanti nel territorio».
Rilievi che non sembrano aver preoccupato i platiesi, andati a votare in massa per scegliere una propria amministrazione. Con il 50, 12% di affluenza Platì è perfettamente in linea con il trend nazionale, ma si tratta di un numero bugiardo. A pesare sulle liste degli aventi diritto ci sono 1397 residenti all’estero, cui vanno aggiunti i 376 di Cirella e l’incalcolabile numero di platiesi andati a cercar fortuna altrove. Chi è rimasto invece, ha scelto di mettere la scheda nell’urna per l’uno o l’altro candidato. Ma soprattutto contro. Contro chi bolla Platì come il paese della ‘ndrangheta. Contro Roma e la sua commissione antimafia «che parla tanto ma a Platì non è venuta mai», contro lo Stato «che qua si fa vedere per fare gli arresti, ma lavoro non ne porta mai». Contro la ‘ndrangheta no. Perché – dicono – «la ‘ndrangheta qui non c’è, la ‘ndrangheta che è? Qui al massimo ci sono persone che hanno avuto intoppi, problemi».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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